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Studio: cosa condividono i followers dei politici italiani e perché diffondono disinformazione?

CC0 / Pixabay / Fake news, notizie false
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Uno studio corposo mai realizzato in Italia sui comportamenti dei followers dei politici in cui vengono analizzati i siti web condivisi online dai follower su Twitter di 8 personaggi politici di differenti schieramenti: Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Matteo Renzi, Nicola Zingaretti, Laura Boldrini e Monica Cirinnà.

La classifica dei followers più attivi nella condivisione di disinformazione vede in prima posizione quelli dei leader della Lega Matteo Salvini e dei Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, mentre terza e quarta posizione sono occupate dai seguaci di due politici che fanno parte del governo attuale: Ministro degli affari esteri e il leader del M5S Luigi Di Maio e il premier Giuseppe Conte. Anche nella sfera di sinistra esiste il fenomeno, riferibile principalmente ai followers di Matteo Renzi e, in numero minore, di Nicola Zingaretti.

Nella TOP 30 dei siti condivisi è stato rilevato un numero di condivisioni maggiore di due «siti di disinformazione» rispetto a quelli di molti quotidiani a livello nazionale come il Giornale, La Stampa, Il Messaggero, Il Sole 24 ore, Il Secolo d’Italia, a confermare l’incidenza del fenomeno della disinformazione sulla formazione dell’opinione pubblica in Italia.

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Dove si forma l’opinione pubblica? Come funziona la macchina del consenso online? Perché alcuni followers dei politici italiani diffondono disinformazione? I leader devono assumere la responsabilità per i comportamenti dei propri seguaci? Per un approfondimento Sputnik Italia si rivolto direttamente all’autore del report Matteo Flora, Professore a Contratto in “Corporate Reputation e Storytelling” presso la Facoltà di Economia dell'Università di Pavia.

– Matteo, perché ha deciso di condurre questo studio? Si tratta di una ricerca indipendente oppure è stata realizzata sulla richiesta di qualche Suo cliente o di testata giornalista, come accade di solito?

– In realtà è stata creata per curiosità personale, sulla scorta delle discussioni che stavano nascendo, principalmente a seguito di una serie di servizi televisivi, sulla supposta prevalenza di condivisione da siti noti alle cronache per disseminare disinformazione. Nessuna sponsorizzazione o committenza in questo caso.

Volevo controllare con i miei occhi - o meglio con gli strumenti che ho a disposizione - se le supposizioni erano o meno corrette e se era o meno fondato scagliare il sasso contro alcune fazioni politiche a scapito di altre. Personalmente ero convinto, prima della analisi, che la situazione fosse più pervasiva di quanto poi si è rivelata.

– Quali strumenti ha utilizzato per analizzare i comportamenti dei followers dei politici italiani?

– Ho utilizzato alcuni dei software di analisi commerciale che abbiamo a disposizione, opportunamente configurati. Principalmente l'analisi arriva da una soluzione di Consumer Intelligence nata nel 2005 ed attualmente utilizzata da multinazionali quotate. Nessun prodotto "creato appositamente", ma semplicemente soluzioni che rappresentano lo "stato dell'arte" dei prodotti commerciali disponibili ad aziende e consulenti.

– Secondo le Sue stime, quanto pesa complessivamente la disinformazione? E quanto incide il fenomeno di disinformazione sull’opinione pubblica?  

– Le stima di quanto "pesi" e rappresenti è un problema ancora aperto, principalmente perché è complesso (se non forse attualmente impossibile) correlare in modo certo la polarizzazione online con il comportamento elettorale poi tenuto dalle persone.

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Alcuni degli ultimi studi sembrano però concordi nel ritenere che l'azione coordinata di disinformazione e propaganda basate "sui dati" mirano a spostare l'opinione pubblica alimentandola spesso con una rabbia che nasce da confusione e dalla disperazione, mirando alla distruzione della coesione sociale”.

Credo che sia onestamente questa la più grande delle problematiche da comprendere e da affrontare: fare leva sulla formazione di consensi o di opinioni basate su distorsioni della realtà (come spesso accade nei fenomeni di disinformazione) rischia di minare alla base la costruzione di una struttura sociale.

– Lei sostiene che i due terzi delle notizie false sono rilanciate dai fan di Salvini e Meloni. Mentre terza e quarta posizione sono occupate dai follower di Luigi Di Maio e da quelli di Giuseppe Conte. Seguono in coda gli esponenti della sinistra italiana: Matteo Renzi e Nicola Zingaretti. Come dobbiamo leggere questa Sua osservazione?

– Cosa IO sostengo e cosa molta della stampa ha sostenuto leggendo i dati sono - onestamente - due mondi molto differenti tra di loro. Una parte della stampa ha letto nei dati - come spesso avviene sfortunatamente - la propria interpretazione sulla base dei propri pregiudizi.

Proviamo per una volta a spiegarlo con calma, dando il giusto peso ai dati presentati e a metterli nel giusto contesto: i dati ci dicono che all'interno del campione di personaggi presi in esame (pari a 8), per quanto riguarda Twitter, la condivisione di contenuti provenienti da siti comunemente ritenuti di disinformazione è numericamente MOLTO superiore da parte dei seguaci di alcuni politici.

Non ho nemmeno parlato di "notizie false", principalmente perché sarebbe fuorviante: il problema non viene più posto da almeno 3 anni a livello europeo sul concetto di "fake news", ma sul concetto molto più rappresentativo di "disinformazione".

– A Suo avviso, i politici devono assumere la responsabilità per i comportamenti dei propri seguaci?

– A mio avviso devono avere coscienza dei comportamenti del loro seguito e cercare di prevenire problematiche dovute all'eccesso di fanatismo.

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Non devono, ad esempio, "aizzare" il seguito (specie nei casi dove si conosce benissimo cosa accadrà) a comportamenti scorretti, ma cercare di muoversi nel dibattito perorando il fine ultimo di vincere su argomenti concreti, e non su bugie, violenza o polarizzazione. Ma capisco benissimo - sia chiaro - che si tratta di una visione idealistica.

Un esempio piuttosto recente può essere quello di Matteo Renzi in occasione dell'attacco a Formigli, in questo caso si è visto il "leader" richiedere a gran voce un atteggiamento corretto da parte dei propri seguaci. Mi aspetterei anche di vedere una spinta da parte dei politici di ogni fazione nella direzione di disincentivare fortemente, e magari condannare, una comunicazione basata su disinformazione da parte dei simpatizzanti o proseliti...

Ma, continuo a sostenere, forse sono io ad essere troppo idealista.

– Non voglio in nessun modo contestare le cifre presentate nel report ma ho fatto un semplice calcolo dei follower su Twitter di Luigi Di Maio e di Giuseppe Conte che insieme non arrivano neanche a 800 mila. Invece solo Salvini è seguito da 1,2 milioni persone. Se guardiamo al problema dal punto di vista puramente matematico, più è il numero dei followers, più è la possibilità che dietro degli account possono nascondersi delle persone che spammano le notizie false? È così o mi sbaglio?

– In realtà, numeri alla mano, dovrebbe essere il contrario. Nella pagina della analisi riporto chiaramente quanti utenti compongono il "panel". In altre parole, quanti utenti seguaci di ogni politico sono "contati" perché hanno pubblicato qualcosa nel mese analizzato. In altre parole, gli utenti Considerati non sono tutti i seguaci dei singoli politici ma solo coloro tra i seguaci che hanno pubblicato qualcosa nel mese analizzato.

Infatti i numeri non sono minimamente corrispondenti al numero dei "follower": ed è sicuramente corretto se pensiamo che con ogni probabilità la maggior parte degli utenti non è "parlante" ma semplicemente "leggente" i contenuti.

Andando a fare le pulci sulle "proporzioni" che molti hanno invocato a gran voce, i seguaci di Renzi avrebbero dovuto numericamente condividere il doppio delle news di quelli di Salvini e tre volte quelli di Meloni e Di Maio, visto che gli utenti attivi nel mese (dettagli nella pagina dedicata) sono circa 580.000 per Salvini, circa 350.000 per Meloni, circa 320.000 per Di Maio e oltre 1 milione per Renzi...

Se maggiore il numero dei follower, maggiore la condivisione di news, Renzi dovrebbe dominare la classifica, non crede?

– Quali sono i siti italiani di disinformazione più condivisi?

– Tre sono i siti presenti nella lista e si è classificato un sito internet come appartenente alla categoria di disinformazione sulla base del consenso giornalistico e delle audizioni parlamentari, che riconoscono numerosi episodi. Forse anche questa classificazione non è “a prova di bomba” (ma grandi sistemi internazionali di checking come NewsGuard sembrano essere concordi con questa classificazione) ma è sicuramente un metodo abbastanza preciso per una analisi di questo tipo.

In questo caso le informazioni sui principali siti sono prese dalle seguenti fonti:

·  Per ImolaOggi: GiornalettismoRepubblicaIl Fatto QuotidianoLettera43, e molti altri

·  Per VoxNews: La StampaCamera dei DeputatiBufale.netdenunce, e molti altri

·  Per StopCensura: Bufale.netButacEspressoStopFakeUniversità di Roma 3, e molti altri

Altri siti potrebbero avere una connotazione fluida tra “testate” e “alternative news”: dove questo è accaduto si è preferito dare l’accezione più positiva di “quotidiani”.

– Come un utente che non ha le digital skills di altissimo livello può riconoscere una fake news?

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– Uno dei lavori che ho trovato meglio rappresentativo per insegnare come individuare una Fake News è quello pubblicato da IFLA, la International Federation of Library Associations and Institutions, il principale organismo internazionale che rappresenta gli interessi dei servizi bibliotecari e informativi e dei loro utenti, che in un manuale disponibile in decine di lingue racconta di considerare la fonte, approfondire la storia al di là del titolo spesso inutilmente scandalistico, verificare l'autore, cercare altre fonti a supporto, verificare le date (spesso vecchie news vengono riproposte per alimentare una certa visione dei fatti), controllare se non si tratti di uno scherzo o di satira, verificare se le mie convinzioni stanno influenzando il mio giudizio (ad esempio controllando che la versione sia la stessa anche in organi di informazione della parte politica avversa) ed infine - se il dubbio perdura - rivolgersi al parere di veri esperti.

È però un lavoro lungo e laborioso e questo è il principale problema: come esseri umani tendiamo a scegliere non la risposta corretta, ma quella che si conforma di più ai nostri pregiudizi e che ci richiede minor sforzo cognitivo. Sfortunatamente comprendere la realtà richiede spesso, soprattutto con argomenti controversi, un notevole sforzo cognitivo che non tutti sono in grado (o hanno voglia) di dedicare.

– Nella ricerca Lei analizza anche i contenuti pubblicati all’estero e condivisi dagli utenti italiani che seguono gli 8 politici presi in considerazione. Potrebbe elencare i primi tre siti più condivisi nell'ultimo mese indicando i singoli esponenti politici?

– Nel mese in esame le tre principali testate estere di informazione più condivise sono state Breitbart, FoxNews ed il New York Times, le prime due appannaggio quasi esclusivo dei seguaci di Matteo Salvini e Giuseppe Conte, la terza distribuita sulla maggior parte del Panel.

– Lei sottolinea che YouTube, con oltre 1.600.000 condivisioni, rappresenta da solo per volumi una dimensione pari alla somma dei primi 5 siti di informazione italiani condivisi, configurandosi di gran lunga come la prima fonte informativa condivisa dai seguaci dei politici italiani su Twitter. È dovuto al fatto che video ottiene generalmente più visualizzazioni?

– Molti possono essere i fattori, e non sono sicuro che questa analisi consenta di dare una risposta sufficientemente suffragata da dati.

Basti ricordare che in questo caso non si tratta solamente di condivisione di link a fine meramente politico e quindi non è da sottovalutare l'ipotesi che i contenuti di intrattenimento (che nulla hanno a che fare con la politica) siano una parte rilevante.

Altre ricerche sono necessarie per individuare meglio i singoli contenuti e arrivare a dati ben più precisi.

– A suo avviso, cosa si può fare per prevenire la fuga delle notizie false? Ha una ricetta? Per esempio, Luigi Marattin, deputato del neo-partito Italia Viva ha fatto una proposta il quale vorrebbe imporre l’invio di un documento d’identità ad una piattaforma social, per chiunque voglia aprire un account sulla piattaforma stessa. Cosa ne pensa?

– Se la consegna di un documento fosse la panacea alla navigazione Internet non dovremmo avere nessun problema di razzismo o violenza negli stadi, visto che in quell'ambito è necessaria da ormai lungo tempo...

Per ogni domanda complessa c'è quasi sempre una soluzione semplice ed accattivante che, quasi sempre, si rivela errata. Come in questo caso.

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