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Drama dei padri separati italiani: chi li supporta?

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Divorzio - Sputnik Italia
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Ci sono alcuni problemi importanti di cui in Italia non si parla o si parla troppo poco. Negli ultimi 10 anni nel Paese si è sviluppata una nuova piaga sociale quella dei padri separati definiti i “nuovi poveri”.

Secondo l’ultimo rapporto Caritas, oltre il 46 per cento dei padri separati è in una situazione di povertà e il 66,1 per cento non riesce a provvedere alle spese per i beni di prima necessità. Molti di loro non hanno lavoro stabile, non riescono a pagare l’affitto e alcuni si finiscono addirittura a dormire in automobile o nei dormitori pubblici e a mangiare alle mense della stessa Caritas dove arrivano in giacca e cravatta dopo una giornata di lavoro.

Per fortuna questi uomini frustrati, in difficoltà economica e con un profondo malessere psicologico non sono lasciati in balia della sorte. Alcuni di loro possono trovare rifugio nelle “case pubbliche per padri separati” che coprono in questo momento quasi tutto il territorio italiano, da Napoli a Torino. Sono le microcomunità di accoglienza che gli offrono non solo un tetto ma anche un sostegno per ripartire con figli accanto.

A che cosa è dovuto questo fenomeno e come viene affrontato in Italia? Per un approfondimento Sputnik Italia si è rivolto a Tiziana Franchi, Presidente dell’ “Associazione Padri Separati” che da 28 anni cerca di ridare dignità a questi uomini “naufraghi” dopo la separazione.

– Dott.ssa Franchi, perché è difficile essere padre separato in Italia? Come siamo arrivati a questa emergenza sociale?

– E’ difficile per un semplice motivo - il padre perde tutto. Il padre non perde solo la compagna o la moglie (già questo è considerato un lutto) ma perde la continuità con i figli, perde, se è proprietario, la sua casa. E quindi riesce a malapena capire come poter frequentare i propri figli, soprattutto se non c’è capacità economica di prendere in affitto un’altra abitazione che ha un costo elevato in Italia o non ha la possibilità di essere ospitato da propri genitori e dai parenti. Se il padre non ha una stanza idonea per ospitare i propri figli, salta pernottó. Saltando pernottó, non c’è una capacità di fare il padre umanamente decente. A questo punto il padre è costretto a vedere i figli qualche ora durante la settimana magari in un centro commerciale o in posto non idoneo.

Molto spesso succede che il padre separato deve pagare l’ulteriore affitto, pagare l’assegno per i figli e in alcuni casi anche l’assegno per l’ex moglie e deve continuare a pagare il mutuo della casa che il giudice ha lascito ai figli. Ci sono anche i padri che in concomitanza della separazione hanno perso il lavoro, però a giudice tutto questo non importa…

– L’affido condiviso, stabilito dalla legge n. 54 del 2006, ormai è la regola ma troppo spesso resta solo sulla carta e ad occuparsi concretamente dei figli nella separazione sono, nove volte su dieci, le madri. Potrebbe spiegare il motivo?

– Il problema che è secondo la legge dopo la separazione i padri possono prendere le scelte (scolastiche, religiose, sportive) per i loro figli ma in realtà poi nei 95 per centro dei casi l’unico che gestisce figlio è la madre. Al padre vengono dati meno tempi – ogni 15 giorni e finesettimana. Come fai a fare padre avendo a disposizione così poco tempo? Io personalmente non posso spiegare questa ingiustizia.

– Cosa sono le strutture per padri separati? Potrebbe descriverli?

– Sono gli immobili che vengono dati in concessione gratuita dai comuni e la nostra Associazione li gestisce e si occupa dei padri che vengono inseriti in questi locali. Quindi padre che ha fatto la domanda, parla con l’avvocato, che controlla tutta la documentazione, poi parla con lo psicologo che deve capire se ci sono o non ci sono le problematiche comportamentali, perché spesso questi immobili hanno degli spazi comuni.

– In queste “case” i padri separati possono ospitare i propri figli? Sono attrezzate da questo punto di vista?

– Certo, queste case sono fatte in maniera tale che il padre possa ospitare uno, due, tre figli. E quindi c’è la capacità che abbiano i pernotti regolari e magari anche 2-3 pernotti durante la settimana.

– Quanto tempo possono stare gli uomini in difficoltà e senza lavoro sotto la vostra “protezione”? Cosa succede con loro dopo la scadenza del termine?

– Vorrei sottolineare, in questo caso noi non parliamo dei dormitori, per cui i padri possono rimanere in queste strutture da sei mesi all’un anno al massimo. Qualche volta viene fatto una eccezione. Però il padre ha generalmente un lavoro, per cui si cerca di aiutarlo a sbloccare la sua situazione personale e di trovare un’abitazione idonea in una zona dove vivono i figli, dopodiché lui deve lasciare libero il posto per un altro suo “collega” in emergenza.

– La Regione Lazio ha ultimamente presentato una proposta di legge sui padri separati che si focalizza maggiormente sul benessere dei figli. Cosa ne pensa?

– Di questa proposta io personalmente non ne so nulla. Il problema è che molti politici fanno questi passi in vista delle elezioni per fare bella figura. In realtà siamo noi sempre dietro a chiedere degli alloggi per i padri separati ma purtroppo i nostri associati vengono sempre messi per ultimi perché in prima fila ci sono sempre alloggi per le donne che subiscono violenza. E quindi, possiamo dire, che il padre separato non ha gli stessi diritti come altri esseri umani...

– Come Lei ha giustamente sottolineato, la separazione spesso viene vissuta come un lutto. Cosa fate in pratica per aiutare ai padri ad uscire da questa situazione complessa?

– Noi cappiamo benissimo che il padre separato è isolato dalla propria famiglia di origine. È una cosa devastante perché sono abbondanti a sé stessi. E noi gli diamo il supporto psicologico per rafforzarsi e per affrontare il problema della separazione. Gli aiutiamo anche a livello legale perché ci sono padri che finiscono nel penale senza veramente combinato nulla.

Per esempio, molto spesso l’ex moglie fa una denuncia solo perché il padre, che non riesce a parlare con i figli da giorni, magari telefona troppo spesso. Una volta buttano giù il telefono, una volta lasciano il telefono occupato, una volta rispondono e poi non parlano, e cosi risulta che il padre che ha fatto 3-4 tentativi al giorno, diventa un padre disturbante, un padre che fa disordine e che finisce nel penale. Noi ovviamente diamo delle indicazioni al padre di non cadere in questo “giro” e di cercare di non continuare a chiamare ma di fare una telefonata sola dalle 20,00 alle 21,00. Se questo va a buon fine, bene, e poi sarà il giudice a decidere e mettere per iscritto che la signora deve passare i figli quando padre chiama rispettando questo orario.

– Nel 2018 si è parlato di oltre 200 suicidi dei papà che hanno affrontato il divorzio… A che cosa è dovuto questo fenomeno?

– E’ un fenomeno che ovviamente non viene tenuto in considerazione perché queste cose vengono difficilmente segnalate. È un problema molto grave, queste persone sono lasciate da sole e non hanno più niente: hanno perso casa, i figli, lavoro. In realtà qualsiasi persona normale che ha sempre avuto una famiglia e ha sempre avuto una vita regolare e non ha mai avuto problemi di mangiare, e da sera a mattina si trova in mezza alla strada perché la moglie chiede la separazione, può decidere di fare questo passo orribile… Ci sono persone forti che si tirano su e ne vengono fuori perché magari fanno un percorso psicologico, ma ci sono anche tante persone deboli che non sono preparate alla “guerra”…

– Si avvicina il Natale, immagino sarà un periodo difficile per i vostri associati?

– Si, sicuramente. Perché ci sono molti padri che sono sicuri sulla carta di avere i propri figli per una settimana al Natale e poi quando arriva il tempo che gli deve essere consegnato il figlio, non gli viene dato nessuno. E il padre dopo cosa fa? Inizia a telefonare e sognare il campanello sotto casa e magari in questo momento l’ex moglie è già andata dai parenti a 800 chilometri di distanza. E lui disperatamente chiama all’avvocato però il tribunale oramai è chiuso per le ferie. Prima che va al tribunale per fare una denuncia passano i mesi e intanto lui il Natale con suo figlio in quell’anno l’ha già perso…

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