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Finisce l'"avventura" libica di Giulio Lolli il jihadista bolognese contro Gheddafi

© AP Photo / Manu BraboLe rovine della città libica Sirte
Le rovine della città libica Sirte - Sputnik Italia
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Sui social si vantava di aver partecipato alla battaglia decisiva contro Gheddafi. Adesso è tornato in Italia, accusato di terrorismo internazionale e traffico d'armi. Per il gip è un soggetto a "elevatissima pericolosità".

Termina con l'estradizione, il rientro in Italia e il carcere, l'odissea dell'imprenditore bolognese Giulio Lolli, 54 anni, conosciuto sui social come "il Pirata" o capt Karim. Su di lui pende un'ordinanza di carcere cautelare per l' accusa di terrorismo internazionale e traffico d'armi e munizioni da guerra. Si era unito a un gruppo islamista separatista Majlis Shura Thuwar Benghazi e ne era diventato comandante. Arrestato nel 2017 a Tripoli e condannato all'ergastolo.

L'"ultimo degli avventurieri", così amava definirsi, era fuggito dall'Italia nel 2010, indagato per truffa e per la bancarotta della sua società, la Rimini Yatch. Una fuga rocambolesca in barca che lo portò sulla sponda sud del Mediterraneo, proprio mentre esplodevano le cosiddette "primavere arabe". Dopo alcuni mesi tra Tunisi e Malta, finì a Tripoli dove venne sorpreso dalla rivolta contro la Jamahiriya e dai bombardamenti NATO. Arrestato nel 2011,  venne liberato dai cosiddetti "ribelli antigheddafi", in realtà formazioni islamiste a cui si unì e con loro combatté la  “la battaglia decisiva di Bab Al Jazia contro il regime di Gheddafi”. O almeno così riportava sulle sue pagine web.

© Giulio LolliGiulio Lolli
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Giulio Lolli
Accusato di essere diventato il "Comandante delle forze rivoluzionarie della marina" del gruppo separatista detto Shura di Bengasi, considerato da Tripoli un gruppo terrorista jihadista, viene arrestato nel 2017 dal governo di Serraj. In seguito alla condanna all'ergastolo aveva chiesto la possibilità di essere estradato in Italia.

Per il gip: "Soggetto di elevatissima pericolosità"

Rientrato in Italia grazie all'intervento degli 007 dell'Aise, che hanno curato le varie fasi delle trattative per il rimpatrio, su di lui pendono le accuse gravissime di associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale per il suo ruolo all'interno della Shura. 

"Un soggetto dall'elevatissima pericolosità sociale che ha vissuto in Libia diversi anni figurando tra i comandanti di un cartello islamista", si legge tra le pagine dell'ordinanza di arresto. Per il gip di Roma esiste "il concreto e reale pericolo che possa commettere reati in armi e di terrorismo".

La Shura di Bengasi, infatti, sarebbe una formazione jihadista controllata dall'organizzazione terrorista Ansar Al Sharia, affiliata ad Al Qaeda, sino allo scioglimento del novembre 2017.

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