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La Danimarca dice si ai lavori per il gasdotto Nord Stream-2 nella sua zona economica esclusiva

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La Danimarca ha rilasciato il permesso per la costruzione del gasdotto Nord Stream-2, lo ha annunciato oggi l’Agenzia energetica del paese scandinavo (DEA).

"L'Agenzia energetica della Danimarca ha concesso a Nord Stream 2 AG (compagnia operatore) il permesso di posare parte del gasdotto Nord Stream 2 sulla piattaforma continentale danese a sud-est di Bornholm, nel Mar Baltico", rende noto il comunicato.

La costruzione interesserà un percorso lungo 147 chilometri.

Viene osservato che il documento è stato rilasciato in conformità agli obblighi della Danimarca nei confronti della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, quindi il Paese dovrà garantire la costruzione di condotte di transito, in rispetto di risorse ed ambiente e nel caso di necessità stabilire la rotta.

​Il progetto prevede la posa di due stringhe di gas dalle coste russe alla Germania, che dovrebbero trasportare circa 55 miliardi di metri cubi di gas ogni anno. Il permesso di costruzione in precedenza era stato rilasciato da Finlandia, Svezia e Germania. Fino ad oggi la Danimarca era rimasta l'unico Paese, tra quelli sul territorio dei quali passerà il Nord Stream-2, a non aver dato il proprio assenso alla realizzazione del progetto.

Il capo di Gazprom Alexey Miller ha affermato oggi che i lavori saranno terminati in tempo, nonostante il tempo sprecato in attesa del consenso da parte di Copenhagen.

"La lunghezza del segmento è di 147 chilometri, questi lavori possono essere completati in 5 settimane", ha spiegato.

La costruzione di Nord Stream-2 - Sputnik Italia
Ministro Energia USA: Nord Stream 2 è colpo devastante per Europa
Secondo i piani, la realizzazione del Nord Stream-2 dovrebbe essere terminata entro il 2019 e l'enorme struttura transiterà il gas lungo le acque territoriali e le ZEE (Zona Economica Esclusiva) di Russia, Finlandia, Svezia, Danimarca e Germania.

Contro la costruzione del gasdotto si sono schierate l'Ucraina, spaventata di poter perdere gli introiti dovuti al transito del gas russo, e gli Stati Uniti d'America, che invece coltivano degli ambiziosi piani legati all'export del gas naturale liquefatto. Inoltre, Lettonia, Lituania e Polonia non approvano il progetto, in quanto credono che esso sia motivato da interessi politici.

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