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Rivoluzione Pd. Zingaretti: Finiti i tempi del “capo” che decideva per tutti

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Nicola Zingaretti vuole rifondare il Partito Democratico. Già a novembre potrebbe esserci il Congresso straordinario del Pd che dovrà votare il nuovo rivoluzionario statuto.

Nicola Zingaretti trova il coraggio di dire alla Direzione del Pd che “serve un partito totalmente nuovo”.

Lo dice “dopo 12 anni” ma lo dice a poche settimane dall’addio di Matteo Renzi dal partito, a cui sembra rivolgersi quando afferma che “troppe volte abbiamo delegato a un capo i destini della nostra comunità”.

Bisogna sganciare gli ormeggi e navigare in mare aperto senza paure e senza aspettare oltre, questo quanto Zingaretti ha detto ai generali del Pd durante la riunione di oggi.

All’orizzonte c’è la riforma dello statuto del Pd, che a questo punto dovrà essere trasformato radicalmente perché quella di Zingaretti appare come una proposta di rifondazione del Partito Democratico.

Il nuovo statuto dovrà prevedere “un congresso che possa svolgersi in 100 giorni”, dove la scelta del leader è sì importante ma il suo peso deve contare meno nelle dinamiche del partito. Un partito più comunitario quello che vorrebbe Zingaretti e con una leadership depotenziata a favore delle scelte collegiali.

Riforma dello statuto Pd da votare già a novembre

Zingaretti propone di votare “le riforme delle regole a novembre, durante una assemblea nazionale dedicata”. Un’assemblea straordinaria riformatrice e rifondatrice del Partito Democratico, che tenga conto anche del mutato scenario politico in corso e delle possibili nuove alleanze con il M5s o altre forze politiche future.

Pd Fine del segretario/premier

Il segretario del partito non sarà più automaticamente il candidato premier. Questa la proposta del segretario del Pd per superare eventuali ostacoli alla nascita di un nuove fronte politico extra Pd.

Le proposte di modifica sono state redatte dalla Commissione speciale di riforma dello statuto, di cui fanno parte lo stesso segretario, ed è presieduta da Maurizio Martina.

Il Pd alleato del M5s, una strategia di lungo termine?

A proposito dell’alleanza con il M5s, il segretario del Pd riflette sul fatto che i due partiti insieme rappresentano circa il 40% dell’elettorato italiano. In effetti anche i sondaggi politici indipendenti delle ultime settimane confermano questo scenario.

Zingaretti naturalmente vede le differenze tra i due partiti e cosa li distanzia, ma la sua strategia politica è quella di non “esaltare queste differenze” che li dividono e che poi alla fine portano ai litigi. La strategia è di fare fronte comune per continuare a governare anche al termine di questa legislatura.

Insomma, Pd e M5s, insieme come “possibile campo alternativo al centrodestra”, un ibrido tra centrosinistra e M5s che potremmo definire centrosinistra delle stelle.

A proposito della legge elettorale

Il proporzionale puro non piace al presidente della Regione Lazio, che vuole evitare le frammentazioni. Egli crede invece in un maggioritario credibile, ma apre il dibattito alle altre forze della maggioranza e dell’opposizione.

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