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Pechino introduce restrizioni sui visti su americani legati a “gruppi anti cinesi”

© AP Photo / Andy WongBandiere Cina USA
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La decisione è stata annunciata dopo la protesta dell'ambasciata di Pechino a Washington contro la decisione USA di imporre restrizioni sui visti agli alti funzionari cinesi, descrivendo la mossa come una violazione delle "norme fondamentali che regolano le relazioni internazionali".

Pechino sta pensando d'inasprire le restrizioni sui visti per i cittadini degli Stati Uniti con legami con gruppi anti-cinesi.

La decisione sarebbe stata presa in risposta alle nuove restrizioni sui visti degli Stati Uniti ai funzionari governativi cinesi di alto rango che sono state annunciate martedì da Washington, così come alle regole più rigorose degli Stati Uniti per i visti di studio agli studenti cinesi introdotte a maggio.

"Questo non è qualcosa che vogliamo fare ma sembra che non abbiamo scelta", ha sottolineato la fonte, riferendosi alla decisione della Cina d'inasprire le restrizioni sui visti per alcuni cittadini statunitensi.

Secondo la fonte, una lista nera dei visti include dipendenti di una serie d'istituzioni militari USA legate alla CIA e gruppi per i diritti, che sarebbero stati usati da Washington per incitare le proteste antigovernative sia nella Cina continentale che a Hong Kong.

"Il piano è stato ampiamente discusso dagli alti funzionari di polizia negli ultimi mesi, ma la sua imposizione è stata reso più probabile dopo le proteste di Hong Kong e il divieto di visto degli Stati Uniti ai funzionari cinesi", ha detto la fonte.

L’Amministrazione nazionale dell'immigrazione cinese, che opera sotto il Ministero della Pubblica Sicurezza, non ha ancora commentato la questione.

Le restrizioni dei visti ai funzionari cinesi in USA

Mike Pompeo martedì ha annunciato che Washington ha imposto le restrizioni sui visti "ai funzionari del governo cinese e del Partito Comunista che si ritiene siano responsabili o complici della detenzione o dell'abuso di uiguri, kazaki o altri membri di gruppi minoritari musulmani nello Xinjiang”.

Il rapporto delle Nazioni Unite dell'agosto 2018 affermava che fino a un milione di uiguri etnici erano detenuti nei cosiddetti campi di rieducazione. Pechino ha negato l'esistenza di tali campi, insistendo sul fatto che le affermazioni non sono state confermate e sostenendo che le strutture sono istituti professionali istituiti nell'ambito degli sforzi antiterrorismo nella regione.

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