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Facebook: il regime del pensiero unico

© Sputnik . Vitaly PodvitskyLibertà di parola secondo Facebook
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Nelle scorse settimane la mannaia censoria dei social network si è abbattatuta su quanti si fanno voce di un pensiero non allineato e di contenuti che non hanno spazio nella stampa mainstream.

Con la scusa dell'hate speach, delle fake news, sono state disattivate da un giorno all'altro e senza alcun preavviso pagine di informazione su Siria, Palestina, Venezuela, Yemen, che mostravano un punto di vista alternativo, magari filorusso o semplicemente critico nei confronti di USA e UE.

A pensare che ci sia un drastico cambiamento di tendenza sui social è Dario Giovetti, amministratore di Fronte dei Popoli, che ritiene che Facebook abbia passato il punto di non ritorno. A Sputnik Italia spiega:

"I centri decisionali sono sempre più lontani dal popolo. I movimenti che hanno fra le loro istanze quelle di maggior richiesta di sovranità e capacità di decisione politica, sono riusciti attraverso i social network, a stabilire un maggiore legame sentimentale con il popolo, diventando egemoni. Le elite globaliste si sono viste sfuggire di mano un loro strumento e sono passate al contrattacco. Per passare al contrattacco hanno dovuto esercitare una svolta di tipo autoritario, una svolta storica nel controllo dell'informazione sui social network. Credo che l'intenzione sia quella di far fuori tutti gli account, pagine di movimenti sovranisti, che sinora hanno egemonizzato il dibattito politico almeno su internet".

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