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Brexit, discorso di Johnson al congresso Tory. Previsto con offerta prendere o lasciare all’Ue

© REUTERS / Andrew Milligan/File PhotoIl premier britannico Boris Johnson
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Il primo ministro britannico Boris Johnson è pronto per una Brexit no deal. Durante il congresso Tory di oggi, farà la sua ragionevole offerta finale all’Ue: prendere o lasciare.

Si preannuncia come un prendere o lasciare la proposta da recapitare all’Unione Europea che il premier britannico Boris Johnson annuncerà oggi nel discorso conclusivo del congresso Tory. Un discorso in parte anticipato dai media stranieri come il Telegraph, secondo cui il Governo britannico propone all’Ue una doppia frontiera tra l’Irlanda del Nord e l’Irlanda.

Per circa cinque anni, fino al 2025, l’Irlanda del Nord vivrà in un rapporto speciale con l’Unione Europea. Mentre tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord verranno istituiti controlli doganali. Uno status speciale, poi, riguarderà anche il Mare d’Irlanda per una durata pari a quella dell’accordo sui confini territoriali.

Del piano di un confine normativo tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord ne sarebbero a conoscenza, da ieri, anche i governi dei principali Paesi Ue.

Se l’Unione Europea non dovesse accettare questa proposta, Boris Johnson è già pronto a interrompere i rapporti diplomatici con il mediatore per la Brexit e a decretare quindi il no deal.

Tra gli stralci del discorso trapelati, si leggerebbe che la proposta è considerata da Johnson un “compromesso equo e ragionevole”, ma allo stesso tempo una “offerta finale”. Insomma, il discorso di oggi del premier britannico potrebbe decretare la fine dei rapporti con l’eurozona così come li conosciamo oggi.

L’aut aut che non piacerà all’Ue

L’Europa con molta probabilità non accetterà la proposta di Londra, che suona quasi come un tentativo di forzare la mano, se non addirittura una provocazione volta a inquinare il dialogo tra le parti.

© REUTERS / PETER NICHOLLSManifestanti anti-Brexit sulla Trafalgar Square a Londra
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Manifestanti anti-Brexit sulla Trafalgar Square a Londra

Johnson e la legge Corbyn

Poco prima che il parlamento britannico fosse chiuso il 14 settembre (poi riaperto da una sentenza definitiva della Corte suprema del Regno Unito), l’opposizione è riuscita a far passare una legge che obbliga il governo UK a trovare una soluzione con l’Unione Europea o a chiedere un’ulteriore proroga dei termini d’uscita.

La legge fu approvata, lo ricordiamo, con l’appoggio di ben 20 deputati Tory.

Il premier britannico, però, starebbe cercando un cavillo burocratico o legale per aggirare la legge e riuscire nel suo intento di portare il Regno Unito fuori dall’Unione entro il 31 ottobre, costi quel che costi. Anche se per qualche settimana i cittadini britannici potrebbero restare a corto di farmaci e di viveri, come un report ministeriale ha paventato.

Il Backstop irlandese

La questione del “backstop irlandese” è il nodo intorno a cui rischia di naufragare l’intero accordo sulla Brexit.

Il Protocollo dell’Irlanda del Nord, sottoscritto tra l’ex primo ministro Theresa May e l’Ue, non è mai piaciuto a Johnson e a gran parte del partito dei conservatori. Esso prevede un rapporto speciale tra l’Irlanda del Nord e l’Unione Europea, volto a evitare un confine rigido che isolerebbe la Repubblica d’Irlanda membro dell’Ue.

Un confine rigido tra i due Paesi minerebbe i rapporti commerciali tra Irlanda e UK, ma anche tra il governo di Londra e le altre nazioni dell’area euro che scambiano merci da e per i due Paesi.

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