Teheran non crede alla promessa europea per un prestito da 15 miliardi $

© AP Photo / Pavel GolovkinIl ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif
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L'Iran non crede che i partner europei saranno in grado di ottenere lo stanziamento di fondi per un prestito in cambio del quale Teheran ritornerebbe all'implementazione del piano d'azione globale congiunto relativo all'accordo nucleare.

Lo ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif.

"Penso che non abbiano una buona storia sulla questione. Penso che, sfortunatamente, stiano aspettando il via libera da Washington. Si tratta di una contraddizione, perché gli Stati Uniti perseguono una politica di massima pressione", ha affermato in diretta sulla NBC, aggiungendo che gli Stati Uniti non daranno mai il via libera a questa soluzione.

In precedenza la Francia aveva agito in qualità di rappresentante dell'Europa con iniziative proprie per sostenere l'accordo con l'Iran sul programma nucleare di Teheran. Secondo dati delle fonti, il presidente francese Emmanuel Macron ha esortato il presidente americano Donald Trump a valutare misure che consentano all'Iran per aumentare le esportazioni petrolifere. L'idea del capo dell'Eliseo, secondo i media, è consentire all'Iran di vendere almeno 700mila barili di petrolio al giorno. Il secondo punto di questo piano contempla l'erogazione di un prestito di circa 15 miliardi $ per l'Iran, in modo che Teheran possa beneficiare di valuta straniera forte per aggirare le sanzioni statunitensi.

L'origine delle tensioni sul nucleare iraniano

Teheran ha dichiarato la propria uscita dall'accordo sul nucleare il 7 luglio scorso, una volta scaduto l'ultimatum di 60 giorni dato all'UE, annunciando contestualmente un programma di progressivo arricchimento dell'uranio.

L'accordo era stato siglato nel 2015 tra l'Iran e il cosiddetto sestetto, formato da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Cina, Russia e Germania.

Con tale intesa l'Iran aveva di fatto accettato di eliminare le sue riserve di uranio a medio arricchimento, di tagliare del 98% le riserve di uranio a basso arricchimento e di ridurre di due terzi le sue centrifughe a gas per tredici anni. 

Per i successivi quindici anni l'Iran avrebbe potuto arricchire l'uranio solo al 3,67%. In cambio dell'accordo l'Iran ha ottenuto la cessazione delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti, dall'Unione Europea e dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Nel 2018, tuttavia, gli USA avevano annunciato la propria uscita unilaterale dal trattato, ripristinando le sanzioni verso l'Iran e scatenando così le ire da parte di Teheran.

Negli ultimi due mesi l'Iran ha ripetuto più volte le condizioni per tornare a rispettare l'intesa, chiedendo a più passi concreti dall'Europa nell'accordo sul nucleare, oltre all'intercessione da parte di Bruxelles per portare all'annullamento delle sanzioni imposte da Washington.

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