Parola agli esperti: Trump e gli accordi commerciali con India e Giappone

© AP Photo / Carolyn KasterDonald Trump
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Il presidente statunitense Donald Trump è intenzionato a concludere accordi commerciali con il Giappone e l’India.

Gli accordi avranno carattere locale e saranno volti innanzitutto a realizzare le promesse elettorali di Trump. Inoltre, i potenziali accordi potrebbero essere considerati un ulteriore contrappeso nell’ambito dei negoziati commerciali con la Cina.

Da un lato, il presidente statunitense si è sempre opposto alle iniziative commerciali multilaterali sostenendo che queste permettessero ai partecipanti di vivere grazie alle contribuzioni dell’America. Subito dopo essere stato eletto presidente Trump ha dichiarato che gli USA sarebbero usciti dal Partenariato Trans-Pacifico (TPP). A Trump non andava bene nemmeno l’Accordo nordamericano per il libero scambio (NAFTA) in vigore da circa un quarto di secolo. Dunque, ha ricontrattato un accordo tra USA, Canada e Messico a nuove condizioni ed è nato l’USMCA. Il presidente americano ha anche interrotto i negoziati con l’UE sul Partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP).

L’attuale politica statunitense è chiaramente volta alla stipula di accordi commerciali bilaterali. Al momento si passa al vaglio la possibilità di stringere un accordo di libero scambio tra USA e Gran Bretagna dopo l’eventuale uscita di quest’ultima dall’UE. Ora, come osserva il New York Times, Trump si è posto l’obiettivo di stringere accordi bilaterali con Giappone e India.

Stando alla dichiarazione pubblicata questa settimana dalla Casa Bianca, l’amministrazione Trump ha raggiunto un accordo commerciale preliminare sulle barriere doganali con il Giappone. Nelle prossime settimane verrà sottoscritto il documento definitivo. L’accordo, come osserva Nikkei, prevede una riduzione o la rimozione completa dei dazi sui prodotti agricoli e animali statunitensi: carne di manzo e maiale, grano e vino. Così, Trump sta cercando di bilanciare le conseguenze negative generate dall’uscita dal TPP: infatti, gli agricoltori americani avevano perso i loro vantaggi concorrenziali sui mercati sulla regione Asia-Pacifico.

Nell’ambito della guerra commerciale con la Cina sono gli agricoltori ad essere maggiormente colpiti poiché privati del mercato principale di smercio dei loro prodotti. Inoltre, si tratta anche dell’elettorato principale di Trump. Per questo, al momento il presidente sta cercando in tutti i modi di promuovere accordi bilaterali che facilitino l’accesso dei prodotti agricoli americani sui mercati stranieri. Come riporta il New York Times, il Giappone in cambio spera che vengano rimossi i dazi statunitensi sui macchinari giapponesi d’esportazione e conta sugli impegni scritti presi da Trump di non introdurre dazi sulle automobili nipponiche.

Gli USA stanno cercando di stringere accordi anche con l’India. Stando alle dichiarazioni ufficiali della Casa Bianca, Trump intende raggiungere il premier indiano Narendra Modi che il 22 settembre incontrerà i cittadini americani di origine indiana in Texas.

La stampa statunitense osserva che il potenziale accordo con Modi potrebbe includere una riduzione da parte dell’India dei dazi sui prodotti agricoli statunitensi e l’introduzione di una restrizione massima del 20% sui dazi sulla componentistica elettronica d’importazione per il valore di 5.000 rupie (70 dollari). Ma in cambio l’India potrebbe esigere dagli USA il ristabilimento delle corsie preferenziali nell’ambito del Generalized System of Preferences (GSP). In passato Trump aveva escluso l’India dal programma GSP il quale prevede importazioni senza dazi di date categorie di merci provenienti da Paesi in via di sviluppo. Trump spiegò la sua decisione dicendo che l’India non aveva convinto gli USA del fatto che avrebbe garantito un accesso equo ai mercati interni.

Come ha osservato in un’intervista rilasciata a Sputnik Xu Yudong, docente presso la Business School della Ludong University, gli accordi bilaterali proposti dagli USA potrebbero funzionare solamente in una prospettiva a breve termine. Infatti, a tendere la scommessa che gli USA stanno facendo sugli accordi bilaterali ha poco senso e Washington sarà comunque costretta a tornare al formato multilaterale.

“Naturalmente, gli accordi multilaterali devono considerare gli interessi di tutte le parti. In caso contrario, l’accordo non può essere raggiunto. Il formato degli accordi bilaterali prefigurato dagli USA rappresenta una soluzione a breve termine. La logica è che dal punto di vista degli USA è più difficile condurre negoziati multilaterali poiché la maggior parte dei Paesi si trova a stadi diversi di sviluppo ed è dunque complicato raggiungere un accordo accettabile da tutti. Gli USA stanno cercando di aggirare il problema. All’inizio concludono accordi bilaterali ponendoli al di sopra di quelli multilaterali e poi fanno pressioni sugli altri Stati. Ovvero integrano gli accordi bilaterali nel formato multilaterale. A breve termine questa politica aggressiva può essere efficace, ma alla lunga gli USA saranno comunque costretti a sedersi al tavolo dei negoziati con più Paesi”.

La Cina, a sua volta, sta tentando di sfruttare la situazione a suo favore e di colmare il vuoto formatosi dopo l’uscita degli USA da numerosi accordi. Oltre alla realizzazione dell’iniziativa di collaborazione globale a livello commerciale “Una cintura, una via”, il Paese sta partecipando attivamente alla creazione di accordi commerciali a livello regionale. Ad esempio, in seguito alle consultazioni tenutesi di recente a Bangkok tra la Cina e i Paesi dell’ASEAN, le parti hanno preso atto dei passi in avanti effettuati nella attuazione di un accordo bilaterale di libero scambio e hanno convenuto di concludere entro fine anno i negoziati sul Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP).

La conclusione dell’accordo è frenata dalla Cina che teme un flusso eccessivo di merci cinesi in seguito alla liberalizzazione commerciale implementata grazie al RCEP. Ma oltre a questo la Cina sta anche conducendo negoziati su una zona di libero scambio tra Cina, Giappone e Corea del Sud. Se si raggiungerà un accordo, come osservano gli esperti, anche i negoziati sul RCEP potranno concludersi in maniera più semplice ed efficace. Infine, mentre gli USA si oppongono al TTIP, la Cina sta rafforzando il formato 16+1 per promuovere la cooperazione commerciale ed economica della Cina con i Paesi dell’Europa centrale e orientale.

Come osserva Xu Yudong, i formati bilaterali alternativi proposti dagli USA sono vantaggiosi prevalentemente per i Paesi sviluppati. Mentre per i mercati in via di sviluppo è importante proprio il formato multilaterale dove gli interessi di tutti vengono presi in considerazione. Chiaramente questo non è facile anche solo per i diversi stadi di sviluppo dei vari mercati.

Ma alla fine non sarà possibile evitare accordi di questo tipo alla luce del carattere multilaterale degli scambi commerciali globali.

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