Terrore sul bus, 50 ragazzini si costituiscono parte civile contro Ousseynou Sy

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I 50 ragazzini tenuti in ostaggio da Ousseynou Sy, le loro famiglie e i 3 accompagnatori, si sono costituiti parte civile al processo dell'autista che incendiò il bus. "Quell'uomo non doveva stare lì".

Chiederanno il risarcimento alle istituzioni, responsabili di aver "messo il mezzo in mano a quest'uomo". L'avvocato che li rappresenta in giudizio, Antonino Ennio Andronico, ha annunciato che verrà chiesta la citazione della società Autoguidovie e del Ministero della Pubblica Istruzione come responsabili civili. 

Il legale ha spiegato che "si è trattato di un atto terroristico nei confronti di cittadini inermi. È difficile che i bambini dimentichino anche se si cerca di farlo". Il ministero dell'Istruzione e la società Autoguidovie, proprietaria del bus su guidato da Ousseynou Sy, citati citati in giudizio come responsabili civili, saranno tenuti ai risarcimenti, in caso di condanna dell'imputato.

Si sono costituiti parte civile anche il comune di Crema e la società Autoguidovie, quest'ultima solo per il reato di incendio del proprio mezzo. 

Il processo

La prima udienza del processo è stata rinviata  dalla Corte d'Assise al 21 ottobre. L'imputato, il 46enne Ousseynou Sy, difeso dall'avvocato Richard Ostiante, sarà processato per strage, sequestro di persona, incendio, resistenza, lesioni personali con l'aggravante della finalità terroristica. Sy ha rifiutato il rito abbreviato. 

I fatti

Il 20 marzo 2018, Sy autista della società Autoguidovie, aveva dirottato l'autobus che stava guidando e che trasportava 50 ragazzini a scuola. Secondo ciò che è emerso dalle indagini, Sy avrebbe voluto fare una strage sulla pista dell'aeroporto di Linate, per condizionare le politiche migratorie dell'Italia e "intimidire la popolazione". In un proclama pubblicato sul proprio canale Youtube, Sy inneggiava al panafricanesimo contro le politiche europee in Africa. "Viva il panafricanesimo, combattiamo i governi corrotti e critichiamo la politica europea che sfrutta l'Africa", diceva nel video. Il senegalese, che ha due figli, viveva in Italia da 15 anni e da 10 lavorava regolarmente. I due giovani che hanno sventato l'attentato e scongiurato la strage, Adam e Ramy, hanno conseguito la cittadinanza italiana.

 

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