Washington incolpa l'Iran per l'attacco al petrolio saudita - rischio escalation

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Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto domenica che gli Stati Uniti avrebbero ragione di ritenere che dietro agli attacchi alla strutture petrolifere all’Arabia Saudita ci sarebbe l’Iran e che starebbero valutando come procedere in risposta.

Donald Trump ha affidato all’ennesimo tweet la divulgazione di una informazione dalla rilevanza politica e internazionale pesante come pietra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ieri, domenica 15 settembre. ​

Il presidente Usa ha anche autorizzato l'uso della scorta petrolifera di emergenza degli Stati Uniti per garantire forniture stabili dopo l'attacco, che è stato causa dell’interruzione del 5% dell’intera produzione mondiale e ha fatto salire i prezzi del greggio di oltre il 19% nei primi scambi di lunedì, prima di un ritorno alla moderazione ma mostrando comunque aumenti intorno al 10%. Si tratta del più grande guadagno percentuale infragiornaliero registrato dal greggio dai tempi della Guerra del Golfo del 1991.

“Gli impianti di estrazione dell'Arabia Saudita sono stati attaccati. C'è motivo di credere che conosciamo già il colpevole, individuato e in fase di verifica, ma siamo anche in attesa di notizie dal Regno su chi ritenga questi sia stato la causa dell’attacco e in quali termini dovremo procedere!”, si legge nel tweet di Trump.

All'inizio della giornata, un alto funzionario degli Stati Uniti aveva detto ai giornalisti che le prove dell'attacco, che ha colpito il più grande impianto di trattamento del petrolio del mondo, indicavano che piuttosto del gruppo yemenita Houthi, che pure ne aveva rivendicato la responsabilità, vi fosse invece l'Iran.

Anche il Segretario di Stato americano Mike Pompeo aveva affermato che non vi fossero prove che l'attacco fosse arrivato dallo Yemen, dove una coalizione guidata dai sauditi ha combattuto gli Houti per oltre quattro anni in un conflitto ampiamente visto come una guerra per procura tra Arabia Saudita e musulmani sciiti da una parte e l'Iran dall'altra.

"Dopo tutte le richieste di de-escalation, l'Iran ora ha lanciato un attacco senza precedenti alla fornitura di energia del mondo", ha detto Pompeo.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Abbas Mousavi ha respinto le accuse degli Stati Uniti dichiarandole del tutto prive di fondamento mentre l’alto comandante delle Guardie rivoluzionarie Amirali Hajizadeh ha avvertito che la Repubblica islamica è pronta ad una guerra "a tutti gli effetti" se necessario, affermando all’agenzia di stampa Tasnim che:

"Tutte le basi americane e le loro portaerei che si trovano ad una distanza fino a 2.000 chilometri intorno all'Iran sono nel raggio dei nostri missili".

Il colosso petrolifero statale saudita Aramco ha dichiarato che l'attacco di sabato ha ridotto la produzione di 5,7 milioni di barili al giorno. Un funzionario americano, che ha chiesto di non essere nominato ma le cui affermazioni sono apparse oggi sulla Reuters, ha detto ieri che ci sono stati 19 punti di impatto nell'attacco alle strutture saudite e ci sarebbero le prove che la provenienza dei lanci sarebbe stata da nord-ovest rispetto agli obiettivi e non a sud dello Yemen. Sempre lo stesso funzionario anonimo avrebbe aggiunto che i sauditi avrebbero visto i traccianti dei missili da crociera utilizzati nell'attacco, il che sarebbe incompatibile con l'affermazione del gruppo Houthi allineato all'Iran secondo cui l’attacco sarebbe stato condotto con 10 droni. Infine questi avrebbe dichiarato:

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“Non c’è dubbio che ci sia l’Iran dietro a tutto questo. Non importa come la giri, non c’è modo di sfuggire. Non esiste altro candidato”.

Riyadh aveva accusato l'Iran di essere dietro anche a precedenti attacchi alle stazioni di pompaggio di petrolio e al giacimento di Shaybah e ha sempre accusato Teheran di armare gli Houthi. Teheran a sua volta ha sempre negato entrambe le accuse.

Tra i pochi a tentare invece di alleggerire i toni è stato Bernie Sanders, che sta cercando la nomination democratica per la Presidenza, twittando in risposta allo stesso Trump:

“Mr. Trump, la Costituzione degli Stati Uniti è perfettamente chiara. Solo il Congresso, non il Presidente, può dichiarare guerra. E il Congresso non ti darà l'autorizzazione ad intraprendere un'altra disastrosa guerra in Medio Oriente solo perché te l'ha detto la brutale dittatura saudita”.

​Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha condannato gli attacchi di sabato e ha invitato tutte le parti ad esercitare moderazione e prevenire qualsiasi escalation. L'Unione europea ha a sua volta avvertito della minaccia per la sicurezza e la pace globale che questi episodi rappresentano.

Il conflitto è tra Yemen e Arabia Saudita è in stato di stallo militare da anni. L'alleanza saudita ha la supremazia aerea ma è stata sottoposta a critiche sulle morti provocate ai civili e la gravissima crisi umanitaria che ha lasciato milioni di persone affamate e nei confronti della quale non sempre con la stessa solerzia e condanna si sono espresse né Nazioni Unite né Unione europea.

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