"Basta immigrati": destra svedese vuole introdurre tolleranza zero

© REUTERS / Johan NilssonAgente di polizia ha fermato migranti in Svezia.
Agente di polizia ha fermato migranti in Svezia. - Sputnik Italia
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Il leader dei 'Democratici Svedesi' ha dichiarato che il Paese dovrebbe chiudere completamente le porte ai richiedenti asilo e imporre delle limitazioni sul diritto di cittadinanza.

Secondo Jimmie Åkesson, leader del partito 'Democratici Svedesi', in aperta critica alle decisioni prese in questi ultimi anni dal governo in materia d'immigrazione, il Paese dovrebbe attuare al più presto "una politica migratoria basata sulla realtà".

In un'intervista al giornale Aftonbladet, Åkesson ha esposto la propria opinione a riguardo, chiarendo che secondo lui non basterebbe neanche la misura, proposta nei giorni scorsi dai liberalconservatori, di ridurre la quantità di richieste di asilo politico accettate.

"Si tratta di una misura troppo poco ambiziosa", ha dichiarato Åkesson, che sarebbe invece per una politica di tolleranza zero, basata cioè sul totale respingimento delle richieste di accoglienza, perlomeno fin quando la situazione rimarrà critica come in questo momento. 

Il leader della destra svedese si è poi soffermato sulla questione dei rimpatri, definiti "il passo definitivo verso un vero sistema di assistenza per i migranti", affermando che il governo "dovrebbe lavorare di più in questa direzione".

In ultima analisi Åkesson ha voluto toccare il delicato tema della cittadinanza, schierandosi in favore di una limitazione del diritto di acquisizione della stessa:

"Come minimo, chiunque diventi un cittadino svedese deve essere in grado di capire la lingua svedese, comprendere e rispettare le leggi svedesi e mostrare una piena comprensione dei codici sociali, delle norme e dei valori", ha spiegato, aggiungendo infine che la cittadinanza "non può più essere un qualcosa che viene automaticamente distribuito anche a chi non è stato qui abbastanza".

La crisi dell'immigrazione in Svezia

Il problema dell'immigrazione è uno dei più sentiti nel Paese scandinavo in questi ultimi anni, con diversi personaggi pubblici che si sono schierati a favore di politiche più conservative.

Come il titolista del Svenska Dagbladet Ivar Arpi, che la settimana scorsa su Twitter ha proposto di prendere in considerazione l'introduzione di una quota di rimpatri annuale.

"Migration Agency: il livello del conflitto in Siria è diminuito. Per qualche motivo però questo non va a toccare chi ha già ricevuto lo status di rifugiato. Perché no? In un mondo ragionevole, ciò avrebbe significato che i siriani giunti qui avrebbero dovuto cominciare ad essere rimpatriati in massa", ha twittato Arpi.

​Un'altra questione piuttosto spinosa in Svezia riguarda poi la cosiddetta 'società parallela', un fenomeno che coinvolge centinaia di minori rifugiati nel Paese scandinavo, che vengono però rimandati in patria a studiare per evitare l'acculturazione in Svezia e l'occidentalizzazione.

La Svezia attualmente è uno dei Paesi dell'Unione Europea con la politica migratoria più mite, essendosi fatta carico di oltre 200000 richiedenti asilo dal 2015.

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