Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Il Viminale dice no alla cittadinanza italiana per il figlio di due mamme

CC BY-SA 3.0 / Dguendel / Il Palazzo del Viminale
Il Palazzo del Viminale  - Sputnik Italia
Seguici su
Il piccolo, figlio biologico di una madre inglese unita civilmente con una donna pugliese, aveva ottenuto la cittadinanza italiana

"Quel ragazzino non può avere la cittadinanza italiana in assenza di uno ius sanguinis": in sostanza queste sono le motivazioni addotte dal Viminale sulla vicenda delle due donne, una di cittadinanza inglese (la madre del ragazzino) e una italiana originaria di Bari, unite civilmente all'estero. La donna inglese, madre del piccolo che ora ha tre anni, dopo l'unione con la sua compagna, trascritta al Comune del capoluogo pugliese, ha iscritto il figlio all'anagrafe di Bari, in quanto riconosciutagli la cittadinanza italiana (la stessa della compagna della madre biologica).

Una storia di cui si era già occupata l'autorità giudiziaria

La storia non è nuova alle cronache giudiziarie: già alcuni mesi fa il ministero dell'Interno aveva bollato come incostituzionale il riconoscimento della cittadinanza italiana al bimbo perchè “la trascrizione dell'atto di nascita di un minore che non ha legami di sangue con un italiano è contraria ai principi primari costituzionalmente garantiti quali sono quelli relativi al diritto alla cittadinanza italiana”.

In realtà anche la Procura di Bari, in un primo momento, si era espressa per la cancellazione dell'atto ma aveva poi rinunciato alla richiesta dopo aver accertato l'avvenuta trascrizione in Italia dell'unione civile contratta all'estero tra le due donne.

Il tribunale aveva ritenuto il Viminale non legittimato sulla vicenda

In più, tecnicamente il Tribunale aveva dichiarato il ministero non legittimato ad opporsi alla trascrizione dell'atto di nascita. Il Viminale però non ha mollato di un centimetro e ha di nuovo impugnato il decreto pronunciato in appello e dopo aver ribadito di essere “legittimato ad agire in quanto titolare della competenza in materia di tenuta dei registri dello stato civile” ha confermato i motivi della sua opposizione: “la situazione di fatto è quella di un bambino nato all'estero da una cittadina di nazionalità britannica al quale è stato attribuito lo status di figlio di una cittadina italiana, con la prima unita civilmente, ma con la quale egli non ha alcun rapporto biologico”, si legge nel ricorso.

E continua: “L'insussistenza di un rapporto biologico con il 'genitore italiano' (virgolettato nell'originale, ndr.) impedisce la trascrizione nei registri di stato civile italiani dell'atto di nascita che attribuisce al minore lo status filiationis fondamentale per avere accesso alla cittadinanza italiana”. “Consentendo tale trascrizione - aggiunge - si finisce per attribuire al minore la cittadinanza italiana propria della madre intenzionale, pur non risultando esistere con quest'ultima alcun legame biologico e genetico”.

Non la pensano così il Comune di Bari e l'Avvocatura per i diritti LGBTI-Rete Lenford che hanno chiesto alla Corte d'appello di respingere la richiesta del Viminale.

Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала