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Open Arms, Salvini: 8 su 27 sbarcati sono maggiorenni

© AP Photo / Francisco GenticoNave Open Arms
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Oggi in giornata il ministro degli Interni Matteo Salvini ha autorizzato lo sbarco dei minorenni dalla nave Open Arms su richesta del premier Giuseppe Conte. In seguito da Salvini è arrivata la precisazione che tra le persone sbarcate oggi a Lampedusa ci sono otto maggiorenni.

“Mi riferiscono da Lampedusa che dei 27 immigrati per i quali è stato ordinato lo sbarco in quanto minorenni, già 8 si sono dichiarati maggiorenni! Vedremo gli altri... Dopo i 'malati immaginari' ecco i 'minorenni immaginari'! Però quello cattivo è Salvini. Mentre altri cedono, io non cambio idea”, ha scritto il ministro degli Interni Matteo Salvini in un post su Twitter.

Dopo la diffusione della notizia sullo sbarco di 27 migranti, il leader della Lega ha fatto notare che in totale i minori sulla Open Arms dovrebbero essere 26.

“La Ong spagnola ha comunicato al tribunale dei minori che sono: due di 15 anni, undici di 16 e quattorcidi di 17 anni, 26 maschi su 27”, ha replicato Salvini.

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Salvini risponde a lettera di Conte sull’immigrazione
Oggi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha chiesto al ministro degli Interni Matteo Salvini di far sbarcare i minori. Il vicepremier leghista ha accettato la richiesta, esprimendo però preoccupazione riguardo all'ipotesi che tale determinazione da parte del premier possa “provocare una irreversibile ed onerosa presa in carico, per il nostro Paese, dell'assistenza di soggetti che, successivamente, potrebbe rivelarsi non dovuta”.

Il caso Open Arms

La notte tra l'1 e il 2 agosto la nave Open Arms, dell' organizzazione non governativa spagnola Proactiva, aveva soccorso 55 persone. Nei giorni successivi aveva effettuato altre operazioni di riscatto dalle acque, arrivando a trasportare più di 150 naufraghi. Tra i passeggeri c'erano due donne incinta, due neonati e altri 32 minori, alcuni dei quali con segni di torture.

L'Italia aveva immediatamente negato lo sbarco e il ministro dell'Interno Salvini aveva firmato il divieto di ingresso e transizione in acque territoriali, a cui avevano apposto la firma anche il ministro della Difesa Trenta e il ministro delle Infrastrutture Toninelli. Di fronte al divieto la Ong aveva detto che non sarebbe entrata in porto, anche se aveva indicato in Lampedusa il porto sicuro più vicino, e aveva chiesto alle autorità competenti l'autorizzazione a sbarcare.

Anche altri paesi mediterranei, come Malta e Spagna, avevano negato il porto. In Spagna l'imbarcazione, che era stata sotto sequestro per sei mesi, rischia una multa che va dai 300 mila ai 900 mila euro. In Italia, in base al decreto sicurezza bis firmato di recente, l'ong rischia una multa, il sequestro dell'imbarcazione e l'arresto dell'equipaggio.

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