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Ambasciatore russo in Vaticano sull'incontro tra Putin e il Papa: c'è fiducia tra di loro

© Sputnik . Sergey GuneevIl presidente russo Vladimir Putin e Papa Francesco in Vaticano nel 2015
Il presidente russo Vladimir Putin e Papa Francesco in Vaticano nel 2015 - Sputnik Italia
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L'ambasciatore russo in Vaticano Aleksandr Avdeev in un'intervista a Sputnik ha raccontato quali sono i punti di vista in comune tra Russia e Vaticano.

Giovedì il presidente russo Vladimir Putin ha in programma una visita agli Appennini, evento che aprirà l’incontro con Papa Francesco. Si tratta già della terza volta che il presidente russo incontra il pontefice, dopo le visite di novembre 2013 e giugno 2015. Alla vigilia dell’incontro il corrispondente di Sputnik a Roma, Sergej Startsev, ha chiesto all’ambasciatore della Federazione Russa in Vaticano Aleksandr Avdeev di parlargli degli attuali rapporti tra Russia e Vaticano e di come Mosca e la Santa Sede interagiscono sull’arena internazionale.

- Ambasciatore, come descriverebbe lo scopo della prossima visita di Vladimir Putin al Vaticano? Come valuta l’attuale livello dei rapporti internazionali tra Russia e Vaticano?

- Lo scopo della visita, come dei precedenti contatti tra il presidente Putin e il Papa, è quello di scambiarsi le proprie opinioni sul mondo di oggi, ascoltare l’un l’altro, mettere a confronto le proprie posizioni sulle questioni principali e, ovviamente, stabilire alcuni approcci comuni alle situazioni che si creano oggi o potrebbero crearsi in futuro. Devo dire che questi conflitti regionali e situazioni di rilevanza mondiale sono piuttosto numerosi.

Per quanto riguarda il livello dei nostri rapporti, è tanto alto e amichevole che il presidente russo e il Papa usano scambiarsi le proprie opinioni sui principali problemi del mondo di oggi in maniera del tutto libera.

- È già la terza volta che il presidente Putin incontra Papa Francesco. Tra i leader mondiali solo il cancelliere tedesco Angela Merkel è stata in Vaticano più volte di Putin durante il pontificato attuale. Com’è il rapporto personale che si è creato in questi anni tra il presidente russo e il Papa? In questo caso possiamo parlare di fiducia tra i due leader?

- Angela Merkel resta il capo di un governo, mentre qui si tratta di contatti tra due capi di stato. E in questo caso si può parlare di fiducia, in effetti la fiducia c’è.

Si parla di un rapporto che va avanti già da molti anni e della più totale certezza che la fiducia rappresenta una ricchezza nei contatti tra i nostri due leader. La frequenza di questi contatti testimonia sia la fiducia che l’importanza della percezione l’uno dell’altro, e anche il fatto che ognuna delle due parti ci tiene a questo rapporto.

- Quali questioni, secondo lei, potranno essere discusse durante il prossimo incontro al Palazzo Apostolico?

- Oggi ci sono molte questioni da discutere. Non dubito che si toccheranno la situazione mondiale generale, il tema della trasformazione del mercato commerciale mondiale, le principali tendenze nello sviluppo di diverse regioni. È inteso che i leader non trascureranno il problema del disarmo nucleare. Non escludo che il nostro presidente condividerà le proprie impressioni dopo gli incontri avvenuti al vertice del G20 a Osaka.

Suppongo che al centro dell’attenzione ci sarà anche la situazione in Siria e nel Medio Oriente.

Non è escluso che parlino anche dell’Ucraina.

- Non è un segreto che sia lecito parlare di vicinanza delle posizioni della Russia e del Vaticano per quanto riguarda tutta una serie di problemi dell’agenda mondiale. Non potrebbe elencare brevemente di che problemi si tratta?

- Senza dubbio sono i rapporti tra Est e Ovest, la divisione della popolazione mondiale in poveri e ricchi (che è inaccettabile, ma questa divisione continua a crescere) e la definizione dei rischi e delle minacce per la Russia, il Vaticano e tutto il mondo contemporaneo del XXI secolo. Queste minacce sono vastamente note: i pericoli della corsa agli armamenti, la destabilizzazione, la violazione dei regimi di non diffusione delle armi nucleari, chimiche, biologiche e delle tecnologie missilistiche. Sono pericoli legati all’espansione delle zone interessate da conflitti, al nazionalismo e, certamente, al terrorismo in tutte le sue forme, il terrorismo locale, internazionale, penale. E, s’intende, un grande rischio è rappresentato anche dal traffico di droghe.

Inoltre abbiamo opinioni in comune su problemi della contemporaneità di rilevanza davvero globale. Si tratta della limitazione della corsa alle armi, della situazione legata ai cambiamenti climatici e del problema della regressione dei valori etici e morali.

Infine, nell’ambito del nostro dialogo politico si tratta attivamente del problema della tutela dei cristiani e, più in generale, di tutti i fedeli, i cui diritti sono minacciati dai terroristi in diverse regioni del mondo, tra cui il Medio Oriente. Non è un caso che la Russia e il Vaticano siano i promotori della discussione di questo tema a Ginevra in occasione della conferenza sui diritti dell’uomo.

- Nei giorni scorsi il segretario statale della Santa Sede, il cardinale Pietro Parolin, ha espresso la sua preoccupazione per la situazione in Siria e detto che questa questione potrebbe essere discussa durante la visita del presidente russo in Vaticano. Possiamo parlare di comunanza delle posizioni dei due stati per quanto riguarda la risoluzione della crisi in Siria?

- Il fatto è che la nostra posizione ha un diapason più ampio. È legata alla nostra collaborazione bilaterale con la Siria, compresa quella militare, ai metodi di risoluzione di situazioni concrete nelle diverse regioni di questo paese. Quindi non c’è una completa comunanza, semplicemente perché il Vaticano non ha una collaborazione né politica, né economica, né militare con la Siria.

Tuttavia i nostri pareri fondamentali su questo problema coincidono. Si tratta soprattutto della formula per regolare la situazione siriana, di come comportarsi con i terroristi in Siria, di come tutelare i diritti delle minoranze nazionali e religiose, di come fornire assistenza umanitaria o di altro carattere, compreso l’aiuto necessario per ripristinare l’economia del paese.

Su tutte queste questioni abbiamo posizioni comuni. E, ancora, è molto importante che la Russia e il Vaticano appoggino il mantenimento della sovranità e dell’integrità territoriale della Siria.

- Secondo le valutazioni di numerosi esperti, negli ultimi anni tra i due paesi si svolge un dialogo diplomatico costante e in tutto e per tutto produttivo. Cosa può dire su di questo?

- Il nostro dialogo diplomatico si realizza sotto forma di contatti piuttosto frequenti tra i capi dei servizi diplomatici: da molti anni consecutivi Sergej Lavrov (ministro degli Affari Esteri russo, ndr) e l’arcivescovo Paul Richard Gallagher (segretario per i Rapporti con gli Stati) si incontrano più volte durante l’anno su diverse piattaforme internazionali. La discussione di problemi bilaterali e altri problemi internazionali avviene a livello dei vice capi delle istituzioni di politica estera.

Questo dialogo è attivo e utile a entrambe le parti. Noi sappiamo molto, anche il Vaticano sa molto. A noi interessano molte valutazioni del Vaticano, vi diamo ascolto.

In realtà è un processo creativo, che chiamerei consultazioni politico-intellettuali sulla situazione nel mondo.

- Tra la Russia e il Vaticano si è formata una collaborazione di successo nelle sfere della cultura, della scienza, della medicina. Nell’ospedale Bambino Gesù in Vaticano ogni anno i bambini russi si sottopongono a interventi chirurgici complessi. Si è saputo che durante il prossimo incontro verrà firmato un accordo su questa problematica.

- In effetti il ministro russo della Sanità Veronika Skvortsova e l’assessore per gli affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede Paolo Borgia firmeranno un Memorandum sulla collaborazione nel campo della sanità. Questo documento prevedrà non solo la continuazione delle cure elargite ai nostri bambini nell’ospedale pediatrico del Bambino Gesù legate alle malattie che per ora non è possibile curare da noi. Si tratterà anche dello sviluppo di nuove tecnologie, della collaborazione bilaterale nella ricerca scientifica, dello scambio di esperienze nel campo delle cure mediche, compresi contatti diretti tra gli istituti scientifici dei nostri paesi. Spero che questo porterà risultati visibili.

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