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Un viaggio da sogno – dalla Mongolia alla Polonia a cavallo

© Foto : Paola GiacominiUn viaggio da sogno – dalla Mongolia alla Polonia a cavallo
Un viaggio da sogno – dalla Mongolia alla Polonia a cavallo - Sputnik Italia
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Dall’antica capitale della Mongolia, Harhorin, fino a Cracovia passando attraverso la Siberia e le pianure dei grandi fiumi della Russia Europea. Ecco è l’itinerario di Paola Giacomini, un'italiana che si è decisa di attraversare a cavallo l’Asia e l’Europa portando con sè una freccia mongola che intende donare alla città di Cracovia.

La storia che ha spinto Paola a fare questo viaggio insolito e lungo risale al 1241. Nel 1241 i tartari si avvicinarono alla città polacca di Cracovia. Dall'alta torre della chiesa di Santa Maria furono notati dal trombettiere. Iniziò a suonare la tromba, avvertendo il popolo del pericolo. Però un arciere mongolo colpì il trombettiere alla gola. In memoria di questo evento oggi a Cracovia la stessa melodia viene suonata da un trombettiere e ogni volta si interrompe nello stesso punto.

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Un viaggio da sogno – dalla Mongolia alla Polonia a cavallo

La viaggiatrice ha deciso di ripetere il percorso dei guerrieri mongoli di Gengis Khan ma perseguendo fini di pace: costruire un ponte tra le due culture attraverso il linguaggio internazionale dei cavalieri.

A Sputnik Italia Paola Giacomini ha spiegato i motivi del suo viaggio e ha parlato delle sue impressioni sulla Russia.

- Perché si è ispirata alla storia dei tartari e del trombettiere di Cracovia?

- Quando mi hanno raccontato questa storia mi sono immaginata tutti questi cavalieri che attraversavano la steppa e la Russia per arrivare fino a Cracovia e cercare la conquista e mi è venuta l’idea di un grande viaggio ma con obiettivi inversi – la pace. E questa freccia che mi ha donato il sindaco di Harhorin spero sia un simbolo appunto di questo – dopo tanto tempo rifare il viaggio per portare questa volta un messaggio positivo.

- Perché viaggia dalla Mongolia alla Polonia proprio a cavallo? E` un cavallo specificatamente addestrato?

- No, no. Semplicemente i guerrieri tartari partivano a cavallo per fare la guerra, io ho pensato di fare lo stesso viaggio e allo stesso modo ma l’obiettivo inverso – portare un messaggio di pace. La storia mi aveva colpito proprio perché sembra impossibile oggi pensare ad una distanza così grande percorsa tutta a cavallo. 

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- Il viaggio è stato lungo? Che cosa di inaspettato ha visto in Russia? Qual è la cosa più memorabile che ha visto durante il viaggio?

- Volgograd, Rodina-mat'! ( il colossale monumento “La Madre Patria chiama!”'-ndr). Quella è la cosa che mi ha veramente colpito di più perché secondo me è un posto che tutto il mondo dovrebbe vedere. Mi ci ha accompagnato l’ataman di Michajlovka, (questa Michajlovka che si trova su Medveditsa), e che mi ha aiutato tantissimo in questo viaggio. Quando sono stato lì da loro mi ha detto “Tu qua adesso sei nel posto più vicino a Volgograd e devi assolutamente vedere questa cosa”. Mi ci ha portato ed è stato veramente emozionante, una cosa che tutti dovrebbero vedere.

- C’è qualcuno che La aspetta a Cracovia? Come intende donare la freccia? Ci sarà una manifestazione?

San Pietroburgo, veduta dall'alto della via Zodchego Rossi, progettata dall'architetto napoletano Carlo Di Giovanni Rossi ad inizio '800: la via è lunga 222 metri, larga 22 e tutti gli edifici che sorgono su di essa sono alti 22 metri. - Sputnik Italia
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- Non lo so ancora. Io ho scritto al corpo dei pompieri e alla casa della cultura spiegando di questa iniziativa, in realtà ho scritto da poco perché non sapevo bene quando sarei arrivata. Adesso più o meno lo so, c’è ancora il problema della frontiera perché alla frontiera dove potrei perdere di nuovo un po’ di tempo ma in linea di massima per la prima settimana di settembre o l’ultima di agosto dovrei essere a Cracovia e quindi li ho avvisati che arriverò in quel periodo. Da qui in avanti vediamo se si organizzerà qualcosa anche perché prima sembrava talmente impossibile che non ci credevo neanche io che ci sarei arrivata. Sono partita mettendocela tutta però è veramente una cosa difficile. Adesso mi sembra di potercela fare ad arrivare davvero a Cracovia.

- Ha in mente qualche altro grande progetto storico dopo questo viaggio?

- Vedremo, vedremo. Intanto non vorrei vendere la pelle dell'orso prima di averlo ucciso. Però sì, la mia testa macina in continuazione. Non sarà così grande. Questo qui è un viaggio che si fa una volta nella vita, non è che se ne possono fare tanti. Mi ha messo alla prova in tutto: nel fisico, nel morale, nella testa. Però era un grande sogno da tantissimo tempo e sono molto contenta che stia andando avanti così. E il prossimo viaggio è un’idea grande ma come viaggio in realtà è molto più piccolo. Vediamo. Il mondo è pieno di pieghe che vale la pena di scoprire.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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