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Caccia allo yeti, criptozoologo commenta documenti pubblicati da FBI

CC BY-SA 2.0 / Lorie Shaull / Yeti PlaygroundScultura di ghiaccio rappresentante lo yeti in Minnesota
Scultura di ghiaccio rappresentante lo yeti in Minnesota - Sputnik Italia
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Il membro dell’Unione degli scrittori di Russia ed esperto di critozoologia Nikolaj Nepomnjaščij ha commentato i documenti pubblicati dall’FBI e legati alle ricerche svolte sull’esistenza dell’uomo delle nevi.

“Analisi del genere si tenevano anni fa in diversi paesi e i risultati non erano poi così tristi come emerge da quanto dicono negli USA oggi. Infatti da noi tra gli anni ’70 e ’80 molti entusiasti raccoglievano analisi degli escrementi dell’uomo delle nevi e del suo pelo nelle regioni più disparate, soprattutto in quella di Murmansk, sugli Urali settentrionali, nel Caucaso e in Tagikistan. Diversi istituti avviarono una grande quantità di analisi. I risultati erano assolutamente ottimistici e, come sempre, cauti. Gli scienziati non dicono mai tutto e subito”, ha detto l’esperto.

Secondo Nepomnjaščij le analisi di allora dimostrarono che non si trattava della famiglia dei cervidi e i campioni potrebbero appartenere a diversi animali.

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“Secondo alcuni dati, le analisi mostravano qualcosa di simile ai primati e ad alcuni predatori, tra cui il ghiottone, l’orso bruno e il lupo. Ovviamente neanche queste cose vennero pubblicate perché lo yeti non è mai stato particolarmente di moda. Ma non era neanche vietato, quindi non c’era alcuna segretezza. Era un tema tranquillo, che provocava un po’ di eccitazione. Quindi gli americani ora hanno semplicemente fatto tanto rumore per nulla”, ha concluso Nepomnjaščij.

Nei materiali resi pubblici dall’FBI si riportano analisi di un campione di peli e tessuti che si ritiene possa essere appartenuto allo yeti. Il campione sarebbe stato mandato all’FBI dal ricercatore Peter Byrne nel 1976 con la richiesta di analizzare 15 peli “attaccati a un microscopico pezzettino di pelle”.

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