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Ergastolo all’assassinio di Pamela Mastropietro. Il commento del professor Alessandro Meluzzi

© Foto : Rete4/ScreenshotAlessandro Meluzzi
Alessandro Meluzzi - Sputnik Italia
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La Corte di Assise di Macerata, dopo cinque ore di camera di consiglio, ha emesso la sentenza di condanna per il nigeriano imputato della morte della ragazzina romana, ritrovata “a pezzi” il 31 gennaio dello scorso anno dentro a due trolley abbandonati nella campagna di Macerata. Un orrore che va al di la di ogni immaginazione.

Innocent Oseghale è stato condannato all’ergastolo per l’assassinio di Pamela Mastropietro. Il professore Alessandro Meluzzi psichiatra, criminologo, già deputato e senatore nelle precedenti legislature, autore di oltre duecento pubblicazioni scientifiche e di più di venti monografie in materia psicologica, psicoterapeutica, psichiatrica e antropologico-filosofica raggiunto da Sputnik Italia ha commentato la sentenza.

- Professore qual è il suo commento alla sentenza di ergastolo per Oseghale?

- La giustizia ha fatto il suo corso e ha dimostrato una verità. Ma sinceramente non è chiaro il ruolo degli altri nigeriani presenti prima, durante e dopo la morte di Pamela. Certamente, c’è la soddisfazione per la condanna ma c’è anche perplessità per la ricostruzione giudiziaria della verità sostanziale. Come sempre, verità processuale e verità sostanziale corrono parallelamente.

- L’orrore suscitato da questo omicidio raccapricciante induce a delle riflessioni sulla natura profonda dell’essere umano. Com’è possibile arrivare a un tal livello di malvagità e disumanità? Lei, da esperto criminologo e psichiatra, riesce a darci una spiegazione?

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- Ogni crimine ha una spiegazione, per quanto possa essere disumano. In questo caso, le modalità di uccisione e di depezzamento del cadavere hanno a che vedere con la cultura africana di appartenenza dell’assassino. Il fatto che Pamela sia stata divorata ha a che vedere con il panteismo naturalistico mentre il depezzamento ha a che fare con il folklore. Uno psichiatra occidentale non può spiegare a fondo una psicologia non-occidentale senza prendere in esame la cultura in esame. Detto questo, è ovvio che la droga in questa vicenda ha slatentizzato paure e ricordi.

- Parliamo di semplice crudeltà o si può ipotizzare anche una qualche forma di rituale tribale messo in atto dall’assassino nigeriano?

- L’una non esclude l’altra: la crudeltà è stata slatentizzata dalle sostanze stupefacenti mentre la ritualità è insita in ogni omicidio, perché la mente dell’assassino agisce secondo simbologie riconducibili ad ogni essere umano.

- Una cosa è immaginare l’orrore di un tale gesto, altra cosa è attuarlo. Fare a pezzi e disarticolare un corpo come messo in atto dall’assassinio, richiede una lucidità e un’abilità manuale che non possono essere né improvvisate, né semplicemente scaturite da un impulso momentaneo. Non ritiene che alle spalle ci possa essere anche una pregressa esperienza? 

- In realtà, in alcune culture ogni buon cittadino deve sapere come uccidere un animale sacrificato, un capro espiatorio. Ad esempio, i musulmani conoscono i procedimenti per dissanguare completamente gli animali di cui si nutriranno. Noi occidentali abbiamo perso quella manualità perché ci siamo allontanati dalle tradizioni, ma un centinaio di anni fa tutti avevano una conoscenza da macellaio.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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