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Di Maio pronto a sfidare Salvini su flat tax e autonomia

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Luigi Di Maio supera lo scoglio dell’assemblea dei parlamentari del M5S: chiede in apertura ai colleghi di gruppo di pronunciarsi sul destino della maggioranza gialloverde e rivendica la scelta di sottoporsi al voto online degli iscritti (in programma oggi per tutta la giornata).

Incassa l’endorsement di Alessandro Di Battista: “Luigi – dice il volto più noto fra quelli della vecchia guardia – ti chiedo scusa per non aver fatto abbastanza in questi mesi per aiutarti”.

E tiene duro sulla consultazione della piattaforma Rousseau: “Ho una dignità, in questi giorni mi è stato detto di tutto”. Fra gli interventi, la deputata Emanuela Corda gli propone di rinunciare, confermandogli la fiducia. Ma i suoi fedelissimi fanno sapere che non se ne parla: “È eletto dagli iscritti non dai parlamentari”, dicono.

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Fra gli interventi in assemblea si segnala quello di Gianluigi Paragone, il giornalista-senatore che gli ha chiesto di rinunciare a una parte degli incarichi. Chiede lui a Di Maio di confermare la fiducia nei suoi confronti, dice di essere stato frainteso, che i giornalisti che lo hanno intervistato non hanno riferito correttamente il suo pensiero, ma non convince troppo i colleghi.

Clima tranquillo, giura chi partecipa alla riunione, anche perchè l’apertura di una crisi significherebbe per molti la probabilità di tornare a casa e non poter fare un’altra legislatura: perchè al secondo mandato o perchè appare al momento improbabile un corposo recupero di consensi del M5S, che ha perso in poco più di un anno circa metà dei suoi voti.

Quanto alle prospettive del governo, gli uomini di Di Maio brontolano per la lettera dell’Ue sui conti pubblici: “Debito del 2018? Roba di Gentiloni, ma scrivono a noi…”.

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E giurano di vedere prospettive meno fosche di quelle immaginate a Bruxelles, anche per l’andamento “migliore del previsto” dei risultati della lotta all’evasione. Quanto all’offensiva politica di Matteo Salvini, “se la Lega ha pronte le proposte sulla flat tax e l’autonomia differenziata, noi siamo pronti a leggerli”. La sfida continua, domani è un altro giorno ma il M5S per il momento non vuole far cadere la sedia su cui siede il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Fonte: Askanews

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