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“Il programma lunare degli Stati Uniti è in ostaggio di Trump”

© AP Photo / Evan VucciIl presidente USA Donald Trump
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La NASA ha scelto il primo appaltatore privato per la realizzazione della stazione spaziale lunare Gateway. Ma ci sono ancora questioni da discutere sui finanziamenti, e ancora, la questione più importante, come arrivare nell’orbita lunare.

La NASA sta cercando finanziamenti aggiuntivi per il proprio programma lunare. Per il presidente Trump è una priorità, ed è pronto a stanziare $1,6 miliardi, ma la posizione del Congresso, che dovrebbe confermare gli stanziamenti, è ambigua. Come osserva Digital Trends, le nebulose prospettive sui finanziamenti non impediscono l’accrescimento delle promesse del programma, che spera in un sostegno dell’amministrazione.

La scorsa settimana la NASA ha scelto il suo primo partner commerciale per la realizzazione del programma: il contratto per la costruzione della base orbitale lunare Gateway, dal valore di $375 milioni di dollari è stato vinto dalla compagnia Maxar. Si occuperà dello sviluppo della centrale elettrica e dei sistemi di comunicazione dei moduli di comando e di servizio.

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Maxar ha proposto alla NASA la realizzazione di una navetta spaziale a reazione con la potenza di 50 kWt a energia solare. L’agenzia spaziale ha sottolineato che questo incrementerebbe il carico utile e una riduzione dei costi di Gateway. La NASA intende lanciare la centrale elettrica nello spazio entro la fine del 2022 su un razzo commerciale, che non è stato ancora nominato, o forse non è stato ancora creato.

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Gateway è un elemento chiave del programma lunare statunitense, che prevede l'atterraggio di astronauti sul satellite della Terra nel 2024. Tuttavia, i tempi dipendono direttamente dal finanziamento, e non c'è ancora chiarezza. Ad esempio, sono necessari ulteriori finanziamenti per creare un pesante razzo SLS "lunare" e per testare la navetta spaziale con equipaggio Orion.

Il capo della NASA, Jim Bridenstine, in un'intervista al New York Times ha esplicitamente riconosciuto che l'anno 2024 è una dichiarazione politica, e non un piano supportato dalla tecnologia.

Sulla questione se lui e il presidente Trump abbiano discusso la possibilità di far sbarcare gli astronauti sulla luna quest'anno, Bridenstine ha detto: "Questo non è incluso nei piani per il 2024". Digital Trends crede che il programma lunare sia diventato "l'animaletto preferito di Trump", possa perdere questo status quando il capo della Casa Bianca passerà a qualcos'altro, e quindi il ritorno sulla Luna dovrà essere posticipato di diversi anni. Il principale concorrente degli Stati Uniti è la Cina, almeno dal punto di vista delle ambizioni spaziali. Il capo dell'agenzia spaziale del paese ha recentemente affermato che in 10 anni la Cina erigerà una base abitativa permanente al Polo Sud della Luna.

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