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Venezuela pronto alla battaglia legale contro le sanzioni economico-finanziarie

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Il Venezuela sta valutando alternative per difendere, anche in tribunale, i suoi beni ed attività all'estero, che sono bloccate dalle banche per la minaccia delle sanzioni statunitensi, ha dichiarato l'ambasciatrice venezuelana presso la UE Claudia Salerno Caldera in un'intervista con Sputnik.

"Il Venezuela analizza tutte le misure possibili per salvaguardare i suoi beni, non è un compito facile", ha detto, osservando ad esempio che la società finanziaria belga Euroclear sta bloccando più di 1 miliardo di dollari appartenenti allo Stato venezuelano.

"Abbiamo chiesto che questi fondi vengano trasferiti nel nostro Paese per contribuire a fare qualcosa di utile, ma sono bloccati. La Banca d'Inghilterra blocca l'oro, questi sono due esempi che si possono citare: gli Stati Uniti si limitano a rubare i nostri soldi. Non per la prima volta i beni e fondi finiti sotto attacco sono poi scomparsi, ne abbiamo sentito parlare in altri casi. Si tratta di una guerra non convenzionale, ma ha vittime, le persone si ammalano, muoiono senza ricevere medicine Queste sanzioni hanno conseguenze umanitarie", ha affermato l'ambasciatrice.

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"Ogni caso sarà risolto separatamente, ma penso che siamo nelle condizioni di tutelarci dalla Banca d'Inghilterra, Euroclear ed altri che detengono i nostri beni", ha affermato la Caldera. Ha inoltre riferito che Caracas sta già "prendendo misure formali, per esempio, chiedendo la revoca delle sanzioni a danno dei funzionari venezuelani nelle corti europee". "Su 15 persone della lista, su 11 ci sono state contestazioni", ha specificato.

Secondo lei, il Venezuela "non ha la possibilità di ricevere e trasferire fondi".

"Non siamo un Paese povero, siamo solo un Paese che sta attraversando un isolamento molto drammatico, duro, illegale e unilaterale non solo nella sfera commerciale, ma anche in ambito finanziario: una delle misure più severe è quella di escludere il paese dal sistema di pagamento bancario Swift. Ciò rende necessario il passaggio a valute diverse per conservare gli scambi e mantenere relazioni con gli altri Paesi. Ma anche in queste circostanze, gli Stati Uniti stanno facendo pressioni su quei Paesi che fanno affari con il Venezuela, minacciandoli di sanzioni in modo che queste transazioni non pregiudichino il loro blocco", ha spiegato l'ambasciatrice.

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Secondo lei, anche i consolati che riscuotono le tasse per i loro servizi non possono trasferire questi fondi in patria, perché il denaro viene bloccato.

"Gli Stati Uniti stanno al momento violando tutti i principi che possono essere considerati equi nel diritto internazionale e nella stessa legislazione americana. Allo stesso tempo lo fanno in una forma completamente volgare e palese senza nemmeno cercare di nascondersi dietro qualcosa", ha concluso la Caldera.

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