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Il missile RS-28 Sarmat: la Russia è pronta a rispondere

© Sputnik . Ministero della Difesa russo / Vai alla galleria fotograficaSarmat
Sarmat - Sputnik Italia
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In occasione dell’incontro con gli alti ufficiali dell’esercito tenutosi l’11 aprile 2019 Vladimir Putin ha dichiarato che il nuovo missile intercontinentale pesante a propellente liquido RS-28 Sarmat è sottoposto al momento alla fase conclusiva dei test. Cos’è questo missile “pesante a propellente liquido”? Perché ne abbiamo bisogno e per cosa si distingue?

Perché a propellente liquido?

I primi missili balistici erano a propellente liquido. In seguito, però, prima oltreoceano e poi in URSS, cominciarono a produrre efficienti miscele solide di combustibile e tutti i missili impiegavano proprio queste. Tuttavia, in Russia sino ad oggi accanto ai missili a propellente solido sono presenti negli armamenti anche quelli intercontinentali a propellente liquido. È tutto molto semplice: in presenza di dimensioni e massa uguali i missili a propellente liquido garantiscono un lancio di carico utile considerevolmente maggiore. Dunque, un missile del genere può trasportare su lunghe distanze anche fino a 10-12 unità di combattimento e non solo 3-6.

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Ogni unità di combattimento corrisponde a una testata nucleare che può colpire un bersaglio all’altro capo della Terra. Oltre alle unità di combattimento un missile trasporta anche un sistema di difesa antimissilistica. Questo può includere anche sistemi di interferenza ai radar nemici che permettono di deviare dalle proprie testate i sistemi missilistici del nemico. In tal modo, è possibile colpire gli obiettivi più importanti e protetti del nemico.

La storia contemporanea dei missili intercontinentali pesanti a propellente liquido ha inizio alla fine dell’URSS con il dispiegamento dell’R-36M2 Voevoda, noto in Occidente come SS-18 SATAN. Il missile prodotto dalla società Yuzhnoe di Dnepropetrovsk tra gli anni ‘80 e ’90 è stata la creazione più alta di Yangel, uno dei pionieri della missilistica sovietica. Il missile era uno dei più grandi per dimensioni: 34 metri di lunghezza e 3 metri di diametro proprio come le versioni precedenti della famiglia R-36 progettate da Yangel.

Il missile rappresentava l’apice della tecnologia allora esistente (materiali e rivestimenti appositi, riduzione del tratto iniziale cosiddetto “attivo” della traiettoria) grazie alla presenza di testate tradizionali e guidate che potevano effettuare operazioni di manovra nel tratto finale di volo complicando in maniera considerevole il lavoro del sistema antimissilistico del nemico. Solamente alla fine del 1990 le Forze missilistiche strategiche russe furono dotate di 82 missili pesanti Voevoda. Di questi missili 58 furono dislocati nel cuore della Russia, là dove è poco probabile un attacco.

Una sostituzione dignitosa

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Verso il 2010 fu chiaro che non era possibile prolungare l’utilizzo dei Voevoda dopo il periodo 2020-2022. Ma non è ancora richiesto il completo disarmo nucleare e l’ammodernamento della componentistica pesante delle Forze missilistiche strategiche è altamente auspicabile. Poiché la collaborazione con la Yuzhnoe, ora ucraina, non è fattibile, è stato creato un nuovo consorzio di aziende impegnate nel genio militare russo le quali hanno esperienza nella produzione di missili a propellente liquido: la NPO Mashinostroeniya presso Reutov e il Centro missilistico di Stato Makeev presso Miass. La prima società è famosa per i suoi missili intercontinentali UR-100 e i vettori spaziali pesanti Proton, mentre la seconda per i missili a propellente liquido Sineva per i sommergibili. I missili UR-100 al tempo permisero all’URSS di raggiungere la parità nucleare con gli USA nei sistemi di armamento strategici, mentre i Sineva sono i missili balistici a propellente liquido più efficienti al mondo e ancora oggi sono presenti negli armamenti dei sommergibili russi. Verso il 2012 è stata avviata la progettazione su larga scala del nuovo missile intercontinentale pesante RS-28 Sarmat che doveva sostituire i Voevoda.

Un razzo inaspettato

Il nuovo missile Sarmat sarà dotato di caratteristiche impressionanti, più di quelle del Voevoda, che invece non è più al passo coi tempi. Lo sviluppo delle tecnologie supersoniche e di settori come la costruzione dei motori, la tecnica dei materiali e l’elettronica stanno permettendo di garantire un miglioramento sensibile delle caratteristiche del nuovo missile pesante. Il Sarmat conserva le stesse dimensioni del suo predecessore, ma è meno energivoro nella prima fase di volo. Questo permette, a sua volta, al missile di utilizzare minor tempo per il rilevamento del punto di lancio di un missile e per la previsione della sua traiettoria. Inoltre, riduce la possibilità di essere colpito nella prima fase di volo, ovvero quando con un solo colpo sarebbe possibile distruggere tutte le unità di combattimento e i sistemi di difesa antimissilistica del Sarmat.

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Inoltre, il Sarmat riesce a trasportare carichi utili maggiori del Voevoda (10 tonnellate contro 8,7) su una distanza massima di 11.000 km. Tuttavia, se la massa del carico utile fosse inferiore, la gittata del razzo aumenterebbe. Così il razzo diventerebbe “globale” almeno con una delle sue testate. Un razzo “globale” può colpire un obiettivo da qualunque direzione: infatti, sarebbe in grado di volare verso l’obiettivo non seguendo il percorso più breve, ma, ad esempio, attraverso il Polo Sud. In tal modo la probabilità di evitare la difesa antimissilistica del nemico sarebbe maggiore perché questa si concentra maggiormente solo sulle direzioni più probabili di attacco.

Il Sarmat, così come il Voevoda, trasporterà almeno 10 unità di combattimento tradizionali o dalle 3 alle 5 unità di nuova generazione. Grazie alla mimetizzazione tradizionale delle testate e dei mezzi di contrasto ai sistemi antimissilistici del nemico rispondere agli attacchi del Sarmat sarà praticamente impossibile.

La Russia risponderà

Chiaramente questo missile intercontinentale sarà dispiegato in quantità limitate e, stando alle dichiarazioni riportate dai media, nelle stesse piattaforme di lancio dove oggi sono collocati i Voevoda. Le aree assai protette e isolate in cui sono dislocati questi missili permettono loro di non essere rilevate dai tradizioni sistemi. Inoltre, grazie alla loro portata quasi illimitata, questi missili possono colpire qualunque nemico.

I test sull’RS-28 Sarmat comprendono almeno due fasi. Durante la prima fase sono stati effettuati alcuni lanci di prototipi durante i quali la spinta principale era data dalle piattaforme di lancio. Il primo lancio di questo tipo è stato effettuato nel 2017, poco prima della presentazione ufficiale dei nuovi missili, avvenuta durante un intervento di Putin dinanzi al Consiglio federale il primo marzo 2018. 

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L’inizio della seconda fase di test (quelli di volo) è stato annunciato l’11 aprile. Si prevede che entro il 2021 i test sul Sarmat entreranno nella loro fase conclusiva e che dal 2021 sarà possibile decretare l’entrata in servizio dei nuovi missili a sostituzione dei Voevoda. La destinazione principale dei Sarmat saranno i lanci di risposta assicurata volti a distruggere le fondamenta della potenza economica e militare di un potenziale nemico. Si tratta di missili unici nel loro genere al mondo e il loro ammodernamento permetterà non solo di preservare il potenziale della risposta assicurata da parte russa, ma anche di rafforzare sensibilmente l’elemento più potente delle Forze missilistiche strategiche della Russia.

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