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Libia, Italia sotto scacco

© Servizio stampa del governo della Federazione russa / Vai alla galleria fotograficaAlla conferenza di Palermo per la Libia
Alla conferenza di Palermo per la Libia - Sputnik Italia
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Continua l’escalation in Libia, dossier che divide Lega e 5 stelle. Allarme sul possibile arrivo dei foreign fighters lanciato dal premier Conte e il leader leghista Salvini. Mentre al governo si litiga, l’Italia perde colpi in Libia.

“Il problema è che in Libia ci sono migliaia di terroristi islamici: il rischio di infiltrazioni sui barconi è una certezza. Per questo devo ribadire che in Italia non si sbarca. Non si arriva senza permesso”, il vice premier Matteo Salvini continua la sua linea dura dei porti chiusi contro gli sbarchi, politica non condivisa dai colleghi pentastellati. “L’approccio dei porti chiusi non basta più, devono essere aperti i porti europei”, ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli.

Mentre al governo sembra non esserci alcuna strategia comune, l’Italia rischia di perdere la partita libica. Quali rischi comporta per l’Italia l’escalation nel Paese? Che ruolo potrebbe giocare la Russia in Libia? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Mirko Molteni, giornalista, esperto di storia e argomenti militari.

— Sul dossier libico e sui flussi migratori il vicepremier Salvini porta avanti la politica dei porti chiusi, mentre stando alle dichiarazioni di Toninelli ed altri esponenti del partito i 5 Stelle non sono proprio in sintonia. Secondo te queste divergenze sono dovute anche all'avvicinarsi delle elezioni europee?

— Sicuramente la divisione tre Lega e 5 Stelle sulla questione libica e sulla sua gestione è dovuto anche a motivi elettorali. Il Movimento 5 Stelle ha visto che la Lega ha acquistato sempre maggiore consenso nei sondaggi proprio puntando su una linea di fermezza del controllo dell'immigrazione. Per cui i 5 Stelle tendono a voler contendere alla Lega la platea mostrandosi indipendente dalla linea di Salvini.

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Tuttavia bisogna considerare che la linea di Salvini è dovuta ad una preoccupazione reale, poiché se i combattimenti in Libia dovessero aumentare sempre più di intensità e se la quantità di possibili profughi dovesse realmente arrivare a centinaia di migliaia di persone, si tratta di numeri che effettivamente l'Italia non potrà né accogliere, né gestire. Questo nonostante i 5 Stelle siano contrari alla linea della chiusura dei porti appellandosi alla costituzione ed alla protezione dei profughi di guerra. Nella realtà però, di fronte a certi numeri, bisogna fare i conti con la concretezza dei problemi. Se davvero si parla di 800.000 persone, è un numero esagerato che non sarà mai possibile accogliere.

— Conte e Salvini hanno inoltre lanciato l'allarme per il possibile arrivo di foreign fighters in mezzo ai migranti dalla Libia. Quali sono i rischi secondo te dovuti all'aggravarsi del conflitto in Libia?

— Certamente l'infiltrazione di terroristi attraverso i canali dell'immigrazione clandestina è un rischio molto elevato. Teniamo conto che in Libia già da qualche anno esistono nuclei dell'ISIS i quali sono probabilmente in contatto con una rete di estremisti islamici che in tutta l'area del Sahara si rifà alla scuola salafita. Sappiamo bene come il Sahara sia una zona di traffici illeciti di armi attraverso le varie vie carovaniere e quindi il rischio è molto alto. Sotto quest'aspetto la sorveglianza deve essere massima per evitare che, appunto, l'Italia diventi una via di transito per terroristi che raggiungano poi altre zone d'Europa. Proprio di queste ore è la notizia dell'arresto a Palermo di due sospetti terroristi: un islamista ed un italiano convertito.

— Parlando della questione libica in generale possiamo dire che la situazione sta sfuggendo di mano e che l'Italia perde colpi? Come credi che evolverà questa partita per l'Italia?

— Temo che evolva male, perché l'Italia fin dal precedente governo PD, ha puntato per il governo Al Sarraj, il presidente di Tripoli, senza però calcolare che dall'altra parte Haftar era riuscito a raccogliere il sostegno maggiore, soprattutto militare, dall'Egitto, dagli Emirati Arabi, dalla Russia ed in particolare dalla Francia. Parigi oggi nega, ma si sa che da tempo sostiene Haftar ed il governo della Cirenaica.

Oggi, dopo che per lungo tempo l'Italia ha sostenuto Al Sarraj in maniera insufficiente, il governo di Tripoli si trova in un piccolo lembo di costa della Tripolitania, mentre Haftar ha il controllo della maggior parte della Libia. Per gli interessi italiani la vedo male, nel senso che anche se si arriverà ad una tregua nei combattimenti, sul lungo periodo credo che sarà la parte di Haftar che avrà la forza di riunificare tutta la Libia, a meno che la Libia non rimanga ancora per molti anni divisa tra Tripolitania e Cirenaica.

— Secondo te in questo contesto, che ruolo potrebbe svolgere la Russia? Potrebbe essere un mediatore fra le due parti?

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— La Russia, se volesse uscire allo scoperto con un'importante mediazione certamente potrebbe fare molto, sfruttando proprio il fatto che Mosca ha attualmente buoni rapporti sia con l'Egitto, sia con Haftar ed anche con l'Italia comunque. Nonostante le sanzioni poste a livello internazionale, la Russia rimane a livello storico un grande amico dell'Italia. Credo che la Russia, se volesse, potrebbe muovere la sua diplomazia. Lavrov ed i suoi assistenti potrebbero proporre un piano che porti ad una tregua e a delle elezioni condivise da tutta la Libia. La cosa fondamentale come base per la tregua sarebbe che la parte più forte nella guerra civile libica sia disposta a concedere un'eventuale amnistia alla parte più debole. Se Al Sarraj tiene duro assediato perché teme di essere spazzato via, bisogna garantirgli una via di pacificazione, poiché se non avrà una via d'uscita resisterà fino alla fine ovviamente.

L'opinione dell'autrore può non coincidere con la posizione della redazione.

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