Misure estreme: l’Arabia Saudita si prepara ad attaccare il dollaro

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L’Arabia Saudita ha minacciato di rifiutare i pagamenti in dollari per la vendita di petrolio. Il Regno saudita potrebbe ricorrere a questa misura nel caso in cui Washington faccia passare la legge sulle sanzioni contro i Paesi dell’OPEC per la sua attività lobbista. Come ha dichiarato uno dei funzionari americani all’agenzia Reuters, se i sauditi porranno in essere la loro minaccia, “l’economia degli USA fallirà”.

L’idea non è nuova

Il Congresso si prepara a discutere il disegno di legge per far sì che l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) riconosca il NOPEC Act (No Oil Producing and Exporting Cartels). Il disegno di legge è stato approvato a febbraio dal comitato giuridico della Camera dei rappresentanti.

Il NOPEC Act dichiara illegittima la politica dell’OPEC, nonché qualsiasi attività congiunta di governi di altri Paesi (esclusi gli USA) volta a limitare l’estrazione di petrolio e a regolarne il prezzo.

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Se il documento venisse approvato, i tribunali americani potrebbero cominciare a giudicare cause antimonopolistiche contro i Paesi membri dell’OPEC e altre nazioni che concludano accordi per effettuare operazioni congiunte sui mercati mondiali dell’oro nero.

Gli americani hanno creato il NOPEC Act già nel 2000, ma con l’amministrazione di Obama tutti i tentativi di approvarlo sono falliti. L’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, spinto dall’idea di ridurre i prezzi del petrolio, ha garantito al disegno di legge il sostegno necessario.

Washington è convinta che grazie a questa legge i prezzi del petrolio scenderanno e la benzina negli USA si farà meno cara. Questo regalino agli automobilisti americani permetterà a Trump di guadagnare più voti alle presidenziali del 2020. Tra l’altro, molti esperti, tra cui il direttore di BP Bob Dudley, ammoniscono: il NOPEC Act potrebbe avere un effetto distruttivo.

Infatti, il ministro dell’Energia degli Emirati Arabi Uniti Suhail Al Mazrouei, in un discorso dinanzi agli investitori a Washington a fine marzo, ha osservato che, qualora il NOPEC Act venisse approvato, a risentirne sarebbe innanzitutto il settore americano dell’olio di scisto: l’OPEC cesserebbe di essere operativo, ogni Paese spingerebbe l’estrazione al massimo facendo crollare i prezzi del petrolio.

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Le società americane di olio di scisto andrebbero in bancarotta: infatti, se il prezzo del petrolio scendesse sotto i 50 dollari al barile, i loro progetti non sarebbero più sostenibili. Come ha dichiarato a gennaio John Hess, capo di Hess (una delle società più importanti del settore negli USA), il prezzo del WTI deve mantenersi stabilmente intorno ai 60 dollari al barile, altrimenti verranno ridotti gli investimenti nel settore.

Tra l’altro, gli esperti hanno stimato che l’interruzione dell’attività di OPEC porterà a un crollo delle quotazioni simile a ciò che il mercato ha vissuto tra il 2013 e il 2014 quando il Brent è sceso a 30 dollari al barile.

Gli sceicchi contro l’olio di scisto

La settimana scorsa a reagire al NOPEC Act sono stati rappresentanti della più importante nazione estrattrice, l’Arabia Saudita.

Come riporta Reuters citando 3 fonti a conoscenza dei fatti, Riad ha ammonito gli alti funzionari statunitensi impegnati nel settore dell’energia del fatto che, se venisse approvato il NOPEC Act, il Regno comincerà a vendere petrolio “in valute diverse dal dollaro”. Secondo i dati dell’agenzia, questo scenario è stato discusso negli ultimi mesi sia dai ministri del governo saudita sia dai membri dell’OPEC.

Washington non può ignorare questo ammonimento. Anche i maggiori consumatori di petrolio, innanzitutto Cina ed UE, invitano a ridurre la quota di valuta americana nel commercio internazionale. Russia e Iran si sono detti pronti a vendere in euro e yuan e stanno già concludendo i primi affari in valute nazionali. Ma se anche l’Arabia Saudita, che controlla un decimo dell’estrazione mondiale di petrolio, si rifiuta di vendere petrolio in dollari, le posizioni globali della valuta americana saranno minate in maniera irreparabile. Questo diminuirà sensibilmente l’influenza di Washington sul commercio mondiale e ridurrà praticamente a zero l’efficacia delle sanzioni economiche americane contro le altre nazioni.

“L’Arabia Saudita sa di avere un potente strumento per creare tensioni, ovvero i petroldollari”, ha ammesso in un’intervista a Reuters un alto funzionario statunitense. “Dopotutto, in sostanza, la vendita di petrolio saudita in dollari è il fattore principale che rende gli USA una supernazione economica”.

Un altro funzionario ritiene l’ammonimento di Riad come un manifesto ultimatum.

“I sauditi dicono agli americani: approvate il NOPEC e l’economia americana crollerà”, ha sottolineato.

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D’altra parte, nemmeno per l’Arabia Saudita è vantaggioso minare definitivamente l’amicizia con gli americani. “L’Arabia Saudita dipende molto dalla collaborazione con gli USA nel settore della sicurezza”, ha ricordato Sergey Hestakov, consigliere del direttore generale di Otkrytie broker. “Inoltre, negli USA l’estrazione di petrolio in rapida crescita rende forte la posizione degli americani su varie questioni relative al petrolio”.

In generale, le possibilità che Trump firmi il NOPEC sono prossime allo zero. L’Arabia Saudita, a sua volta, continuerà a vendere petrolio in dollari e rimarrà il principale partner strategico di Washington in Medio Oriente.

Ma le relazioni dei due Paesi sono radicalmente cambiate. Riad ha dimostrato di non essere pronta a obbedire al “fratello maggiore” Washington e di disporre di importanti leve per fare pressione sul suo partner oltreoceano. Dunque, la Casa Bianca dovrà imparare a tenere in maggiore considerazione gli interessi dei sauditi.

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