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SPUTNIKPEDIA: l’arcipelago del Commodoro e l’isola di Bering

© Sputnik . M. ScilenkovIl 'fiume di mezzo' sull'isola di Bering
Il 'fiume di mezzo' sull'isola di Bering - Sputnik Italia
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Pensava di essere in vista del continente ad aver finalmente ritrovato la via del ritorno il Commodoro Vitus Bering, ma proprio dopo aver fatto naufragio nel tentativo di un rovinoso sbarco, si accorse che quella non era la Kamchatka, bensì l’ennesima isola. E non un’isola qualsiasi.
© Sputnik / A.TrovatoPosizione isole del Commodoro
Posizione isole del Commodoro - Sputnik Italia
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Posizione isole del Commodoro
© Sputnik / A. TrovatoAleutine e isole del Commodoro
Aleutine e isole del Commodoro - Sputnik Italia
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Aleutine e isole del Commodoro
© Sputnik / A. TrovatoIsola di Bering e isola di Medniy
Isola di Bering e isola di Medniy - Sputnik Italia
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Isola di Bering e isola di Medniy
© Sputnik / A. TrovatoVillaggio di Nikolsky - vista satellitare
Villaggio di Nikolsky - vista satellitare - Sputnik Italia
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Villaggio di Nikolsky - vista satellitare
© F. CelnokovVillaggio di Nikolsky nel 1973
Villaggio di Nikolsky nel 1973 - Sputnik Italia
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Villaggio di Nikolsky nel 1973
© Sputnik . A. KibalcicIsola di Medniy - 1983
Isola di Medniy - 1983 - Sputnik Italia
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Isola di Medniy - 1983
© RIA NovostiMonumento a V.Bering a Nikolsky (1985)
Monumento a V.Bering a Nikolsky (1985) - Sputnik Italia
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Monumento a V.Bering a Nikolsky (1985)
© Sputnik . V. KudriyascevBaia Poludenno, isola di Medniy, 1974
Baia Poludenno, isola di Medniy, 1974 - Sputnik Italia
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Baia Poludenno, isola di Medniy, 1974
© Sputnik . F. CelnokovPulcinella dell'isola di Medniy
Pulcinella dell'isola di Medniy - Sputnik Italia
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Pulcinella dell'isola di Medniy
© Foto : V. KudriyasciovIsola di Bering, costiere frastagliate
Isola di Bering, costiere frastagliate - Sputnik Italia
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Isola di Bering, costiere frastagliate
© Sputnik . M. ScilenkovLe pescose acque dell'arcipelago del Commodoro
Le pescose acque dell'arcipelago del Commodoro - Sputnik Italia
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Le pescose acque dell'arcipelago del Commodoro
© Sputnik . M. ScilenkovPesca facile alle Commodoro
Pesca facile alle Commodoro - Sputnik Italia
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Pesca facile alle Commodoro
© Sputnik . Vladimir GippenreyterVillaggio Nikolsky - 1973
Villaggio Nikolsky - 1973 - Sputnik Italia
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Villaggio Nikolsky - 1973
© Sputnik . Igor VaynsteinPescatori al lavoro nelle ricche acque interne dell'isola di Bering
Pescatori al lavoro nelle ricche acque interne dell'isola di Bering - Sputnik Italia
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Pescatori al lavoro nelle ricche acque interne dell'isola di Bering
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Posizione isole del Commodoro
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Aleutine e isole del Commodoro
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Isola di Bering e isola di Medniy
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Villaggio di Nikolsky - vista satellitare
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Villaggio di Nikolsky nel 1973
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Isola di Medniy - 1983
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Monumento a V.Bering a Nikolsky (1985)
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Baia Poludenno, isola di Medniy, 1974
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Pulcinella dell'isola di Medniy
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Isola di Bering, costiere frastagliate
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Le pescose acque dell'arcipelago del Commodoro
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Pesca facile alle Commodoro
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Villaggio Nikolsky - 1973
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Pescatori al lavoro nelle ricche acque interne dell'isola di Bering

Un piccolo arcipelago al largo delle coste orientali della KamchatKa composto da due isole principali e alcuni scogli. L’isola più grande è l’unica abitata sebbene qui le condizioni climatiche non siano affatto sfavorevoli alla vita umana. Nebbia, vento e alta variabilità ma gli inverni non affatto proibitivi. Le temperature medie del mese più freddo (febbraio) sono sui -4°C, con punte di minimi assoluti intorno ai -20°C nei peggiori dei casi. Le estati sono fresche, intorno ai 10°C con punte di massimi assoluti che non vanno oltre i 24°C. La vegetazione è di una tundra fitta con anche alti arbusti e la fauna selvaggia è ricchissima sia in terra che in mare. Le isole sono rocciose e riserve di acqua dolce non mancano. Ci sarebbe tutto il necessario per vivere. Eppure sono quasi disabitate. L’isola più grande, isola di Bering, grande quanto Zanzibar o Formentera per dare un’idea delle dimensioni, ospita solamente un unico piccolo villaggio – Nikolsky – 700 abitanti circa. L’altra isola – Medniy – è grande un decimo, completamente disabitata e raggiungibile solo via mare. Per altro non esistono porti e le coste rocciose e frastagliate permettono solo attracchi con gommone. A rendere queste isole così selvagge è più che altro il fatto di trovarsi in uno spigolo del Mondo, lontano da tutto, fuori da rotte di comunicazione ed essere scarse di infrastrutture. Essere state scoperte in epoca così tarda anche non deve aver certo aiutato. Per altro la loro scoperta fu del tutto casuale e rocambolesca, tutta da raccontare.

© Poste sovietiche [Public domain]Francobollo commemorativo (275 anni nascita V.Bering)
SPUTNIKPEDIA: l’arcipelago del Commodoro e l’isola di Bering - Sputnik Italia
Francobollo commemorativo (275 anni nascita V.Bering)

Le spedizoni di Vitus Bering

Vitus Jonassen Bering era un marinaio danese arruolatosi nella marina imperiale russa a soli 22 anni. Fece carriera al servizio di Pietro il Grande fino ad ottenere il grado di Commodoro e vedersi affidate due spedizioni alla volta del ‘passaggio a nord-est’. La prima missione durò 5 anni, dal 1725 al 1730, lo scopo principale era puramente esplorativo – capire esattamente quali fossero le terre più estreme dell’impero e definire il mistero del passaggio a Nord-Est. La prima parte della spedizione si svolse via terra – due anni per arrivare al villaggio di Ochotsk sull’Oceano Pacifico e costruire le navi per poi proseguire via mare. La missione servì a cartografare la Kamchatka e doppiare lo Stretto che poi venne chiamato ‘di Bering’. Passò due volte per quello Stretto coperto dalle nebbie senza mai accorgersi della terra a pochi chilometri dall’altra parte che pure intuiva dover essere molto vicina – l’America. Questo il motivo per cui al suo ritorno, se pure Pietro il Grande fosse già morto, gli venne affidata una nuova missione, la famosa ‘seconda spedizione della Kamchatka’, questa volta con lo specifico compito di identificare bene il passaggio per l’America e cartografarne quante più coste possibile. Questa fu la più grande spedizione dell’intero secolo XVIII, vi parteciparono circa 500 tra ufficiali, marinai e operai. Partiti nel 1733 i primi 7 anni li impiegarono solo per arrivare via terra al Pacifico, costruire le navi e mettere a punto la spedizione. Solo nel 1740 riuscirono finalmente a salpare da Ochotsk ma ben presto dovettero cercare una baia per svernare. Ne scelsero una in Kamchatka, dove lasciarono parte dell’equipaggio di servizio. Quella fu la nascita di Petropavlosk-Kamchatsky, la Capitale della penisola. Nell’estate del 1741, dopo 13 in tutto di ricerche, finalmente la nave condotta dal Commodoro raggiunse le coste dell’America. E qui si racconta di un particolare poco noto ma molto curioso.

La lite con Steller

Georg Wilhelm Steller era un botanico, zoologo e medico tedesco molto attivo in Russia. Quando seppe della seconda spedizione della Kamchatka si offrì volontario. Il suo interesse era per le tante specie animali e vegetali che sicuramente ci sarebbero state da scoprire in Alaska. Quando, dopo tanta fatica la nave San Pietro di Bering sulla quale era imbarcato, separata dalla San Paolo da una furiosa tempesta, raggiunse fortunosamente l’Alaska, Vitus Bering diede un ordine per lui assurdo: scendere solo il tempo necessario per fare rifornimento d’acqua e poi ripartire. Steller pare andò su tutte le furie e ne scaturì un alterco con il Commodoro il quale, alla fine, concesse due giorni di tempo allo studioso. Bering tuttavia non scese. 13 anni a cercare il passaggio a Nord-Est e poi non scendere a toccarlo.

L’isola di Bering

Il compito era quello di cartografare e definire i confini dei due mondi. Bering probabilmente aveva in mente solo quello e voleva farlo in fretta. Talmente in fretta che quando sulla via del ritorno, con l’equipaggio in preda ad una terribile epidemia di scorbuto, la nave che cadeva a pezzi e il mare in perenne tempesta, individuò terra dopo aver costeggiato le Aleutine, pensò di essere finalmente in vista della Kamchatka e quindi in salvo. Ordinò un frettoloso sbarco e la nave schiantò lo scafo in prossimità della costa. Una volta sbarcati, i pochi marinai ancora in grado di perlustrare, scoprirono che quello non era il continente ma l’ultima isola delle Aleutine. Bering morì stremato poco dopo e quella sarebbe diventata l’isola di Bering. Steller, l’unico che sapeva curarsi dallo scorbuto, sopravvisse e aiutò i pochi rimasti a svernare sull’isola e costruire una scialuppa con i resti della San Pietro per arrivare al continente l’estate successiva. Il prezioso carico di informazioni e conoscenza venne salvato dal suo diario e dai racconti dei superstiti che riuscirono ad arrivare a San Pietroburgo. Steller rimase ancora un po’ a studiare la natura della Kamchatka e morì in Siberia a soli 37 anni sulla via del ritorno.

© Poste sovieticheIl volto del V. Bering sbagliato
SPUTNIKPEDIA: l’arcipelago del Commodoro e l’isola di Bering - Sputnik Italia
Il volto del V. Bering sbagliato

La missione del 1991 e la scoperta del vero volto di Bering

Nel 1991 una spedizione congiunta russo-danese andò alla ricerca dei resti del Commodoro sulla sua isola. Trovarono sei cadaveri seppelliti in prossimità della costa. Uno di questi venne riconosciuto come il corpo del Capitano. Portato a Mosca, da quei resti gli scienziati riuscirono a scoprire alcune cose veramente sensazionali. Il teschio ben conservato dimostrava due cose – i denti erano in ottimo stato, per cui non poteva essere morto di scorbuto e, ancora più interessante – la ricostruzione dell’aspetto fisico a partire dalle ossa facciali dimostrava che l’immagine che per più di duecento anni era stata usata per raffigurare Bering in realtà... non era di Bering.

© Foto : Istituto archeologico R.A.N. [CC BY-SA 4.0]Il vero volto del navigatore
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Il vero volto del navigatore

Enciclopedie, francobolli, monete e monumenti, per circa due secoli e mezzo avevano raffigurato non Vitus Jonassen Bering, ma Vitus Pedersen Bering, poeta e storico danese suo parente ma vissuto il secolo prima. La scoperta sarebbe stata da prima pagina senonché a quei tempi a Mosca c’erano altri problemi (agosto 1991) e tutto passò inosservato. Ancora oggi Bering viene il più delle volte ricordato con il volto paffuto del poeta, niente affatto somigliante a quello magro e scavato da esploratore vero del Commodoro.

La vita sulle isole oggi

Al villaggio Nikolsky, sull’isola grande, sorge un memoriale al grande navigatore danese dove riposano i suoi resti. Sono stati condotti lavori di ristrutturazione a tutte le strutture e abitazioni anche se l’aspetto del villaggio è rimasto molto modesto ed essenziale. Gli abitanti, in parte russi, in parte aleutini, si occupano di pesca, commerci e, da un po’, hanno iniziato ad occuparsi con buon profitto anche di turismo. Sono sempre di più gli eco-turisti, non solo russi, che vengono su quest’isola ad immergersi nella natura e nella particolare atmosfera da ‘confine del mondo’. L’isola di Medniy invece era abitata da un piccolo villaggio di aleutini nella baia di Preobragiensky, abbandonato però già nel 1972. Nel villaggio i trecento abitanti circa vivevano di caccia e pesca e, durante il periodo dell’Alaska russa, sicuramente non se la passavano male, lo dimostra il cimitero dell’isola con le sue lapidi in marmo fatte venire da San Francisco. Gli aleutini erano abili cacciatori di lontre e altri animali da pelliccia e non meno abili commercianti, con entrambi i continenti. Oggi Medniy è completamente disabitata se non dai ricercatori scientifici, biologi e reporter che si danno il cambio in piccole baite di legno e osservatori per studio. Medniy è un luogo di nidificazione per molte specie di uccelli, di riproduzione per i leoni marini e di passaggio per le balene. Una esplosione di vita sia in mare che in terra che in cielo.

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