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Brexit, il governo vuole una terza votazione dell'accordo con l'UE il 29 marzo

© REUTERS / Stefan WermuthBandiere UE e Regno Unito
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Il 29 marzo il governo britannico intende avviare un terzo voto in parlamento per l'accordo sulle condizioni di uscita dall'Unione Europea. Lo ha dichiarato oggi la leader della Camera dei comuni Andrea Leadsom.

"La proposta [sull'accordo] sarà in linea con l'ordine dello speaker. L'unico modo per garantirel'uscita [dall'UE] il 22 maggio è quello di accettare l'accordo di partenza entro le 23:00 del 29 marzo, cioè domani. Il Consiglio europeo ha convenuto di estendere [la Brexit] al 22 Maggio, se un accordo sul ritiro sarà fatto dalla Camera dei comuni questa settimana ", ha detto la Leadsom durante un intervento in parlamento.

Lo scorso 21 marzo, al vertice UE, è stata presa la decisione di posticipare la Brexit sulla base di due possibili scenari: al 22 maggio, se il parlamento britannico approverà un accordo con Bruxelles per lasciare l'UE entro la fine di marzo; o al 12 aprile, se questo accordo non sarà approvato.

L'accordo sulla Brexit è già stato bocciato due volte dal parlamento britannico, il 15 gennaio e il 12 marzo. Tuttavia, rimane ancora in dubbio la possibilità di una terza votazione, dal momento che lo speaker della Camera dei comuni, John Bercow, aveva avvertito che non avrebbe permesso al governo di avviare una terza votazione se non fossero state apportate modifiche significative all'accordo. Mercoledì, il Financial Times ha riferito che a questo proposito, il governo sta valutando di mettere al voto solo una parte del progetto di accordo.

Secondo le disposizioni dell'accordo Brexit, l'Irlanda del Nord, che fa parte del Regno Unito, rimarrà nel mercato unico europeo e nell'unione doganale dell'UE per tutto il periodo di transizione, fino alla fine di dicembre 2020, pur mantenendo un accesso aperto al mercato britannico. Ciò provoca un netto rifiuto di molti deputati britannici, i quali affermano che in tale situazione il Regno Unito rimarrà legato all'UE dopo la Brexit, che, a loro avviso, è contrario alla volontà espressa dalla maggioranza dei cittadini britannici nel referendum del 2016.

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