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REDDITO di CITTADINANZA: chi ne ha diritto, quanto vale, come (e se) funzionerà

© AFP 2021 / JOEL SAGETPicture taken on July 26, 2012 in Paris shows an illustration made with figurines and euro coins
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Dal 6 marzo si può presentare domanda e proprio in questi giorni è in valutazione in Parlamento il testo del decreto legge 4/2019, detto ‘decretone’, per le ultime variazioni. Il così detto ‘reddito di cittadinanza’ è oramai una realtà quindi. Ma come funzionerà esattamente e, soprautto, funzionerà?

Analisi non facile, indubbiamente, anche perchè non tutta la si può basare su dati oggettivi – a parte che la realizzazione tecnica è in divenire e che gli effetti sociali ed economici per ora li possiamo solo immaginare e non calcorare, c’è anche da dire che la valutazione del concetto di reddito di cittadinanza in sé è essa stessa in parte soggettiva. Si tratta di un tema infatti non solo di economia, qui il discorso è anche di filosofia politica generale. Ma andiamo per ordine. Inziamo da cosa prevede al momento il cosidetto ‘decretone’.

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Il “DECRETONE”

Il DECRETO-LEGGE n.4/2019Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni – meglio conosciuto come ‘il decretone sul reddito di cittadinanza e Quota 100’ è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il giorno 28 gennaio e, come da norma, entrato in vigore il giorno dopo. Serve però già una precisazione altrimenti non si capisce cosa abbiano ancora da discutere in Parlamento se è già entrato in vigore: i decreti-legge (art. 72 e 77 della Costituzione) sono atti normativi adottati dal Governo in casi straordinari di necessesità ed urgenza ed hanno forza di legge MA hanno carattere provvisorio. I decreti-legge infatti perdono efficacia se il Parlamento non li converge in legge entro 60 giorni dalla loro pubblicazione. Durante il processo di conversione possono intervenire correzioni, appunto è questo il motivo per cui le notizie su quale sia la normativa esatta cambiano ogni tanto e tutto appare molto nebuloso. Veniamo ora alla descrizione di cosa prevede il decretone limitatamente a quello che riguarda il reddito di cittadinanza e quali le ultime variazioni di rilievo.

REQUISITI

  • Diciamo subito che il reddito di cittadinanza, se proprio volessimo essere precisi, non lo potremmo chiamare vero e proprio ‘reddito’, assomiglia infatti più ad un sostegno temporaneo per superare una condizione di difficoltà, e non lo potremmo chiamare neppure di ‘cittadinanza’ dal momento che non solo i cittadini italiani possono farne domanda ma anche “cittadini di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo”. Per contro la condizione aggiuntiva “E’ inoltre necessario essere residente in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo” fa dedurre che il cittadino italiano residente all’estero di fare richiesta non abbia diritto.
  • Il nucleo familiare deve possedere un valore ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) inferiore ai 9.360 euro (780 euro/mese).
  • Il patrimonio immobiliare (casa di abitazione a parte) non deve essere superiore ai 30mila euro.
  • Il patrimonio mobiliare (conto in banca e disponibilità) non superiore a 6mila euro per il singolo (incrementabile in base al numero dei componenti della famiglia fino a 10mila euro e altri mille euro per ogni figlio dal terzo in poi e altri 5mila euro per ogni componente della famiglia con disabilità).

Fin qui andava quasi tutto bene, a parte il fatto che già l’ISEE non ce la fai a calcolarlo da solo ma devi andare al CAF e portare tutti i documenti, ora però arriva il ‘bello’, nel senso che arriva una clausola incomprensibile:

  • “Il valore del reddito familiare deve essere inferiore a 6mila euro annui, moltiplicato per il corrispondente parametro della scala di equivalenza (pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare, incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente maggiorenne e di 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fina ad un massimo di 2,1). Tale soglia è aumentata a 7.560 euro ai fini dell’accesso alla Pensione di cittadinanza. Se il nucleo familiare risiede in un’abitazione in affitto, la soglia è elevata a 9.360 euro”. Cosa significa? Significa che chi vive da solo non deve guadagnare più di 6mila euro all’anno per poter fare richiesta, al contrario la famiglia per esempio composta da marito, moglie e figlio minore non deve avere un reddito superiore ai 9,600 euro (dato da 6000 x (1+0,4+02)). Complicato, sì, però poi facciamo degli esempi, state tranquilli.
  • Oltre ai parametri suddetti, per poter rispettare i requisiti, non bisogna aver acquistato una nuova auto 6 mesi prima della domanda o aver immatricolato un’auto superiore a 1600 cv, moto di cilindrata elevata, imbarcazioni, navi o astronavi (ovviamente).

Variazioni in discussione sui requisiti

Finchè il Parlamento non finirà il suo lavoro non potremo sapere esattamente la veste definitiva della legge, sappiamo però cosa c’è in discussione e possiamo immaginare quali potrebbero essere le variazioni:

  • Al fine di evitare l’accesso al reddito ai ‘finti genitori single’ uno degli emendamenti prevede che in presenza di figli minori vada presentato l’ISEE che tenga conto della situazione di entrambi i genitori anche se né sposati, né conviventi (a meno che non ci sia assegno di mantenimento o uno dei due risposato)
  • Un altro emendamento prevede condizioni più agevolate e assegni più alti per famiglie con disabili
  • Per quanto riguarda le ‘pensioni di cittadinanza’ (di fatto pensioni minime equiparate al livello del reddito di cittadinanza) si prevede che possano essere riscosse non solo con la carta ma anche in contanti alle poste.
  • In caso di condanna definitiva è prevista la revoca retroattiva del beneficio e la restituzione delle somme (vedi il caso scandalo della domanda presentata dal clan Spada di Ostia)

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IMPORTO del Reddito di cittadinanza

Posto che la domanda rispetti tutti i requisiti di cui sopra, l’importo che verrà erogato varierà tra i 480 e 780 euro al mese (per un singolo) a seconda delle seguenti condizioni:
Numero dei componenti del nucleo familiare - Possesso o meno di una casa - Pagamento di un affitto o di un mutuo - Valori dei redditi familiari

N.B. Il PATTO per il LAVORO e il PATTO per l’INCLUSIONE SOCIALE

Questo è un punto molto importante ed è il motivo per cui in teoria questo non lo si potrebbe definire un vero e proprio ‘reddito’ quanto piuttosto un sostegno temporaneo per superare un momento di difficoltà (in molti Paesi esistono le forme di assistenza ma il reddito di cittadinanza in senso stretto esiste sono in Alaska grazie ai dividendi del petrolio e in Finlandia in via sperimentale dal 2017). Per MANTENERE il reddito di cittadinanza (non vale per la pensione di cittadinanza che assomiglia piuttosto ad un innalzamento della pensione minima garantita) bisogna rispettare alcune condizioni di immediata disponibilità al lavoro e servizio alla comunità. In pratica, una volta ottenuto il reddito di cittadinanza, entro 30 giorni il beneficiario viene convocato nei centri per l’impiego per stipulare quello che viene chiamato il ‘Patto di Lavoro’ o viene convocato dai servizi comunali per stipulare il ‘Patto per l’inclusione sociale’. Come funzionerà nella realtà tutto questo? Difficile dire ma è facile immaginare e scommettere già adesso che è qui che si concentreranno tutte le problematicità ed è qui che si giocherà la fattibilità del progetto nel lungo periodo.

Cos’altro c’è da sapere:

  • I pagamenti decorreranno dal mese successivo a quello della domanda accolta
  • La durata del ‘reddito’ è di 18 mesi (purchè permangano i requisiti) e si può rinnovare per altri 18
  • I molduli per la domanda si posso scaricare dallo specifico sito messo a disposizione dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’incartamento potrà essere presentato al CAF o anche alle poste e il pagamento avverrà su specifica carta magnetica. L’operatività effettiva di tutto ciò sarà tutavia solo il tempo e la pratica a definirle.

ESEMPI di REDDITI di CITTADINANZA per nucleo familiare

Ma ora divertiamoci a fare qualche esempio pratico. Posto che il nucleo familiare ne abbia diritto e quindi la domanda venga accolta, questa dovrebbe essere la distribuzione degli importi spettanti

Nucleo familiare Reddito di cittadinanza Contributo mutuo* Contributo affitto
Singolo

500

+150 +280
Genitore e figlio minore

600

+150 +280
Marito e moglie

700

+150 +280
Genitore e 2 figli minori

700

+150 +280
Genitori e figlio minore

800

+150 +280
Genitori e 2 figli minori

900

+150 +280
Genitori e 3 figli minori

1000

+150 +280

*N.B. Il contributo mutuo e il contributo affitto NON sono cumulabili

Si tratta di una schematizzazione elementare, in realtà le combinazioni sono maggiori ed è difficile rappresentarle tutte, diciamo comunque che dovrebbe essere sufficiente a rendere l’idea.

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PRO/CONTRO

Passiamo ora ad una brevissima rassegna di quali potrebbero essere i pro ed i contro di questo sistema posto che, anche questo sarà un gioco di schematizzazioni e semplificazioni e, premesso in modo altrettanto chiaro, ovviamente solo il tempo potrà giudicare in via definitiva.

PRO

Il livello di civiltà di una nazione lo si misura prima di tutto dalla distribuzione delle sue classi sociali – una società sana è quella in cui a tutti viene data una possibilità e ognuno ha un minimo per vivere con decoro a patto che non faccia deliberatamente nulla per non meritarsi neppure questo. Dal punto di vista politico, se l’operazione dovesse concludersi con pieno successo, i promotori (M5S) taglierebbero definitivamente ogni chances di recupero alla sinistra che si vedrebbe superata, proprio a sinistra, dalla prima vera rivoluzione di politica sociale dal dopoguerra ad oggi. L’euroscetticismo ed il sovranismo troverebbero una fonte di ispirazione e giovamento inattesa perchè il reddito di cittadinanza va nella direzione esattamente contraria a tutto quanto sempre fermamente ‘consigliato’ dalla Commissione europea. Maggiori disponibilità nelle tasche di chi quelle disponibilità non può che utilizzarle per vivere e non speculare, non potrebbero fare altro che aumentare i consumi e quindi rimettere in moto la nostra asfittica economia.

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CONTRO

La difesa incondizionata dei più deboli, priva di una valutazione meritocratica, potrebbe portare ad una diminuzione di competitività ed intraprendenza. Sopratutto se i centri per l’impiego e i servizi comunali non dovessero riuscire a funzionare come sperato. Per quale motivo accettare un lavoro che ti da 800 euro al mese se ne puoi avere poco meno quel lavoro evitandolo? Ci potrebbe essere una corsa al lavoro e ai redditi in nero – dimostrare il meno possibile sarebbe ancora più conveniente. Non a caso ha fatto scalpore la richiesta di reddito di cittadinanza presentata dai membri del clan Spada. Chi ha redditi in nero, a maggior ragione i criminali (sia singoli che organizzati in clan), potrebbe risultare paradossalmente i candidati ideali per il reddito di cittadinanza in mancanza degli adeguati controlli e poteri dissuasori. Immaginate poi un agricoltore o allevatore di quelli magari siciliani che protestano perchè il latte è costretto a produrlo a prezzi ridicoli per via della concorrenza di altri Paesi meno rigorosi sia nelle regole fiscali che di qualità – perchè dannarsi l’anima? Non è un incentivo a mollare tutto e farsi piuttosto assistere dallo Stato invece che essere vessati persino dalle tasse su attività che non riescono ad essere più redditizie? Forse in certi casi un investimento ancora più nobile e sano sarebbe non tanto in un reddito assistenziale ma in un sostegno e una difesa alla produzione. Ultimo punto, non di poco conto, è che si prevedono circa mezzo milione di domande. A parte i problemi organizzativi e di gestione, c’è la questione dei conti. E’ vero che il deficit può aumentare se produce un aumento del PIL, ma è anche vero che il deficit aumenta subito ed è un valore certo, l’aumento del PIL è una scommessa.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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