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Festeggiare l’estinzione dell’umanità

© Sputnik . Alexandr Piragis / Vai alla galleria fotograficaI vulcani Mutnovsky e Gorely, Kamchatka
I vulcani Mutnovsky e Gorely, Kamchatka - Sputnik Italia
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I media internazionali per la prima volta in 50 anni stanno parlando di natalità e mortalità e si stanno chiedendo quando rimane da vivere all’umanità.

Tutti sono d’accordo su una cosa: la popolazione terrestre è destinata ad estinguersi presto. Si tratta solo di capire come tutto questo accadrà.

L’ultima volta che si è manifestato questo interesse per la demografia è stato alla fine degli anni ’60. Allora uscì  una serie di libri divulgativi (Famine 1975!, The Population Bomb) dedicati al tema del sovraffollamento del pianeta. Basandosi sulle statistiche del baby boom, gli studiosi hanno dimostrato che già negli anni ’70 l’umanità si riproduceva tanto velocemente che sarebbero cominciati a morire di fame in centinaia di milioni. L’aumento della popolazione (fino a 24 miliardi nel XXI secolo) corroderà l’economia e distruggerà l’ambiente. Di conseguenza, è necessario sviluppare al più presto metodi per ridurre la natalità.

Dopo la letteratura di divulgazione sono nati filoni di romanzi e film. Negli anni ’70 più o meno un film su due sul futuro cominciava con le parole “per via del sovraffollamento sulla Terra è scoppiata una terribile catastrofe”.

All’inizio degli anni ’70 in moltissimi prendevano più che sul serio questa minaccia. Molte nazioni adottarono programmi per il controllo della natalità e molte altre cominciarono a propagandare il modello delle famiglie con pochi figli.

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E oggi, nel 2019, la situazione è leggermente cambiata.

Sì, la popolazione della Terra in generale continua a crescere. Ma la natalità si sta velocemente riducendo ovunque nel pianeta. In più di metà delle nazioni (Cina, Russia, USA, Giappone e Brasile inclusi) la natalità è al di sotto del livello di riproduzione. In parole povere, nascono meno figli di quanti siano i genitori. Al momento ancora si osserva un aumento dell’aspettativa di vita. Tuttavia, presto, quando le popolazioni più adulte cominceranno a morire per vecchiaia lasciando il posto ai più giovani, le statistiche della popolazione registreranno un calo.

Come si legge in Empty Planet, il nuovo libro dei ricercatori canadesi Darrell Bricker e John Ibbitson, la popolazione terrestre raggiungerà il suo picco aritmetico (9 miliardi di abitanti) nei prossimi 30 anni. Dopodiché comincerà a calare. E poi questo calo forse non si potrà più fermare perché scatenerà un effetto domino.

Negli ultimi anni stiamo osservando in tutto il pianeta dei tentativi (dai più morigerati ai più spasmodici) di lottare contro la minaccia dell’estinzione. In Cina nel 2016 hanno ufficialmente abolito la politica del figlio unico. In Corea del Sud hanno cominciato a promuovere la natalità. In Italia hanno introdotto la giornata della fertilità. In Ungheria le madri con tanti figli sono esonerate dal versamento dell’imposta sul reddito e le famiglie che desiderano allargarsi possono usufruire di mutui a tasso zero per comprare una casa o una macchina.

Ma tutto questo non è sufficiente. In Cina dopo un lieve aumento della natalità nel 2016 (da 16,55 milioni a 17,85) questo parametro è nuovamente precipitato nel 2018 (15,23 milioni). Nonostante l’immigrazione, anche l’Italia sta morendo in quanto la natalità è ai minimi. Nemmeno in Ungheria si osservano segnali di crescita della fertilità. Tuttavia, è la Corea del Sud a registrare il record fra le grandi nazioni: qui il tasso di natalità è precipitato a meno di un figlio per donna.

Si avvicinano a questi preoccupanti valori anche nazioni inaspettate. In India la natalità è già calata sotto gli standard minimi praticamente in tutte le città e in 12 stati. Hanno smesso di riprodursi anche Bangladesh, Vietnam, Malesia e Myanmar. La natalità è in calo anche in Arabia Saudita, Filippine, Argentina e Indonesia.

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Persino l’Africa, al momento la principale fonte di neonati sul pianeta, comincia a dimostrare i primi segni di cedimento.

Dunque, viene da chiedersi cosa ne sarà di noi. E le risposte possono essere due.

Il fatto è che “il mezzo secolo di terrore prima del sovraffollamento” è riuscito a creare tutto un comparto economico. Si tratta dei numerosi istituti internazionali per il controllo della natalità che impiegano centinaia di migliaia di impiegati. Sono studiosi che per decenni hanno cercato modi per ridurre la natalità. Sono registi che in gioventù si sono avvicinati alle idee del neo-malthusianesimo e le hanno portate con sé tutta la vita (ad esempio, il celebre James Cameron nel suo Avatar del 2009 spaventa lo spettatore con un futuro terribile su una Terra sovraffollata e eccessivamente inquinata).

Secondo i rappresentanti della “vecchia scuola”, come la gerontologa di Oxford Sarah Harper, non dovremmo lamentarci dell’estinzione dei terrestri, ma festeggiarla. Dopotutto, “nell’economia del sapere poche persone colte contano di più della popolazione in crescita perché l’automazione si sobbarcherà la maggior parte dei compiti” e “per gli eserciti di oggi non abbiamo bisogno di molte persone”. Poi non avere figli significa far del bene alla natura perché un bambino consuma molto. Chiaramente alcune distorsioni a livello economico sono possibili ma comunque si registrano “movimenti della manodopera a livello globale”. Manca manodopera in Germania? Prendiamo milioni di lavoratori dal Pakistan o dall’Africa. E così via.

In this photo taken on Sunday, Jan. 14, 2018, thermometer shows as the temperature dropped to -65 degrees Centigrade (-85 degrees Fahrenheit) in Tomtor village in the east of Yakutia, the center of the 2nd Borogonsky heritage of the Oymyakonsky ulus. Tomtor is known as the Pole of Cold, although this title is disputed by two more settlements Oimyakon and Verkhoyansk - Sputnik Italia
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La “nuova scuola”, invece, la vede diversamente. Innanzitutto la “civiltà dell’estinzione” sarà anche la “civiltà delle badanti”, cioè una porzione sempre maggiore dell’economia e della manodopera sarà impiegata nelle cure agli anziani. Ci sarà anche un altro effetto. Così come l’esplosione del progresso tecnico-scientifico del XIX e del XX secolo fu accompagnata da un aumento delle persone colte, il calo della natalità provocherà invece una diminuzione delle persone colte. Vi saranno meno specialisti, meno geni, meno inventori. Ciò significa che saranno sempre meno le persone ad affrontare le sfide che la Terra dovrà raccogliere. Chiaramente, possiamo sempre sognare “robot-geni che facciano tutto per noi”, ma al momento i Mendeleev e i Landau cibernetici non sono che fantascienza. Un Paese come gli USA la cui popolazione è di circa 330 milioni di persone non ha specialisti a sufficienza e cerca di reperirli dove può.

Dunque, invece di un calo della popolazione regolare fino a valori nella norma sotto la supervisione di premurosi cyborg, otterremo solo desolazione e penuria di specialisti in vari campi. Questo provocherà rallentamento economico, impoverimento del settore tecnico-scientifico e delle infrastrutture e una picchiata a livello culturale.

Chi erediterà il pianeta? A questa domanda hanno tentato di rispondere in vari modi.

Alcuni pensano che la Terra fra circa 100 anni sarà popolata dai figli degli attuali milionari. Per coloro che già ora hanno capito che Empty Planet è il futuro questa è l’opportunità di invadere il mondo con i propri egoistici geni. E dunque cominciano a fare più figli possibile da varie donne e concubine (può sembrare eccessivo, ma so di cosa parlo).

Altri pensano che la Terra sarà ereditata da comunità ultrareligiose oggi chiuse che negano tutti i traguardi raggiunti dal mondo contemporaneo e che si riproducono alla maniera antica.

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Ma questa è tutta un’altra storia.

Quello che abbiamo descritto ci deve indurre a riconsiderare una banalità non ovvia. Sebbene l’umanità contemporanea come specie abbia centinaia di migliaia di anni, teoricamente potrebbe smettere di esistere nel giro di un’unica generazione. Esistiamo su questo pianeta da tempo, ma siamo estremamente effimeri. Tutta la nostra storia su questo pianeta è stata garantita dal fatto che ad ogni generazione l’uomo nonostante le difficoltà abbia messo al mondo e cresciuto le persone della generazione successiva. Se smettiamo di farlo, l’umanità finirà in breve tempo.

Chiaramente questo è di fatto uno scenario improbabile. Ma anche nelle previsioni più moderate “la civiltà dell’estinzione” sarà radicalmente diversa da quella a cui eravamo abituati. E, tra l’altro, non è una civiltà del futuro: noi in Russia e in Europa ne siamo già parte.

di Viktor Marahovsky

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