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Il ministro serbo ha dichiarato che il paese non entrerà nella NATO

© Sputnik . Ruslan Krivobok / Vai alla galleria fotograficaLa bandiera della Serbia
La bandiera della Serbia - Sputnik Italia
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La Serbia, fermamente, aderirà alla politica di neutralità e non entrerà nella NATO, ha detto il ministro per l'innovazione e lo sviluppo tecnologico della Serbia, presidente del partito popolare Nenad Popovic.

"Da anni vediamo alcuni paesi qui nei Balcani, che sono desiderosi di diventare membri della NATO, ma la Serbia duramente rimane in posizione di neutralità militare, la Serbia non sarà mai un membro della NATO.

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Il 99% dei cittadini della Repubblica serba esprime chiaramente questa posizione, ci atteniamo alla neutralità militare", ha dichiarato in una riunione del gruppo di lavoro della commissione statale per la protezione della sovranità, prevenzione e intervento negli affari interni della Federazione russa. L'evento si è svolto via video tra Mosca e Belgrado a "Mia Rossiya Segodnya" ed è stato dedicato al 20esimo anniversario dell’intervento militare dei paesi membri della NATO in Jugoslavia.

Parlando del bombardamento della Jugoslavia da parte delle forze della NATO, ha osservato che ciò è stato fatto "con un unico scopo: togliere alla Serbia il Kosovo".

Ha aggiunto che il risultato di questa campagna militare è stato “un non successo", in quanto il Kosovo, se si legge la Costituzione o i documenti internazionali, rimane parte della Serbia, nonostante il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte dei paesi occidentali.

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Nel 1999 l’opposizione armata dei separatisti albanesi dell'esercito di Liberazione del Kosovo, contro l'esercito e polizia serba, ha portato al bombardamento della Repubblica Federale di Iugoslavia (all’epoca era composta da Serbia e Montenegro) da parte delle forze della NATO.

Gli attacchi aerei della NATO sono durati dal 24 marzo al 10 giugno 1999. Il numero esatto delle vittime non è noto. Secondo le stime delle autorità della Serbia, durante i bombardamenti sono morte 2500 persone, tra cui 89 bambini. Oltre dodicimila persone sono rimaste ferite. I danni, secondo diverse fonti, ammontavano dai 30 ai 100 miliardi di dollari.

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