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Il riscaldamento globale distruggerà gli strati

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L'ulteriore aumento delle temperature terrestri diminuirà sensibilmente la velocità di formazione degli strati sugli oceani. Questo rallenterà bruscamente il riscaldamento degli oceani e rafforzerà ulteriormente il riscaldamento globale. Di questo hanno parlato alcuni scienziati sulla rivista Nature Geoscience.

"Se la concentrazione di CO2 nell'atmosfera raggiungerà 1200 parti per milione, questa tipologia di nuvole scomparirà. In tal caso, la temperatura della superficie oceanica aumenterà di 8 gradi Kelvin. Penso e spero che l'attuale progresso tecnologico riuscirà a frenare le emissioni e che non arriveremo a quel punto", ha dichiarato Tapio Schneider dell'Università di Pasadena (California).

Un futuro senza nuvole

Gli scienziati al momento dibattono su come e perché i vapori acquei nell'atmosfera si trasformino in gocce che formano diverse tipologie di nuvole, ma suppongono che questo processo non possa cominciare in maniera autonoma. Per questo sono necessari "embrioni" di condensazioni, cioè particelle alle quali si "attaccano" le prime molecole d'acqua che poi attirano su di sé le altre e formano una goccia.

A "embrioni" possono assurgere microparticelle di polvere, microbi o particelle di fuliggine derivanti dalle emanazioni vulcaniche e dagli scarichi delle auto. Negli ultimi decenni i fisici hanno trovato prove a favore di questo, ma non sono riusciti a spiegare in che modo le nuvole compaiano là dove non ci sono polvere, automobili o vulcani, ovvero al di sopra di oceani e foreste. Nel 2009 alcuni fisici hanno persino cominciato a sospettare che i raggi cosmici svolgessero un ruolo nella formazione delle nuvole.

La velocità della loro formazione, come ora sostengono i climatologi, dipende direttamente da quali condizioni climatiche prevalgano in determinate regioni della Terra. Ad esempio cambiamenti della velocità di evaporazione dell'acqua dalla superficie oceanica possono o accelerare la formazione degli "embrioni" di condensazione o rallentare questo processo o anche influenzare la formazione e la distruzione delle nuvole in altri modi.

Schneider e i suoi colleghi hanno preparato la prima previsione di questo tipo per il futuro clima del pianeta: hanno creato un modello digitale che ha imitato la formazione delle nuvole sopra una zona dell'oceano arbitraria all'altezza dei Tropici.

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Gli scienziati hanno prestato attenzione al ruolo svolto dagli strati nello scambio di calore tra la superficie terrestre, l'atmosfera e lo spazio aperto. In sostanza, le gocce d'acqua all'interno delle nuvole assorbono il calore proveniente dal Sole e dalla superficie terrestre e lo trasmettono negli strati superiori dell'atmosfera dove quasi non c'è umidità.

Di conseguenza, l'atmosfera terrestre viene raffreddata perché parte dell'energia solare non raggiunge la sua superficie. Schneider e i suoi colleghi hanno appurato in che modo l'aumento di CO2 nell'atmosfera e i processi ad esso legati influissero su questa proprietà delle nuvole.

Echi del passato

Le loro stime hanno dimostrato che al raggiungimento di una determinata quantità di gas serra nell'atmosfera, circa 1200-1300 parti per milione, gli strati, la tipologia di nuvola più comune sulle acque oceaniche, diventano bruscamente instabili.

Questo si verifica perché l'anidride carbonica comincia a ostacolare la veloce trasmissione di calore dalle nuvole verso l'alto, allo spazio. Ma non ostacola la trasmissione del calore verso il basso, cioè verso le zone già calde. Di conseguenza, la differenza di temperatura fra di loro diminuisce e la velocità di rimescolamento delle nuvole che influisce positivamente sulla loro stabilità diminuisce drasticamente.

Inoltre, l'evaporazione accelerata dell'acqua dalla superficie rafforza la turbolenza dei flussi d'aria che si alzano verso gli strati più alti della troposfera. Questo, insieme al primo fattore, porta a una rapida dissoluzione delle nuvole e a un brusco aumento della temperatura.

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La cosa interessante è che, se i gas serra raggiungeranno questo quantitativo e poi cominceranno a diminuire, la copertura nuvolosa ritornerà nella norma solamente se si raggiungeranno nuovamente i valori preindustriali, cioè circa 300 parti per milione.

Qualcosa di simile, ritengono i climatologi, si è verificato durante l'Eocene, una delle prime ere geologiche quando il pianeta non era ricoperto di ghiaccio e in Artide e Antartide vivevano coccodrilli e altri rettili a sangue freddo.

Prima di allora gli scienziati non sapevano spiegare queste temperature così alte considerato che il livello di CO2 nell'atmosfera allora era circa la metà di quanto si prevedesse. Oggi gli scienziati hanno la risposta a questo mistero e possono prevedere cosa accadrà alla Terra nei prossimi secoli.     

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