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La storia del primo foreign fighter arrestato in Italia

© AFP 2021 / ALBARAKA NEWSCombattenti ISIS
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Mourad Sadaoui, algerino di 45 anni, è rientrato clandestinamente in Italia in vista della sconfitta dell'Isis. Lo riporta oggi il Giornale.

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E' stato arrestato ieri dalla Digos di Caserta Mourad Sadaoui, il terrorista che combatteva per lo Stato islamico. La prima volta quando il magrebino era entrato in Italia è stato nel lontano 2003. Sadaoui ha ottenuto il permesso di soggiorno e abitava nel comune campano di San Marcellino, dove lavorava come operaio. Dieci anni dopo il rinnovo del permesso gli  stato negato e l'algerino è stato costretto a lasciare l'Italia. Dopo il ritorno in madrepatria sarebbe partito verso la Siria per combattere con lo Stato Islamico.

Avrebbe operato per tre anni anche in Iraq. Il tribunale di Constantine, in Algeria, ha emesso un mandato di cattura internazionale nei confronti del miliziano per adesione a un'organizzazione terroristica. Anche i servizi segreti italiani lo avevano registrato come jihadista. Le prime segnalazioni del possibile rientro di Sadaoui sono arrivate nel 2017. Secondo ipotesi poteva recarsi in Campania, dove ha vissuto per tanto tempo.

"Eravamo in possesso solo di una sua foto — racconta a il Giornale il dirigente delle Digos di Caserta, Vincenzo Vitale — Abbiamo messo in piedi un'indagine vecchio stile stringendo sempre più il cerchio". Il terrorista si muoveva di continuo e talvolta raggiungeva il centro di Napoli. Quasi ogni notte cambiava rifugio utilizzando casolari abbandonati. E viveva di espedienti chiedendo addirittura l'elemosina fuori dai centri commerciali. Gli investigatori erano riusciti a individuarlo e lo stavano pedinando per capire se incontrava altri elementi sospetti.

Ieri all'alba è scattato il blitz "in un casolare di Acerra, un posto in aperta campagna, non circondato da case e buio. Quindi era anche facile intuire la nostra presenza" ha spiegato Antonio Borelli, questore di Caserta.

"È il primo foreign fighter di ritorno dalla guerra islamica che viene catturato in Italia", ha sottolineato Claudio Galzerano, capo del servizio di contrasto del terrorismo esterno.

Gli investigatori stanno cercando di scoprire non solo il tragitto del viaggio di rientro, ma anche "eventuali reti di sostegno che possano avere favorito la latitanza dell'algerino".    

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