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Prima di lanciare il missile atomico, controlla che tempo fa

© REUTERS / Lucy NicholsonUn missile
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La guerra fredda che ricordiamo cominciò poco dopo la seconda guerra mondiale e finì nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino.

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Era, quello di allora, un mondo bipolare e le due superpotenze, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica potevano contare, ciascuna di loro, su una notevole quantità di stati "satelliti" raggiungendo, di fatto, uno stabile equilibrio tra le due forze confermato dal possesso di armi nucleari. Conflitti ce ne furono, ma sempre circoscritti e mai si arrivò ad uno scontro diretto. Qualche volta, però, ci si andò molto vicino. A parte la crisi di Cuba, dove il rischio di un conflitto nucleare fu evidente a tutti, altre volte il pericolo ci fu ma, superato il momento, non venne reso noto al pubblico. Lo fu soltanto anni dopo, quando la notizia non avrebbe più comunque suscitato panico tra le popolazioni.

Una di queste crisi che portarono vicino allo scoppio di una guerra avvenne nel 1967, ma in America è stata resa pubblica solo nel 2016. Ne hanno parlato i reduci statunitensi di quell'evento durante una presentazione tenuta presso lo High Altitude Observatory nel National Center for Atmospheric Research di Boulder in Colorado. Più esattamente, è stato il fisico dello spazio Delores Knipp a riferirne citando la testimonianza del colonnello in pensione Arnold L. Snyder che fu uno dei protagonisti.

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Occorre ricordare che negli anni '60 si era in piena guerra fredda e le due potenze diffidavano fortemente l'una dell'altra temendo attacchi missilistici a sorpresa. Per questo motivo entrambe avevano situato posti di osservazione radar nei punti strategici da cui si sarebbe potuto costatare un possibile lancio di missili dalla parte avversa. Gli Usa ne avevano situati alcuni nella zona vicina all'artico e la gestivano assieme agli alleati canadesi. Si trattava del Ballistic Missile Early Warning System (BMEWS). A un certo punto, il 23 marzo del 1967, dovettero notare che tutte le rilevazioni radar e le trasmissioni radio andarono in tilt. Fu naturale pensare immediatamente che si trattasse di un'azione ostile dei sovietici che avevano messo fuori uso le postazioni di sorveglianza per poter non fare intercettare i loro missili in partenza e destinati a colpire il territorio americano. Fu una questione di attimi: subito si dette l'allarme e si ordinò agli aerei da guerra di prepararsi ad alzarsi in volo e si "armarono" i missili da difesa e da attacco.

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Fu una fortuna che qualcuno decise di interpellare anche la struttura meteorologica militare per sincerarsi di quali condizioni atmosferiche si sarebbero incontrate in volo. Al colonnello Snyder, in forza al Norad's Forecaster Center, si deve il fatto che il lancio "ritorsivo" non fu effettuato. Fu lui infatti che informò chi lo stava interpellando che il fuori uso dei sistemi non era dovuto ad una azione nemica, bensì a una fortissima tempesta solare che aveva creato effetti elettromagnetici talmente importanti da far cessare il funzionamento di tutti gli apparecchi presenti in una vasta area.

Durante la sua conferenza Knipp ha confermato che si trattò di una situazione molto pericolosa ma: "Fu a quel punto che la storia cambiò direzione: le cose si stavano mettendo terribilmente male ma l'informazione ricevuta le fece andare eccezionalmente bene". Sembrerebbe che nel fatto fosse stato coinvolto anche il Presidente Johnson e, visto che si sarebbe trattato di decidere un attacco atomico, la cosa ci sembra naturale.

La tempesta magnetica durò circa una settimana e per tutto il tempo le apparecchiature non funzionarono, ma la guerra non scoppiò.

Da quei giorni, comprensibilmente, gli stanziamenti destinati alle previsioni meteorologiche e all'osservazione solare furono ulteriormente aumentati.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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