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L'Italia reagisce alla Francia. Ed è crisi diplomatica

© REUTERS / Philippe Wojazer/PoolIl presidente francese Emmanuel Macron
Il presidente francese Emmanuel Macron - Sputnik Italia
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Anni fa, Sergio Romano descrisse in un suo libro la relazione con la Francia come la più difficile tra le tante intrattenute dall’Italia. I fatti di questi giorni sembrano dargli ragione.

Anche se nel dibattito italiano stanno prevalendo gli elementi di polemica interna — le elezioni europee sono infatti ormai alle porte e la crisi italo-francese è argomento che si presta a facili strumentalizzazioni — quanto sta accadendo merita di essere ricondotto ad un contesto più ampio. Il vicepresidente del Consiglio italiano, Luigi Di Maio — affermano a Parigi — avrebbe gratuitamente provocato il presidente Emmanuel Macron, offrendo il proprio appoggio ai Gilets Jaunes che ne stanno chiedendo da tre mesi a gran voce le dimissioni.

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La circostanza può essere senz'altro considerata come un'indebita ingerenza nelle vicende politiche francesi, ma proprio la prospettiva elettorale europea potrebbe indurre a considerare anche delle spiegazioni alternative. I Cinque Stelle cercano alleati con cui fare gruppo nel futuro Europarlamento e stanno corteggiando attivamente i Gilet Gialli non solo perché li ritengono molto forti, ma anche perché hanno compreso che godono di significative simpatie tra gli italiani. Il gesto di Di Maio potrebbe quindi avere anche motivazioni differenti rispetto alla volontà di sostenere dall'esterno un processo che mira all'indebolimento dell'Eliseo.

Tuttavia, i francesi non debbono pensarla allo stesso modo. Intanto, perché hanno notato la crescita di un sentimento a loro ostile in Italia. E poi perché sono mal tollerate anche le posizioni che l'altro vicepremier italiano, Matteo Salvini, ha assunto nei confronti del presidente Macron. Anche il leader leghista, tra l'altro, vanta legami importanti con l'opposizione francese, seppure non si tratti di quella dei Gilet, ma del Front National di Marine Le Pen.

Essendo il sistema politico-istituzionale transalpino più coeso di quello italiano, a Parigi si è fatto strada il convincimento che a Roma si sia deciso di sfidare apertamente la Francia. Di qui la decisione di ritirare l'Ambasciatore da Palazzo Farnese. Anche se per ora non c'è motivo di ritenere che Macron sia nel giusto, dalle azioni e dalle invettive di Salvini e Di Maio potrebbe però effettivamente emergere con il tempo una politica di più coerente difesa degli interessi nazionali italiani nei confronti di quelli francesi.

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Le iniziative assunte dai leader del Cinque Stelle e della Lega stanno in effetti polarizzando il dibattito politico italiano, rafforzando Salvini tra gli elettori di inclinazioni sovraniste ed allargando il solco già abbastanza importante esistente tra i pentastellati e il Pd, che si è schierato con Macron. In pratica, l'urto con i francesi starebbe blindando Di Maio rispetto all'ascesa del rivale interno Alessandro Di Battista, che sembra averne sposato le posizioni, accentuando il profilo nazionalista della politica estera italiana.

A soffrirne maggiormente è il terzo partito della maggioranza, ovvero la componente tecnica vicina al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tradizionalmente filo-europeista e in parte anche filo-francese, come il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ex alto funzionario della Commissione Europea insignito della Legion d'Onore, che si trova ora in evidente disagio. Il Capo dello Stato italiano farà di certo tutto il possibile per favorire una distensione nei rapporti bilaterali italo-francesi.

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Sarebbe tuttavia sbagliato ricondurre la crisi attuale solo a fattori estemporanei. Da quando l'Italia esiste come Stato unitario, i suoi interessi sono stati spesso in collisione con quelli francesi. Parigi appoggiò il Piemonte di Cavour allorquando si trattava di assecondarne l'ambizione a creare un regno satellite esteso alla Lombardia. Fu colta invece di sorpresa quando il processo di unificazione nazionale italiano raggiunse il Sud, con l'appoggio dell'Inghilterra. Qualche anno dopo, Roma e Parigi si disputarono la Tunisia e ai tempi di Crispi scoppiò anche un'aspra guerra doganale, che impoverì sensibilmente l'Italia. Durante la Seconda guerra mondiale Mussolini aggredì la Francia, che alla fine si trovò tra i vincitori. La sconfitta italiana non impedì però a Roma di sostenere sottobanco, insieme agli Stati Uniti, l'insurrezione guidata dall'Fln in Algeria.

La Francia ha restituito recentemente tutto con gli interessi. Parigi è stata infatti fra le promotrici della campagna contro la Libia, che ha sottratto all'Italia l'influenza preponderante di cui aveva goduto in precedenza a Tripoli. E anche oggi tra la concorrenza l'Italia e la Francia per determinare il futuro libico assorbe significative risorse diplomatiche di Roma e Parigi.

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L'Italia soffre inoltre gli effetti dell'aggressivo shopping condotto dalle imprese transalpine nel Bel Paese, che si è concentrato sulle banche, sulle assicurazioni e le telecomunicazioni, spesso con l'attivo, ancorché opaco, supporto dello Stato francese. Nel frattempo, Fincantieri ha incontrato difficoltà straordinarie nel suo tentativo di creare una grande aggregazione con gli Chantiers de l'Atlantique francesi, anche a causa dell'entrata in scena dell'antitrust europeo, cui Parigi e il suo antitrust nazionale non sono stati estranei.

Il governo italiano non ha gradito neppure il modo in cui i francesi si comportano sul versante dell'immigrazione, in cui non sono mancati gli incidenti. Salvini afferma che Parigi ha respinto verso l'Italia ben 60mila irregolari, alcuni dei quali sono stati scortati di nascosto in territorio italiano dalla stessa polizia francese.

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Il Trattato di Aquisgrana ha fatto il resto, consolidando un direttorio a due franco-tedesco dal quale l'Italia non è solo esclusa, ma danneggiata, per le implicazioni che potrebbe avere sul versante industriale militare e soprattutto a causa della preconcertazione delle decisioni da assumere in ambito europeo.

Chi critica Di Maio e Salvini perché preoccupato delle possibili rappresaglie francesi forse dovrebbe riflettere su quanto la Francia ha già fatto negli ultimi dieci anni nei confronti dell'Italia. Forse si correranno dei rischi nel puntare i piedi, ma è un fatto che finora l'acquiescenza non abbia pagato molto. I francesi non si sono fatti scrupoli nel continuare a danneggiare importanti interessi italiani. Al massimo, insisteranno. Parigi non può fare di più. Grazie all'Ue, chiusure doganali sono da escludere, mentre un tentativo di svendere i titoli di stato di Roma in mani francesi comporterebbe gravi perdite patrimoniali anche ai loro danni. È bene però che adesso il Governo italiano definisca in modo accurato gli obiettivi da conseguire con la reazione che sta prendendo forma. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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