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Luca Pingitore: “Finché c’è visto c’è speranza”

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Transnistria, Abkhazia, Ossezia del Sud, Kosovo, Palestina, alture del Golan, Corea del Nord e via dicendo, la lista è lunga. C’è chi va in vacanza a Cortina o alle Maldive, lui invece sceglie posti in cui nemmeno le redazioni dei grandi giornali mandano più gli inviati. E dice che lo fa solo perchè gli piace conoscere e toccare con mano...

Luca Pingitore assomiglia un po' al viaggiatore che abbiamo immaginato per la serie di mini documentari sulle Repubbliche della Federazione (Chi è quel matto che va in…) infatti ci ha anche aiutati con consigli, curiosità e passandoci alcune foto per la realizzazione dei servizi sulle Repubbliche del Caucaso russo. Essendo qui a Mosca, questa volta per affari, Sputnik Italia lo ha voluto incontrare per una breve intervista.

La tua lista di Paesi visitati non è da turista ma neppure da semplice viaggiatore, sembra che tu ti scelga proprio zone critiche, malfamate o contese se non addirittura in guerra. Sembra più una lista da inviato di guerra. Perchè preferisci proprio queste destinazioni?

© Foto : Luca PingitoreLuca Pingitore - treno in Kazakistan
Luca Pingitore - treno in Kazakistan - Sputnik Italia
Luca Pingitore - treno in Kazakistan
A me piace viaggiare, ma viaggiare sul serio. Quindi non solo foto ai monumenti o percorsi turistici. Io sono un appassionato di geografia, storia, tradizioni culturali ma anche geopolitica, ho bisogno dell'esperienza diretta, non mi fido troppo di quello che leggo o sento in giro e voglio toccare il più possibile con mano. Preferisco le periferie alle città, le campagne ed i centri minori alle capitali e mi addentro sempre nelle province quando posso perchè è lì che hai il quadro vero del Paese. Mi piace anche scrivere e raccontare storie ed esperienze dei posti in cui mi reco ma non mi definisco fotoreporter, non sono un professionista. Giungo nei luoghi che intendo visitare solo dopo la fine delle tensioni o, almeno per ora, frequento le immediate ‘retrovie' e non le prime linee. Sono però anche io motivato forse dallo stesso istinto del reporter — amo raccontare quello che vedo e superare i preconcetti. Sottolineo comunque che per me viaggiare e raccontare è più una passione che un lavoro, nella vita faccio anche tutt'altro, semplicemente amo impegnare il mio tempo viaggiando come fanno tanti, solo che io scelgo mete tipo Cecenia, Corea del Nord, vado in ritiro tra i monasteri del monte Athos…

Hai scritto un libro dal titolo piuttosto curioso ‘Finchè c'è visto c'è speranza' — ti piaceva il gioco di parole o è anche un po' una filosofia di vita?

Più che un libro è una raccolta dei miei primi resoconti di viaggio che, ai tempi, pubblicavo su un webforum che poi ha chiuso. Non ha la pretesa di un'opera letteraria, lo stile dei racconti è anche un po' goliardico e legato alla spensieratezza di quel periodo, è giusto una sorta di memoria storica per quando sarò vecchio e vorrò raccontare le avventure dei bei tempi ai nipoti…piuttosto, dovrò decidermi a pubblicarne un altro con i resoconti più recenti che si sono accumulati.

© Foto : Luca PingitoreAntica torre di difesa in Ossezia del Nord
Antica torre di difesa in Ossezia del Nord - Sputnik Italia
Antica torre di difesa in Ossezia del Nord
Il titolo è nato da una battuta fatta da un mio amico viaggiatore anch'egli, esprime la mia attrazione per i posti ancora veri, semplici, non ancora intaccati dai flussi di massa. Magari da un certo punto di vista la globalizzazione porta anche del benessere (non sempre certamente) ma dall'altro lato è chiaro che snatura i luoghi e sopratutto le persone. Negli ultimi anni ho visto cambiare sotto i miei occhi tanti Paesi. Per certi versi in peggio. Dove prima venivi accolto con interesse, simpatia e ospitalità, poco tempo dopo trovavi indifferenza e atmosfere più distaccate e preconfezionate. Anche per questo tendo a frequentare posti particolari, non mi piace sentirmi turista, mi servono le emozioni vere. Il titolo riflette però anche una mia precisa ‘fissa': quella di attraversare le frontiere fisicamente. Mi piace viaggiare in treno, bus, nave più che in aereo ed entrare nei paesi attraverso le varie dogane terrestri o marittime. Mi piace proprio testare le vie e le frontiere più problematiche. Mi sono convinto che i posti li capisci sul serio solo frequentando le campagne ed attraversando fisicamente le frontiere. In questo senso sì, possiamo dire che è una specie di filosofia.

Sappiamo che spesso esiste una distanza enorme tra quello che vediamo con i nostri occhi e quello che i mezzi di informazione ci raccontano. Cosa pensi si potrebbe fare per migliorare il livello di corrispondenza tra mondo reale e la proiezione virtuale che in alcuni casi viene raccontata dai mezzi di informazione?

Burkina Faso - Giorgio Bianchi - Sputnik Italia
Il teste d’accusa – intervista a Giorgio Bianchi
Purtroppo spesso oggi all'informazione mancano o i mezzi o la volontà. Anche le redazioni in buona fede oggi mancano proprio di inviati all'estero e si limitano a girare le agenzie altrui. Questo produce superficialità e approssimazione. In altri casi invece c'è l'intenzione di influenzare l'opinione pubblica per i più svariati motivi politici per cui l'informazione è completamente errata. Il cosiddetto cittadino medio, quello che si informa quasi esclusivamente dai titoli di giornali e tv senza approfondire più di tanto, è convinto di avere un giudizio di fatti e persone del tutto vicino alla realtà. Ma così non è. Come se ne esce fuori? Di certo non tutti hanno la possibilità di viaggiare per andare a controllare le notizie in prima persona. Si può provare ad informarsi utilizzando più fonti e canali possibili, oggi abbiamo anche internet, ma anche lì bisogna stare attenti perchè le manipolazioni sono ovunque. La cosa migliore sarebbe forse che i mezzi di informazione trovassero le risorse e la volontà per investire un po' di più per gli inviati e i reporter.

So che sei qui a Mosca per accompagnare una delegazione, di cosa vi state occupando se posso chiedere?

Sono a Mosca  insieme ad alcuni imprenditori del settore energetico (mobilita' sostenibile), turismo, agroalimentare, in doppia veste di accompagnatore della delegazione stessa e di operatore nel settore del  turismo. Conosco bene il Caucaso del Nord, quello all'interno della Federazione Russa (Cecenia, Daghestan, Ossezia, Kabardino-Balkaria) e organizzo costantemente viaggi in quell'area  geografica stupenda per luoghi e popoli. Spero quindi di poter essere utile in questa trasferta e aiutare imprenditori italiani e russi a trovare buone intese. Qui in Russia in tutti i settori il mercato è vasto e pieno di prospettive.

Progetti per il futuro? Rimarrai nomade o diventerai stanziale?

Non lo so neanche io, di solito evito la domanda dicendo sempre: "Vivo con la valigia in mano. Al futuro, ci pensiamo… in futuro…".

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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