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Caro Ministro ti scrivo, così vi distraggo un po’

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Mohamed Abdelfetah, migrante eritreo, attivista e autore del libro ‘le cicogne nere’, ha scritto una accorata lettera aperta al Ministro Salvini che suona, pur nella sua pacata e rispettosa stesura, un vero e proprio atto di accusa. Ve la pubblichiamo integrale. In calce però aggiungeremo le nostre considerazioni, perchè qualcosa non ci torna.

«Caro ministro Salvini, io eritreo in esilio oggi in Italia sento odio e provo paura» questo il titolo apparso sul giornale La Sicilia ieri 9 dicembre. Segue la lettera aperta del Sig. Abdelfetah che integrale riportiamo. Tutte le nostre considerazioni e dubbi, verranno dopo.

Lettera di Mohamed Abdelfetah del 9 dicembre 2018 al Ministro degli Interni Salvini (versione integrale tratta dal gionale La Sicilia versione online)

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Caro ministro Salvini
io vivo in esilio da ben diciassette anni e di persone che fanno discorsi forti e affascinanti ne ho visti tanti. Uomini che avevano drammaticamente solo una cosa in comune: tutti erano dei leader corrotti e crudeli, ognuno di loro da almeno trent'anni. Uno dei discorsi più famosi che ho sentito è stato quello di Gheddafi. Quando lo pronunciò mi trovavo a 200 metri di distanza da lui e ascoltavo a bocca aperta questo dittatore stravagante che diceva minacciando i ribelli: «Puliremo le strade casa per casa, via per via, quartiere per quartiere». A sette anni della sua morte, ho letto la sua intervista sul "Fatto Quotidiano" e ho avuto la terribile sensazione che fosse un replay di quell'ultimo discorso storico del dittatore libico. Lei ripeteva le sue parole senza dimenticare una virgola. Ammetto che mi è venuto un brivido perché solo in quel momento ho capito a che punto siamo arrivati. Lei, signor ministro, è stato eletto anche alimentando la paura verso i più deboli. Oggi ammetto che anche io ho paura, non mi sento sicuro nemmeno camminando per strada o parlando con le persone. Sento l'odio alla fermata dell'autobus o negli uffici pubblici e persino negli uffici della Questura, in cui andiamo quotidianamente. I giornali dicono e la storia ci ricorda che in questo Paese i Decreti più famosi sono sempre stati del genere che seminano odio verso l'altro: dal Decreto del 15 ottobre di Mussolini, al Decreto Bossi-Fini che criminalizza la presenza di persone solo per aver messo piede sul suolo italiano, a quello di Minniti che alla fine ha portato anche a un accordo con la Libia. E ora il suo Decreto di Insicurezza, che ci toglie la Sicurezza. Da sempre questo tipo di leggi hanno lasciato delle grandi ferite nell'umanità. Signor ministro, io non credo che Lei sia stato obiettivo nei nostri confronti, affrontando il tema dell'immigrazione. Noi ci siamo sentiti strumentalizzati dalla sua politica portata avanti per arrivare al Governo democraticamente. Quello che mi spaventa è che Lei ci insegna ancora oggi e ci dice che la democrazia può portare anche a questo. Non sono d'accordo. Ho sempre pensato che la democrazia sia invece una via che ci porta alla pace alla sicurezza, alla convivenza e al bene comune. Signor ministro, per colpa delle politiche dei respingimenti io ho perso due cari amici in Libia negli ultimi mesi e tante donne hanno partorito e sono morte lasciando i loro figli sulla spiaggia. Io oggi non mi sento sicuro e voglio andar via dall'Italia che pensavo essere diventata la mia seconda Patria. Non voglio stare in un Paese che non crede nei suoi valori e nelle sue Istituzioni. Io sono qua proprio perché non esiste tutto ciò nel mio Paese. La invito allora, signor ministro, a ricordare tutta la verità agli italiani, verità che Lei conosce bene: cioè che molti di noi non vogliamo stare in Italia ma siamo obbligati dalla legge Dublino. La invito, signor ministro, a dire che noi siamo qua senza la nostra volontà ma perché facciamo parte di un gioco politico, di un sistema sbagliato. Il giorno in cui Lei andrà a Bruxelles a chiedere la modifica del Regolamento di Dublino sa bene che migliaia di persone, forse io stesso, lasceremo l'Italia e ci aggiungeremo alle migliaia di nostri connazionali e di immigrati tra cui tanti italiani che lavorano e vivono in Germania, Olanda, Svezia e Belgio, come desiderano la maggior parte delle persone che arrivano nel vostro Paese. E allora, signor ministro, anziché alzare la voce contro gli ultimi, contro gli immigrati, contro i profughi, contro donne e bambini, provi a risolvere il nostro problema il nostro dramma il nostro destino legato a normative sciagurate che le politiche di questo Paese hanno consentito. E vedrà, caro ministro Salvini, che così farà anche un grande favore a migliaia di braccianti, di rifugiati, di giovani donne spesso soltanto bambine, che vengono sfruttati, maltrattati e umiliati. E da qualcuno usati per una propaganda politica che mi sembra davvero intollerabile per un Paese come questo. Che amo.

Ora, visto che facciamo fatica a contattare il Sig. Abdelfetah, vorremmo proporre un esperimento — se esistono le lettere aperte, con le quali è possibile pubblicare sui giornali per interposta persona qualsiasi tesi o accusa politica, perchè non possono esistere anche le interviste aperte? Noi intanto facciamo le domande, tutti le vedono, poi Abdelfetah (o chi per lui) potrà rispondere comodamente quando e come lo riterrà opportuno.

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1. Sig. Abdelfetah, dal libro che ha scritto e da alcune interviste, risulta che Lei dal campo profughi in Sudan dove è nato sia poi entrato in Eritrea alla riconquista dell'indipendenza e poi sia fuggito in Libia nel 2008 dove però aveva trovato un lavoro. E' stato lì per ben tre anni poi è fuggito anche da lì ma era il 2011, cioè l'anno in cui assassinarono Gheddafi. Da questo particolare non potremmo forse dedurre che il ‘dittatore stravagante' forse era meglio di quello che è venuto dopo?

2. Il paragone tra Gheddafi e Salvini è dovuto al fatto che anche Salvini ha detto che vorrebbe fare ‘pulizia' e riportare ordine, oppure pensa veramente che Salvini abbia in mente di instaurare una dittatura?

3. Lei dice (cit.) "ho paura, non mi sento sicuro nemmeno camminando per strada…Sento l'odio". Eppure solo poco tempo fa, nonchè nel suo stesso libro, asseriva esattamente il contrario, (cit.) "Catania la mia città, qui ho realizzato i miei sogni". E' stato Salvini a cambiare tutto oppure l'incontro con la Boldrini?

4. La responsabilità delle morti in mare non pensa derivino, più che dai respingimenti, piuttosto da trafficanti di uomini senza scrupoli, ONG con doppi fini, Governi dei Paesi di origine destabilizzati e una politica internazionale che, per esempio, pone sotto embargo anche il Paese dal quale viene Lei invece di aiutarlo?

5. Sig. Abdelfetah, Lei parla del regolamento di Dublino, ma sa che quel regolamento venne firmato nel 1990? Salvini Lei lo ha mai sentito parlare alle istituzioni europee? Ha una mezza idea di quante gliene abbia dette? Lei sta forse suggerendo di essere ancora più duri di così?

6. In ultimo Lei dice "qualcuno usa tutto questo per una propaganda politica che mi sembra davvero intollerabile per un Paese come questo". Ecco sì, questa me la segno. Mi piace proprio questa frase.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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