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SOS povertà, sempre più italiani non possono curarsi

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Medicine - Sputnik Italia
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La povertà sanitaria degli italiani è al centro del rapporto recentemente presentato dall’organizzazione caritativa Banco Farmaceutico. Il quadro emerso è allarmante, sempre più italiani non possono permettersi i farmaci e le cure mediche necessarie.

Oggi 18 novembre ricorre la giornata mondiale della povertà, ma la povertà come influenza la salute dei cittadini? Lo studio "Donare per curare: Povertà sanitaria e donazione farmaci", promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus e BFResearch e realizzato dall'Osservatorio donazione farmaci, mostra cifre veramente impressionanti: mezzo milione di italiani non possono permettersi l'acquisto di medicinali necessari, 13 milioni limitano le spese per le visite ospedaliere.

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Il servizio sanitario nazionale copre solo una parte delle spese farmaceutiche e le fasce più deboli della popolazione non hanno soldi a sufficienza per le visite mediche. Esistono però realtà, come quella del Banco Farmaceutico che, raccogliendo e donando farmaci, rappresentano una via d'uscita per le persone più fragili. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Gian Carlo Blangiardo, professore di demografia all'Università di Milano-Bicocca.

— Secondo il Banco Farmaceutico mezzo milione di italiani non possono acquistare medicinali, 13 milioni risparmiano sulle visite mediche. Professore Blangiardo, qual è il suo punto di vista?

— C'è una situazione critica che va a colpire i bisogni fondamentali, essenziali, cioè quelli legati alla salute. È un segnale importante e pericoloso che va preso in giusta considerazione.

— Chi in Italia fa più fatica a curarsi?

— In generale la categoria è la cosiddetta categoria dei poveri, cioè coloro che anche da altri indicazioni di tipo statistico sono in difficoltà o hanno livelli di reddito inferiori alle soglie, che garantiscono in qualche modo una vita dignitosa. Sono categorie che hanno maggiori difficoltà a procurarsi cure adeguate.

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Spesso si ha in mente l'idea dell'anziano, del pensionato. Ci sono però anche altre situazioni critiche, come per esempio le famiglie con tanti figli, oppure i disoccupati, oppure i soggetti che hanno avuto problemi legati a divorzi e separazioni. Parliamo dei "nuovi poveri" che si aggiungono ai poveri tradizionali.

— Dove possono trovare aiuto le persone che non hanno soldi a sufficienza per curarsi?

— Il Banco Farmaceutico è proprio una istituzione che fa da tramite fra le farmacie e le industrie farmaceutiche. Quando dico farmacie intendo anche il contributo delle persone fisiche per la raccolta dei farmaci. Si mettono a disposizione di banco materiali e prodotti, il Banco Farmaceutico contribuisce a creare dei punti di distribuzione nei quali può rivolgersi chi ha bisogno.

— Il Servizio Sanitario Nazionale copre solo in parte la spesa farmaceutica, all'ospedale vi è sempre un ticket da pagare. Alla fin fine la sanità non è gratuita in Italia come viene detto?

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— Il ticket c'è anche su alcune medicine, non si tratta solo di analisi o visite ospedaliere. Ci sono farmaci totalmente a carico di chi li compra. È vero, non c'è la copertura gratuita assoluta. Abbiamo comunque un buon sistema sanitario rispetto ad altri Paesi, siamo messi anche meglio di altri Stati. Non possiamo permetterci evidentemente di arrivare a coprire al 100% tutti e questa situazione crea determinate problematiche.

— C'è un nesso diretto fra la crisi economica di questi anni e la salute dei cittadini e la loro mortalità? Come la crisi influenza la demografia del Paese?

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— Non è provato, ma c'è il sospetto che ci possa essere una relazione rispetto ai soggetti più fragili. Secondo la mia ipotesi, ripeto è ancora solo un'ipotesi, qualche segnale c'è: i picchi di mortalità ai quali abbiamo assistito nel 2015 e nel 2017 probabilmente sono dovuti ad un'azione di debolezza da parte di soggetti molto fragili come gli anziani. Di fronte alla crisi economica, alla difficoltà di procurarsi le cure adeguate e vivendo in condizione precaria naturalmente hanno rimandato analisi e terapie. Questi soggetti hanno pagato le conseguenze, a volte anche in termini di sopravvivenza, quando le condizioni, soprattutto metereologiche, erano sfavorevoli.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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