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Trump e la morte annunciata di Onu e globalismo

© Sputnik . Roman Makhmutov / Vai alla galleria fotograficaDonald Trump alla 73esima Assemblea Generale Onu
Donald Trump alla 73esima Assemblea Generale Onu - Sputnik Italia
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Il presidente Usa alla berlina per aver constatato la fine di un multilateralismo che dalla Somalia all’Afghanistan passando per Iraq e Libia ha causato solo disastri.

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Donald Trump sarà anche "un'idiota e uno squilibrato" come scrive nel suo ultimo libro Bob Woodward, il premio Pullitzer che rivelò lo scandalo Watergate. E sicuramente le uscite egocentriche del Presidente Usa possono risultare quasi comiche come s'è visto durante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il bistrattato inquilino della Casa Bianca ha però un pregio. Come il bambino capace di gridare "il re è nudo" nell'imbarazzato silenzio dei sudditi vede e mette sotto gli occhi del pubblico quello che gran parte dei politici e dei media tentano disperatamente di negare nel nome del politicamente corretto.

E così il suo tanto criticato intervento al Palazzo Di Vetro ha ufficializzato quello che tutti sanno, ma nessuno vuole ammettere ovvero il definitivo decesso di quel multilateralismo e di quel globalismo di cui le Nazioni Unite sono il simbolo più evidente e fallimentare. Attenzione non li sta uccidendo Donald Trump come vorrebbe farci credere gran parte dell'informazione "liberal" e generalista. Annunciando di esser deciso a rigettare "l'ideologia del globalismo" in favore dell' "ideologia del patriottismo" Trump prende semplicemente atto di quanto avviene nel mondo. Un mondo dove il tanto atteso epilogo del sanguinoso conflitto siriano sta finalmente arrivando all'epilogo grazie all'intervento unilaterale della Russia e ai negoziati di pace avviati da Mosca.

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Negoziati condotti al di fuori della cornice dell'Onu e nell'indifferenza di Stati Uniti ed Unione Europea. Per non parlare di quant'altro si agita nel pianeta. L'Unione Europea, simbolo continentale del globalismo e del multilateralismo, si sta disintegrando sotto i colpi degli egoismi nazionali risorti e dilagati grazie all'incapacità decisionale della casta di burocrati mandata a (non) governare Bruxelles. In Afghanistan, Iraq, Libia, e nei Balcani, è oltremodo evidente il fallimento di quegli interventi "umanitari" che a sentire i profeti del multilateralismo (l'Iraq partito come intervento unilaterale diventò multilaterale nella mai realizzata fase di stabilizzazione) avrebbero dovuto garantire l'esportazione della democrazia e la rigenerazione delle nazioni liberate dai cosiddetti dittatori. In Africa assistiamo invece alla spregiudicata neo-colonizzazione economica di Pechino. Utilizzando la politica dei prestiti a lungo termine la Cina s'impossessa delle risorse naturali del continente, ma ne moltiplica i tassi di disoccupazione imponendo l'utilizzo di manodopera "gialla" per realizzare le opere costruite con i propri capitali.

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Eppure l'Onu sempre pronto ad accusare l'Europa, o l'Italia, di scarsa sensibilità di fronte ai nuovi flussi migratori si guarda bene dal denunciare la responsabilità di Pechino causa primaria della grande fuga di centinaia di migliaia di africani spogliati prima delle proprie risorse e poi del proprio lavoro. Ed allora cosa sopravvive del globalismo e del multilateralismo? Null'altro che la sua vestigia. Ovvero quelle Nazioni Unite che con oltre 76 mila dipendenti e un budget di 5,4 miliardi di dollari per il biennio 2016-2017 sono ormai la macchina più costosa e inutile del pianeta. Ma sono anche l'ultima lente deformante dietro cui continua a nascondersi chi rifiuta di vedere e affrontare la realtà di un'Europa di un America ormai incapaci di garantire l'Ordine mondiale utilizzando gli strumenti messi a disposizione dalle Nazioni Unite.

Trump non è certo il responsabile di tutto questo. La disintegrazione del multilateralismo è iniziata, a ben vedere, almeno 25 anni fa con il fallimento di quell' intervento "umanitario" in Somalia guidato dagli Usa sotto l'etichetta dell'Onu. Da lì in poi è stato solo un susseguirsi di disastri ed insuccessi. L'unica colpa di Trump è quella di voler farcelo comprendere. Ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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