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Lehman Brothers 10 anni dopo: “non esclusa nuova crisi globale”

© AP Photo / Jin LeeA Wall Street sign hangs near the New York Stock Exchange.
A Wall Street sign hangs near the New York Stock Exchange. - Sputnik Italia
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Potrebbe ripetersi ancora una volta la crisi finanziaria mondiale scoppiata nel 2008, di cui oggi ricorre il 10° anniversario, per l'enorme peso gonfiato del debito sovrano e privato, per la perdita di fiducia degli investitori e per le aziende del nuovo ciclo, a cui non sono noti i principi del mercato "orso".

Lo ha affermato in un'intervista con Sputnik Scott MacDonald, capo economista dell'agenzia analitica Smith's Research & Gradings.

Nella notte di lunedì 15 settembre 2008 i legali della banca d'affari Lehman Brothers si erano rivolti al tribunale per presentare la richiesta di fallimento e la richiesta di protezione dai creditori. Il fallimento della quarta banca d'affari americana ha dato origine alla crisi finanziaria globale, in seguito alla quale l'economia internazionale è piombata in una fase di recessione. L'origine della crisi è di solito associata a diversi fattori: la ciclicità generale della dinamica dell'economia e la crisi del mercato ipotecario statunitense (crisi dei subprime) nel 2007.

MacDonald è convinto che la crisi possa ripetersi.

"E' triste, ma è un dato di fatto che seguirà sempre una nuova crisi. Potremmo non assistere alla ripetizione della serie di fallimenti delle banche che avevano concesso i mutui e di ciò che era seguito. Però è stata accumulata un'enorme mole di debito, il debito sovrano è in crescita sia negli Stati Uniti, sia nel Regno Unito, sia in Giappone sia in Italia… il processo non può essere fermato: continua a crescere la massa critica del peso del debito".

"Inoltre le società nei mercati emergenti hanno contratto debiti molto grandi e quando i tassi d'interesse salgono, finiscono sotto pressione. Il fattore chiave per la crescita del mercato è la fiducia degli investitori. In questo momento la fiducia si basa sulla rapida crescita dell'economia americana, sulla chiusura delle transazioni commerciali e sul fatto che gli investitori continueranno a finanziare il deficit della spesa pubblica statunitense", aggiunge MacDonald.

Ma, secondo l'economista, è facile che la fiducia si dissipi se le "guerre commerciali finiranno fuori controllo e la politica monetaria restrittiva della Fed con il rialzo dei tassi di complicherà le condizioni di finanziamento: in questo caso sopraggiungerà una grave minaccia per una nuova crisi simile al 2008".

"La prossima crisi potrebbe essere diversa, probabilmente sarà connessa con le nuove tecnologie e le istituzioni finanziarie non bancarie, molte delle quali sono controllate da giovani manager rampanti e amanti del rischio, che non hanno mai preso parte veramente ad un "mercato orso" (condizione di mercato in cui i prezzi delle azioni scendono nel contesto di un diffuso pessimismo — ndr)", ha concluso MacDonald.

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