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Libia, Italia dall'inerzia all'azione

© Sputnik . Andrey Stenin / Vai alla galleria fotograficaLa bandiera della Libia
La bandiera della Libia - Sputnik Italia
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Egitto, Russia ed Europa, il triangolo su cui l’Italia si deve battere per contrastare il caos delle milizie e la minaccia della Francia.

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La ferita è stata tamponata, ma la Libia non si regge certo in piedi. E sotto le bende con le insegne delle milizie di Misurata e Zintan chiamate a bloccare l'avanzata della Settima Brigata di Tharouna cova il rischio cancrena. Tra gli armati delle due città e quelli di Tripoli l'odio regna sovrano fin dal dopo-Gheddafi quando Tripoli si ritrovò sotto il tallone di Zintan e Misurata.

Una prolungata permanenza nella capitale dei presunti "salvatori" del premier Fayez Al Serraj rischia dunque d'innescare un caos anche peggiore. E il caos non è quello di cui ha bisogno un'Italia chiamata a difendere il suo petrolio, il suo gas e gli accordi con la Guardia Costiera di Tripoli indispensabili per contenere i flussi dei migranti. Dunque che fare?

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La parola d'ordine è riavviare i contatti con i paesi in grado d'aiutarci a tamponare l'influenza francese, Egitto e Russia in testa, per poi riallacciare i rapporti con il generale Khalifa Haftar. L'Egitto oltre ad essere l'alleato fisicamente più vicino ad Haftar è il più interessato ad una Libia capace di controllare territorio e frontiere per evitare che le cellule dell'Isis e di altri gruppi terroristici si connettano con quelle presenti sui territori del Cairo. Per questo l'Egitto, pur appoggiando Haftar, non sottovaluta il ruolo di un'Italia capace di contribuire alla stabilizzazione libica.

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I rapporti, incrinati dal caso Regeni, sono stati riallacciati grazie alle visite del ministro degli Interni Matteo Salvini, di quello degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e del ministro del Lavoro Di Maio protagonisti, tra il 18 luglio e il 29 agosto, di tre diversi incontri con il presidente Abdel Fattah Al Sisi. Senza dimenticare il ruolo silenzioso, ma rilevante dell'Eni grazie alla recente scoperta di un nuovo giacimento di gas capace di garantire all'Egitto la piena indipendenza energetica e importanti proventi grazie alle esportazioni. Dunque anche sul fronte energetico l'Egitto ha tutto l'interesse a far coesistere interessi francesi ed italiani. La Russia è l'altro alleato di Haftar su cui l'Italia può contare. Por sostenendo l'uomo forte della Cirenaica il Cremlino non ha alcun interesse nel garantire a Macron il controllo di un paese fondamentale per i suoi interessi nel Mediterraneo ed in Africa settentrionale. Dunque Mosca può essere la prima a tendere la mano all'Italia per arginare i piani di un Macron deciso a portare il paese alle urne il prossimo 10 dicembre garantendosi l'elezione di un presidente amico.

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Ma la Russia appoggerà l'Italia solo se questa saprà elaborare un'azione politica di lungo respiro per la sua "quarta sponda". Fino ad oggi il governo giallo-verde si è illuso che l'azione politica potesse svilupparsi d'intesa con l'America di Donald Trump. Anche perché fu Trump durante la visita del premier Giuseppe Conte alla Casa Bianca a confermare l'Italia nel ruolo di principale interlocutore politico sul dossier Libia. Ma la marginalità della Libia nelle strategie statunitensi, i problemi interni di Trump e, non ultima, l'apatia del governo giallo-verde in politica estera hanno portato, per mesi, ad un sostanziale estraniamento dell'Italia. Un estraniamento capitalizzato dalla Francia di Macron che ha portato avanti, il progetto di far votare la Libia il prossimo 10 dicembre. In questa situazione l'Italia deve per forza riallacciare i rapporti con l'Europa. Anche perché solo riacquistando credito a Bruxelles eviteremo che la Germania e altri paesi avvallino il piano Macron. Il pretesto per oliare gli arrugginiti rapporti europei può essere l'apertura di un tavolo con i principali partner, Francia compresa, in vista della conferenza di Sciacca sulla Libia di novembre.

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Un pretesto assai motivato visto che la Conferenza — a cui parteciperanno sia il segretario di stato Mike Pompeo sia il suo omologo russo Sergey Lavrov — servirà ad elaborare nuove politiche di stabilizzazione del paese. Un tavolo preparatorio europeo è l'occasione migliore per evidenziare l'irrealizzabilità di un progetto francese che punta a portare alle urne, in soli tre mesi da oggi, una Libia divisa tra due governi e centinaia di milizie dove non solo è impossibile garantire la sicurezza, ma dove non esistono né una costituzione, né una legge elettorale. Fino ad oggi la responsabilità di evidenziare quelle contraddizioni è stata lasciata all'ambasciatore italiano Giuseppe Perrone. Questo errore l'ha esposto alla propaganda delle fazioni di Haftar e ad una conseguente delegittimazione. Ora quelle osservazioni di assoluto buon senso, condivise dall'inviato dell'Onu Ghassan Salamé, vanno chiarite all'Europa.

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In Libia va invece recuperato il rapporto anche personale con il generale Khalifa Haftar. L'Italia guardando agli interessi nazionali concentrati soprattutto in Tripolitania lo ha fin qui trascurato, o addirittura osteggiato, mettendo così a rischio l'immagine di nazione "super partes" per subire quella, assai inopportuna, di ex-potenza coloniale schierata con una delle fazioni. Questo lo comprese bene, seppur in ritardo, il ministro Marco Minniti che dopo aver favorito l'ascesa di Serraj dedicò gli ultimi sei mesi del suo mandato a ricucire i rapporti con Haftar. Un lavoro che l'attuale governo deve assolutamente riavviare scegliendo l'uomo a cui affidarlo. Un azione politica suddivisa tra il premier Giuseppe Conte, il ministro degli interni Matteo Salvini, il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi e la titolare della Difesa Elisabetta Trenta rischia infatti di apparire eccessivamente frammentaria agli occhi dei nostri interlocutori libici. Urge dunque individuare un responsabile a cui affidare i rapporti di facciata con un ex colonia dove gli uomini forti, o presunti tali, sono abituati a confrontarsi con un solo referente. E ad interpretare come debolezza la suddivisione dei poteri.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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