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Scienziati russi scoprono gli effetti dell’inquinamento dell'oceano sulle alghe

© Sputnik . Vladimir Trefilov / Vai alla galleria fotograficaFucus, alga
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Un team di ricercatori dell’università federale russa dell’Estremo Oriente ha scoperto che le nanoparticelle di carbonio e silicio contenute nella plastica possono danneggiare le cellule delle alghe microscopiche che sono alla base della catena alimentare marina. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Environmental Research.

Uno degli autori dello studio, Kirill Golokhvastov, afferma che l'80% dei materiali plastici in circolazione nel mondo finisce negli oceani, e lo studio delle alghe è importante perché sono costituiscono la base della catena alimentare nell'oceano.

"Per gli esperimenti gli scienziati hanno usato le microalghe marine unicellulari di tipo Heterosigma Akashiwo del Mar del Giappone. Le cellule di questo tipo di alga hanno una parete sottile, e quindi sono più vulnerabili all'inquinamento chimico. I ricercatori hanno concluso che l'effetto tossico delle nanoparticelle di silicio e carbonio in acqua avviene a concentrazioni di 100 mg/litro. Il picco di tossicità per le cellule delle alghe è stato raggiunto il terzo giorno dell'esperimento; l'avvelenamento cronico il settimo", afferma l'articolo.

Alla ricerca hanno preso parte anche gli scienziati dell'Istituto di catalisi dell'Accademia Russa delle Scienze, del Centro di Ricerca Nazionale di Biologia Marina, dell'Istituto Geografico del Pacifico, dell'università Inha (Uzbekistan), dell'Istituto di Chimica Fisica e Biofisica dell'Estonia, dell'Accademia Estone di Scienze e dell'Università di Creta (Grecia).

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