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Le sanzioni USA fanno più paura del protezionismo di Trump alle imprese europee

© AP Photo / Andrew HarnikDonald Trump
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In pochi credono nella serietà delle intenzioni di Trump di rilanciare l'industria americana, scrive l'esperto economico Jean-Marc Sylvestre su Atlantico. Allo stesso tempo il sistema di sanzioni applicato da Washington, che permette di vietare a qualsiasi azienda di fare affari in qualsiasi Paese, minaccia direttamente le imprese europee.

I manager delle aziende sono molto più preoccupati dal principio extraterritoriale di azione delle leggi americane piuttosto che dalle minacce protezionistiche di Donald Trump, afferma l'analista economico del giornale Atlantico Jean-Marc Sylvestre.

"Il principio extraterritoriale consente alla Casa Bianca di vietare a chiunque di fare affari ovunque", chiarisce Sylvestre.

Oggi riguarda l'Iran, un problema serio per tutti gli europei. Paradossalmente, gli imprenditori e manager sono molto più pragmatici in relazione alle minacce di misure protezionistiche, soprattutto perché non ci credono, osserva il giornalista.

"Siamo sinceri, il mondo del business non si può immaginare per un solo secondo che Donald Trump crede di rilanciare l'industria nazionale", afferma Sylvestre.

In primo luogo perché il libero mercato è stato il motore del progresso per i Paesi in via di sviluppo ed ha permesso di aumentare il potere d'acquisto della popolazione dei Paesi occidentali, che d'ora in poi assicura la domanda di merci con prezzi e qualità migliori.

In secondo luogo i meccanismi di scambio delle merci nel mondo moderno sono diventati estremamente complessi. Ad esempio un'automobile americana è composta solo per metà da componenti americane. Una vettura europea è composta al 40% dall'elettronica americana e dal 30% dei componenti asiatici.

In terzo luogo è semplicemente impossibile ripristinare 200mila posti di lavoro che sono scomparsi per la delocalizzazione della produzione verso altri Paesi senza rischiare gravi danni all'intera industria mondiale, è convinto il giornalista. Il riposizionamento, l'istruzione e la crescente mobilità della popolazione sembrano essere i modi più economici per risolvere il problema.

Inoltre anche nella stessa Europa in pochi credono nell'efficacia della lista delle merci americane approvata dall'Unione Europea per cui Bruxelles intende imporre dazi di ritorsione, ritiene l'analista. Secondo il giornalista, questa lista ha un significato essenzialmente "simbolico", perché i prodotti elencati non hanno un peso economico reale.

I dazi interessano ad esempio il mais, il burro di arachidi, il whiskey del Kentucky Bourbon, i sigari, le sigarette e tutti i tipi di tabacco, i jeans, le moto Harley Davidson, le carte da gioco ed altri beni prodotti negli Stati Uniti.

Allo stesso tempo, secondo Sylvestre, l'obiettivo principale degli europei è colpire la produzione degli Stati americani "agricoli", i cui cittadini hanno dato in maggioranza il loro voto a Trump nelle elezioni del novembre 2016.

Tuttavia il sistema reale delle sanzioni americane suscita il vero panico nel mondo degli affari, osserva Sylvestre.

Oggi, per esempio, per far pressione sulle autorità iraniane, Donald Trump vieta a qualsiasi società europee di lavorare in questo Paese minacciando in caso contrario pesanti multe e di lavorare negli Stati Uniti. La stessa tattica era stata usata dall'amministrazione americana nei confronti della Russia, ma nell'occasione gli europei sono riusciti ad ottenere molte eccezioni tramite negoziati.

Le sanzioni possono essere imposte in tutte le transazioni effettuate in dollari statunitensi.

Dal momento che il dollaro americano è l'unica valuta per le operazioni finanziarie internazionali, la "vita e la morte" di tutte le imprese che operano in dollari è nelle mani degli americani, spiega l'esperto.

L'unico modo per le aziende europee di proteggersi da questa minaccia è cercare il sostegno e le garanzie dai propri governi, ma questi ultimi non possono fare molto, senza avere la possibilità di offrire un'alternativa, sottolinea il giornalista.

Resta da sperare che un'Europa unita trovi una soluzione politica e legislativa a questo problema, conclude Sylvestre.

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