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Ex ambasciatore argentino in Siria deluso da posizione di Buenos Aires su raid occidentali

© REUTERS / Omar SanadikiLa bandiera di Siria
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Anche senza prove dell'uso di armi chimiche, di cui gli Stati Uniti accusano il governo siriano, il ministero degli Esteri argentino ha condannato il suo impiego. Secondo Roberto Ahuad, ex ambasciatore argentino in Siria, è una posizione "triste".

Ahuad, capo della missione diplomatica argentina in Siria dal 2010 al 2014, ha affermato in un'intervista con Sputnik che le dichiarazioni ufficiali di Buenos Aires rilasciate poche ore dopo il bombardamento delle forze governative sono in contrapposizione con il "comportamento nelle relazioni sancito dalla legge internazionale e dal rispetto degli standard internazionali".

"In questo caso non sono stati osservati i protocolli di base del Consiglio di Sicurezza. E persino il presidente degli Stati Uniti non ha rispettato le leggi del suo Paese, relativamente alle consultazioni preliminari con il Congresso", ha detto Ahuad, diplomatico argentino di origine siriana.

L'ex ambasciatore condanna l'uso di armi chimiche in ogni situazione. Tuttavia "si rammarica del fatto che il ministero degli Esteri argentino ha espresso apertamente la sua posizione ufficiale sul caso senza aspettare l'esito dell'inchiesta della delegazione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, arrivata a Damasco per verificare i fatti.

Secondo Ahuada, il governo argentino "ammette gli stessi errori come nel caso di un voto dell'Assemblea delle Nazioni Unite in merito alla proposta degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele". Per decenni, l'Argentina ha avuto una "chiara posizione" su questo tema, ma questa volta si è "astenuta", ha osservato il diplomatico.

"Ed è triste. La politica estera del Paese non dovrebbe cambiare con il cambio di colore del governo ", ha affermato l'ex ambasciatore dell'Argentina.

Secondo lui, l'attacco del 14 aprile "è ingiustificabile".

"Quasi l'85 o anche il 90% del territorio è controllato dal governo siriano. In un certo senso è una chiara ammissione che il tentativo di invasione è fallito".

Discendente di immigrati siriani, ha ammesso che la situazione della Siria "gli suscita un tremendo dolore".

"E' una società calma e pacifica, molto lontana dalle idee di molte persone che sono sempre in uno stato di guerra (…) Il conflitto non è stato provocato dal popolo siriano".

"Penso che ci sono due elementi fondamentali che" complicano "la situazione in Siria, uno dei quali è la sua posizione strategica nel transito di gas e petrolio dall'Oriente verso l'Europa."

"In secondo luogo la società siriana che grazie alla sua varia composizione etnica ha sviluppato un potenziale attivo nella politica regionale e internazionale, ha provocato la gelosia di altri Paesi con maggiore forza economica, ma inferiori intellettualmente e politicamente", ha aggiunto.

Sebbene molti credano che la gente in Siria provi odio, Ahuad ha notato che molti vivono "in assoluta armonia". Il villaggio cristiano della sua famiglia nella provincia di Homs comprende alawiti sciiti e sunniti, tutte le comunità coesistono pacificamente, il che dimostra che la guerra va oltre la religione.

"Ieri ho parlato con padre Hugo Alaniz, un sacerdote di San Luis che si trova ad Aleppo, e mi ha detto che a Pasqua molte famiglie musulmane hanno partecipato alle celebrazioni e sono venute in chiesa per solidarietà, cortesia e amicizia dopo sette anni di guerra. Non è una questione di religione, è solo una questione di interessi", ha riassunto l'ex ambasciatore.

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