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Gli amici degli Stati Uniti non vogliono bombardare la Siria

© AP Photo / Andrew HarnikDonald Trump
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La Casa Bianca non ha ancora deciso se colpire la Siria. Lo si afferma nel comunicato dell'amministrazione americana

Donald Trump ha avuto una serie di incontri con i consiglieri, tuttavia i negoziati con i principali alleati internazionali — la Gran Bretagna e la Francia — attendono ancora. Londra segue la retorica bellicosa di Washington, mentre Parigi dichiara di verificare i dati sull'attacco chimico in Siria.

Il possibile attacco contro la Siria, proposto da Washington, è condiviso da un numero sempre minore di amici e alleati degli Stati Uniti. Berlino ha preso una posizione ferma: non ha intenzione di usare la forza a prescindere dalla decisione di Washington.

"La Germania non parteciperà mai alla possibile — ribadisco ancora una volta la parola possibile — risposta militare, ma sosteniamo tutte le azioni intraprese per dimostrare il fatto che l'uso di armi chimiche in Siria è inaccettabile", ha affermato il cancelliere tedesco Angela Merkel.

Anche a Roma si sono schierati contro il coinvolgimento militare in Siria. Hanno sottolineato che l'Italia è pronta a fornire supporto logistico alla coalizione americana, ma non intende partecipare direttamente all'intervento. Inoltre gli italiani hanno assicurato che il modo migliore per risolvere il problema è quello di sedersi al tavolo dei negoziati.

"Per quanto riguarda la questione siriana, siamo fermamente contrari a qualsiasi azione unilaterale, siamo convinti che il modo migliore per risolvere la crisi sia lo spirito di Pratica di Mare, mi riferisco all'incontro tra Russia e NATO organizzato dall'Italia. Questa esperienza passata dovrebbe essere ripetuta ora", ritiene il leader della Lega Nord Matteo Salvini.

Anche a Praga si crede che la soluzione migliore sia il dialogo. Il presidente Miloš Zeman sottolinea di essere a favore di una soluzione pacifica alla questione siriana.

L'Austria propone di attendere la relazione degli esperti dell'OPCW che sono già partiti per trasferirsi da Beirut in Siria.

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