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National Interest invita gli USA a cambiare strategia in Siria

© AFP 2021 / Delil SouleimanLe forze militari USA in Siria. (Foto d'archivio)
Le forze militari USA in Siria. (Foto d'archivio) - Sputnik Italia
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La Casa Bianca deve rinunciare ad azioni unilaterali in Siria e deve passare ad una diplomazia multilaterale e inclusiva, scrive il National Interest.

Secondo gli esperti, l'amministrazione del presidente degli Stati Uniti dovrebbe reagire alla situazione mutevole in Medio Oriente e sviluppare una nuova strategia di azione.

Innanzitutto, la pubblicazione mette in guardia da due gravi rischi di un'escalation del conflitto intorno alla Siria. Uno è l'incidente del caccia F-16 israeliano abbattuto, la minaccia di possibili azioni militari tra Israele e i suoi vicini, in particolare la Siria e l'Iran, è aumentata. Un altro obiettivo di inasprimento della situazione è il nord-ovest della Siria, dove l'esercito turco conduce l'operazione "Ramo d'ulivo" contro le formazioni dei curdi ad Afrin. In questa situazione, come scrive NI, la minaccia di uno scontro militare diretto tra le forze turche e americane sta crescendo a causa del fatto che gli Stati Uniti sostengono attivamente le forze curde.

In secondo luogo, National Interest suggerisce che le autorità statunitensi riconoscano due fatti significativi: la sconfitta del gruppo terroristico "Stato islamico" e la vittoria delle forze governative nella guerra civile con il sostegno di Russia e Iran.

In queste circostanze, come osserva il giornale, l'amministrazione di Donald Trump ha bisogno di fare quello che non ha mai fatto: di abbandonare il tentativo di controllare la situazione attraverso i propri sforzi e gli alleati e passare una diplomazia inclusiva e multilaterale per ridurre il rischio di un'escalation della situazione in Siria. In particolare, gli Stati Uniti devono fare pressioni su Israele affinché cambi la sua politica in Siria. Allo stesso tempo, NI lamenta che fino ad oggi la maggior parte degli sforzi diplomatici sulla risoluzione siriana sono stati intrapresi da Russia, Turchia e Iran, e non dagli Stati Uniti. Ciò è dovuto, come sottolineano gli esperti, al fatto che Mosca e Teheran non sono interessate ad un conflitto senza fine in Siria.

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