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Esperti sul sostegno UE al Kosovo: è tempo di ripensamenti

© AFP 2021 / ARMEND NIMANIBandiera del Kosovo
Bandiera del Kosovo - Sputnik Italia
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A Praga è stata presentata una petizione per chiedere alle autorità ceche di ritirare la decisione di riconoscere l’indipendenza del Kosovo. Ne ha parlato alla pubblicazione serba Vechernie novosti Milutin Ilic, consigliere del deputato ceco Jaroslav Foldyna.

Il primo a firmare la petizione è stato l'ex ministro degli Esteri ceco Jan Kavan. Gli organizzatori della petizione sperano che pure il presidente Milos Zeman si unisca a loro, in quanto ha sempre ritenuto errata la decisione di riconoscere l'indipendenza del Kosovo. Quindi si prevede che il documento venga sottoposto all'esame del Parlamento e del governo della Repubblica Ceca.

Aleksandar Gajic dell'Istituto di Studi Europei di Belgrado ha detto a Sputnik che per Pristina è stata danneggiata la strategia dell'UE per i Balcani occidentali, che tiene conto dell'osservazione di Madrid che il Kosovo non dovrebbe essere parte del processo di espansione.

"L'UE da tempo non è d'accordo sul Kosovo e gli stati che non lo hanno riconosciuto sono saldamente fermi sulle loro posizioni… gli eventi previsti nella Repubblica Ceca dimostrano che sta cambiando l'opinione pubblica di quei paesi che hanno riconosciuto il Kosovo. E la persistenza della Serbia può fargli cambiare posizione e riconsiderare queste decisioni", ha detto Gajic.

A pensarla così è anche il politologo Aleksandar Stojanovic. Secondo lui, gli stati membri dell'UE vogliono tornare all'unità e al processo decisionale congiunto al fine di rafforzare le loro posizioni.

"L'UE non ha bisogno di stati piccoli, mal funzionanti, politicamente ed economicamente deboli. Il Kosovo si è rivelato un esperimento piuttosto infruttuoso. Negli ultimi venti anni, dal 1999, quando la Serbia di fatto ha perso il controllo della regione, non sono stati registrati risultati — né politici né economici. Il Kosovo rimane una zona di instabilità, da rimuovere dall'agenda il prima possibile", sostiene l'esperto.

D'altra parte, il docente della facoltà di scienze politiche dell'università di Belgrado Stefan Surlic ritiene che la politica di Bruxelles verso il Kosovo non cambierà, poiché questo problema dipende principalmente dalla Germania:

"Per la Germania la normalizzazione delle relazioni con Pristina è la condizione principale per il proseguimento del processo di integrazione europea della Serbia. Quando il governo di Berlino sarà finalmente formato, prenderà più in considerazione la questione del Kosovo… A Bruxelles e Berlino capiscono che lo status del Kosovo può cambiare solo con il consenso della Serbia, quindi la pressione su Belgrado aumenterà", pensa Surlich.

Gajic ritiene che il tempo darà ragione alla Serbia e quindi non si dovrebbe aver paura di trasformare la questione del Kosovo in un conflitto congelato.

"Il tempo passa e l'equilibrio delle forze in Europa e nei Balcani è sempre più nelle mani della Serbia. Pertanto, non c'è bisogno di affrettarsi e concludere un accordo che sarà meno redditizio per la Serbia che tra cinque o dieci anni", ha concluso.

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