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Turchia, un attore irrinunciabile?

© REUTERS / Alessandro Di Meo/PoolPope Francis greets Turkish President Tayyip Erdogan and his wife Emine during a private audience at the Vatican, February 5, 2018
Pope Francis greets Turkish President Tayyip Erdogan and his wife Emine during a private audience at the Vatican, February 5, 2018 - Sputnik Italia
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Una breve visita, ma altamente simbolica, che ha suscitato forti polemiche. Il presidente turco Recep Erdogan è stato ricevuto in Vaticano da Papa Francesco e dai vertici dello Stato italiano. Dalla questione dei migranti allo scacchiere mediorientale, la Turchia è un attore irrinunciabile?

Accompagnata da numerose manifestazioni di protesta sparse per tutta l'Italia, la visita ufficiale di Erdogan ha ribadito il ruolo fondamentale della Turchia nei rapporti commerciali con il Belpaese, ma anche più in generale da un punto di vista geopolitico in Medioriente.

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Sono passati 59 anni anni dall'ultima visita ufficiale di un presidente turco in Vaticano e l'attuale viaggio di Erdogan, visto dall'opinione pubblica europea nel peggiore dei modi, la dice lunga sul peso della Turchia nello scacchiere internazionale. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Daniele Santoro, esperto di Turchia, analista di Limes.

— Daniele Santoro, qual è l'importanza della visita ufficiale in Italia del presidente Erdogan? Quali sono i suoi obiettivi principali?

— L'importanza del viaggio è innanzitutto di carattere simbolico, se vogliamo. Si tratta della seconda visita di Erdogan in una capitale dell'Europa occidentale in un mese: a inizio gennaio Erdogan era stato a Parigi ed era molto tempo che il presidente turco non si recava in visita in Europa occidentale così frequentemente, almeno dai tempi di Gezi Park.

Erdogan, che era diventato in qualche modo il capro espiatorio di qualsiasi male, l'antagonista principale dell'Occidente senza cedere nulla nelle sue politiche, ha imposto in qualche misura la sua presenza in Europa. Oggi su molti temi dall'immigrazione alla Siria e alla questione di Gerusalemme, la Turchia è un attore irrinunciabile.

— È stata una visita su più livelli, Erdogan ha parlato con Papa Francesco, ma anche con Gentiloni e Mattarella. Possiamo dire un viaggio ufficiale a 360 gradi?

— Credo che l'incontro principale sia stato quello con Papa Francesco. Erdogan è arrivato a Roma su invito del Papa. Certamente gli incontri che Erdogan ha avuto con il presidente della Repubblica Mattarella e Gentiloni sono significativi in quanto la Turchia è un partner importante per l'Italia, soprattutto in termini di infrastrutture. Le aziende italiane sono coinvolte in numerosi progetti infrastrutturali in Turchia.

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Ciò che accomuna l'incontro di Erdogan con Macron e quello con Gentiloni sono i negoziati fra la Turchia e il consorzio francoitaliano Eurosam per lo sviluppo congiunto di un sistema di difesa missilistico di nuova generazione. La Turchia di recente ha acquistato dalla Russia tre batterie di S-400, fattore che ha creato frizioni fra la Turchia e la NATO. D'altra parte la Turchia mantiene i negoziati paralleli con il consorzio francoitaliano, quindi anche da questo punto di vista l'incontro con Gentiloni acquisisce una certa importanza.

— Nel complesso i rapporti fra Italia e Turchia sono molto stretti soprattutto nel settore economico, giusto?

— Sì, c'è da aggiungere che in questo momento nessuno in Europa avrebbe voglia di farsi una fotografia a fianco di Erdogan o di ricevere Erdogan. Dal punto di vista turco l'aspetto principale tanto della visita a Parigi quanto del viaggio romano è il fatto stesso che Erdogan venga ricevuto in Europa occidentale.

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Non dobbiamo dimenticare che oggi per l'opinione pubblica dell'Europa occidentale Erdogan è un dittatore, uno che viola i diritti umani e arresta decine di migliaia di innocenti. Erdogan ha un'immagine molto negativa in Europa occidentale. Dal suo punto di vista, al di là delle poste in gioco economiche e militari, il fatto più importante è quello simbolico, l'essere ricevuto, soprattutto in Vaticano.

L'ultima visita di un presidente della Repubblica turca in Vaticano infatti è datata al 1959. Un presidente turco torna in Vaticano, in un momento in cui l'immagine della Turchia in Occidente è seriamente compromessa.

— Qual è l'importanza dell'asse turco-russo oggi?

— Oggi l'asse turco-russo è solidissimo. Proprio oggi la Turchia, dopo una recente telefonata con Putin, ha stabilito un quarto punto di controllo a Idlib. È una questione che rientra nel cosiddetto scambio fra Afrin e Idlib. Putin ha ordinato il ritiro delle truppe russe di stanza a sud di Idlib permettendo l'operazione militare in corso da parte della Turchia; in cambio pare che Erdogan abbia promesso al presidente russo di implementare l'accordo su Idlib.

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Sicuramente oggi l'asse turco-russo è il pilastro principale della geopolitica turca, questo è dimostrato dalle continue telefonate fra i due presidenti. Leggevo alcuni autori russi ironizzare sul fatto che Putin senta più spesso Erdogan che Lukashenko. Erdogan è il partner più stretto di Putin, anche perché Erdogan è un uno che decide. Al di là della potenza della Turchia, c'è da tenere in conto la potenza di Erdogan, all'interno infatti è un leader che decide. Questo non è vero per tutti i leader dei grandi Paesi, basti pensare a Trump. Erdogan ha un potere decisionale vero, questo attrae Putin.

— Un viaggio quello di Erdogan che intende ribadire la presenza della Turchia. Possiamo dire che il ruolo di Ankara è fondamentale nel Medioriente?

— Dal golpe del 2016 in poi, attraverso il processo di riappacificazione con la Russia e l'istituzione del meccanismo triangolare russo-turco-iraniano, il ruolo della Turchia è di nuovo centrale. Pensiamo anche alla riconciliazione con l'Iraq.

Se la Turchia non è ancora una grande potenza, certamente pensa da grande potenza, di conseguenza è un Paese che non guarda solo all'Europa, che è solo una delle opzioni. Per quanto riguarda il Medioriente i fatti ad Afrin e il comportamento delle grandi potenze come la Russia e gli Stati Uniti dimostrano che la Turchia è tornata ad essere giocatore di primo piano nella regione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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