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Scenari geopolitici per il 2018

© AP Photo / Thibault CamusCelebrazioni del Capodanno 2018 a Parigi
Celebrazioni del Capodanno 2018 a Parigi - Sputnik Italia
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Si avvicinano le elezioni politiche in Italia e con loro il rischio di non ottenere un governo stabile nell’anno appena iniziato, che si preannuncia carico di sfide a livello nazionale e globale. Trump rimane un’incognita e la distensione dei rapporti con Mosca non si vede nemmeno all’orizzonte. Scenari geopolitici per il 2018.

Il 4 marzo in Italia si vota e il Paese rischia di entrare in una fase di instabilità politica. Di fronte a qualsiasi nuovo governo il problema più grande da gestire rimarrà senz'altro la questione immigrazione.

© Foto : fornita da Sergio RomanoSergio Romano, ex Ambasciatore d'Italia a Mosca, editorialista del "Corriere della Sera"
Sergio Romano, ex Ambasciatore d'Italia a Mosca, editorialista del Corriere della Sera - Sputnik Italia
Sergio Romano, ex Ambasciatore d'Italia a Mosca, editorialista del "Corriere della Sera"
Sul fronte della politica estera e nello specifico dei rapporti con la Russia molto dipende da Trump, che in seguito ai suoi annunci in campagna elettorale per un miglioramento delle relazioni con Mosca, si ritrova oggi bloccato nel Russiagate. L'Unione europea dal canto suo ha prolungato per l'ennesima volta le sanzioni alla Russia, che continuano a provocare importanti danni economici all'Italia.

Che scenari attendono l'Italia nel 2018 e come si svilupperanno i rapporti italo-russi? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Sergio Romano, editorialista del "Corriere della Sera", scrittore e diplomatico, che dal 1985 al 1989 ha ricoperto il ruolo di Ambasciatore d'Italia a Mosca.

— Sergio Romano, quali saranno le maggiori sfide per l'Italia nel 2018?

— Credo che le maggiori sfide per qualsiasi governo siano in questo momento due. Innanzitutto il nodo dei migranti, ci sono stati dei miglioramenti negli ultimi tempi, la situazione sembra essere meno drammatica, ma il numero di migranti è ancora considerevole. Non è facile convincere gli altri Paesi dell'Unione europea a prendere sulle loro spalle un numero di migranti tale da rendere la situazione italiana meno grave. I rapporti con la Libia però hanno permesso di ottenere una maggiore collaborazione da parte dei libici.

Il secondo problema è quello del debito pubblico, che continua a essere un gran mal di testa per tutta la politica italiana. Ci sono stati dei miglioramenti nella situazione economica, la crescita è stata promettente. Il debito pubblico però è ancora molto pesante.

— Si avvicinano le elezioni. C'è il rischio che non si formi un governo stabile?

Il conflitto ucraino è diventato sulla scacchiera geopolitica un elemento assai decisivo. - Sputnik Italia
Geopolitica, le sfide del 2018

— Le lunghe trattative per la formazione del governo non sono soltanto un caso italiano, accadono anche in altri Paesi dell'Unione europea. Il problema dovrebbe essere studiato in generale come problema della democrazia parlamentare moderna. Per quanto riguarda l'Italia, noi corriamo certamente il rischio di non avere alla fine delle elezioni un risultato chiaro tale da sapere chi formerà il governo e con chi il governo verrà formato. È un rischio che corriamo perché abbiamo una legge elettorale molto più proporzionale di quanto fosse in passato, non promette maggioranze semplici e chiare.

Prima o dopo ci sarà un governo e a questo proposito dobbiamo metterci nelle mani del Presidente della Repubblica. Ogni qualvolta la democrazia italiana non permette di avere un governo con le maggioranze necessarie, il capo dello Stato, il Presidente della Repubblica finisce per avere dei poteri superiori, perché dev'essere lui a scegliere il Presidente del Consiglio. In questo caso non saprei fare previsioni allo stato attuale delle cose. La cosa interessante è che sembra esserci per la politica italiana, in mancanza di chiarezza con l'attuale legge elettorale, molto rispetto per Gentiloni. È una persona molto rispettata, equilibrata. Non è escluso che tocchi a lui formare un governo in questa fase di transizione.

— I futuri rapporti fra Italia e Russia secondo lei dipenderanno dall'esito delle elezioni di marzo?

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Il crollo del bitcoin e le altre previsioni scioccanti del 2018

— A me sembra evidente che nella società politica italiana e soprattutto nel mondo industriale ci sia un atteggiamento critico nei confronti delle sanzioni. Si vorrebbe che le sanzioni venissero annullate, ma le sanzioni sono legate ad un altro problema, cioè i rapporti fra gli Stati Uniti e la Russia. Molti pensavano, fra cui anche gli stessi osservatori russi, che l'elezione di Trump avrebbe favorito un rapporto più disteso con Mosca, ma a questo punto Trump non è più padrone della situazione. I suoi rapporti con la Russia sono diventati un problema per la politica americana, esiste nel Paese un gruppo di personalità e partiti politici che attribuiscono a Trump un rapporto troppo intimo con la Russia. Lo stesso Trump ha forti difficoltà a muoversi con disinvoltura. Finché gli Stati Uniti non avranno risolto questo problema americano dei loro rapporti con la Russia, il quadro rimarrà abbastanza confuso.

Le sanzioni non sono individuali, è una decisione presa collegialmente in Unione Europea, anche i Paesi che le criticano devono tener conto delle opinioni dei partner europei. Per quello che vedo comunque c'è nei confronti delle sanzioni una crescente atmosfera di stanchezza, le sanzioni non giovano all'economia italiana in un momento in cui l'economia italiana vorrebbe esportare maggiormente verso la Russia.

— I rapporti fra Washington e Mosca non sono così distesi come si sperava, ma quest'anno secondo lei Trump potrà riservare delle sorprese?

La bandiera americana - Sputnik Italia
Gli Stati Uniti sono davvero in “emergenza nazionale”?

— Trump non riserva che sorprese! Trump è una personalità imprevedibile, poco affidabile, con un gusto per la provocazione, quasi mai in grado di realizzare ciò che vuole realizzare. Sa di essere sotto tiro, per non dire minacciato da una parte della classe politica di impeachment. La Costituzione americana prevede che il presidente in certi casi possa essere incriminato, vale a dire processato. Per difendersi da queste accuse Trump deve rinunciare a quello che probabilmente desiderava, ovvero sia un migliore rapporto con la Russia. Molti dei suoi collaboratori sono militari e sono sospettosi nei confronti delle intenzioni russe. Anche i collaboratori di Trump non gli consiglieranno in questo particolare momento di assumere nei confronti della Russia degli atteggiamenti più cordiali. Quindi da questo punto di vista tutto è un po'bloccato.

Tenga presente che anche in Europa ci aspettiamo dei chiarimenti. Nessun leader europeo sa esattamente che tipo di rapporti potrà avere con Trump. Ci si aspetta chiarezza e non sappiamo quando verrà.

— Quali sono i dossier da monitorare con maggiore attenzione secondo lei a livello globale nel 2018?

— Il problema più grosso e quello che ritorna più frequentemente sul tappeto è la questione ucraina. Non mi sembra che siano stati fatti dei progressi e che ci sia la voglia di farli per il momento.

Quella parte della dirigenza ucraina che desidera l'ingresso nell'Unione europea probabilmente non troverà soddisfazione, d'altro canto vi è sempre all'interno della stessa Unione europea un certo numero di membri che continuano a criticare la Russia per la sua politica ucraina. Alcuni Paesi sostengono addirittura che la Crimea dovrebbe essere restituita. Le posizioni sono molto lontane da una parte e dall'altra. Il fatto che ci sia un Paese come gli Stati Uniti che non è in grado di esercitare una politica di lungo respiro rende la situazione ancora più difficilmente risolvibile.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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