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"Il voto su Gerusalemme è il pretesto di Trump per porre fine agli aiuti ai Paesi ONU"

© AFP 2021 / MOHAMMED ABEDPalestinian protesters step on US and Israeli flags and on a portrait of US President Donald Trump following his decision to recognise Jerusalem as the capital of Israel, in Gaza City
Palestinian protesters step on US and Israeli flags and on a portrait of US President Donald Trump following his decision to recognise Jerusalem as the capital of Israel, in Gaza City - Sputnik Italia
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Ankara si aspetta che il presidente americano Donald Trump ritiri la sua decisione relativa al riconoscimento di Gerusalemme come capitale d'Israele a seguito del voto espresso dall'Assemblea Generale delle Nazioni Uniti, ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Giovedì scorso in una sessione speciale dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata approvata la risoluzione per non riconoscere la decisione degli Stati Uniti sullo status di Gerusalemme come capitale d'Israele: 128 paesi hanno votato a favore del documento, 35 si sono astenuti e 9 hanno votato contro. In precedenza Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero sospeso l'assistenza finanziaria ai Paesi che avrebbero votato per la risoluzione che condanna la decisione americana di riconoscere Gerusalemme come capitale d'Israele.

L'ex deputata del Parlamento turco, politologo e consigliere del presidente del partito "Saadat" per le questioni internazionali Oya Akgönenç Muğisuddin, parlando delle minacce di Trump, ha sottolineato in un'intervista con Sputnik:

"Gli Stati Uniti minacciano apertamente gli altri Paesi con la forza finanziaria, in quanto sono furiosi per la situazione creatasi. Hanno lanciato un ultimatum ai Paesi per il voto: o sostenete incondizionatamente la nostra decisione unilaterale o verrete puniti."

"Naturalmente la decisione di fornire o meno assistenza a qualsiasi Paese in forma unilaterale dipende interamente dalla scelta degli Stati Uniti.

Tuttavia è importante notare che questo tipo di comportamento dell'amministrazione americana nella votazione su Gerusalemme indica che Trump, mettendo l'accento sullo slogan "America First", utilizza questo voto per porre fine all'assistenza economica verso altri Paesi come pretesto, che sta cercando già da diverso tempo.

Se si tiene conto del fatto che le minacce e le pressioni degli Stati Uniti continueranno, i Paesi che hanno votato contro la decisione degli Stati Uniti, uniti sul principio di osservare il primato della legge, si sono ritrovati in una posizione vincente su questo tema", ha concluso l'analista.

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