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La lezione di Anna Frank

© Sputnik . RIA Novosti / Vai alla galleria fotograficaScultura di Anna Frank (Victor Tsigal, 1969)
Scultura di Anna Frank (Victor Tsigal, 1969) - Sputnik Italia
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Utilizzare la fotografia di Anna Frank come oltraggio è incomprensibile oltre che spietato. Come può offendere il volto di una bambina morta in un campo di concentramento resta veramente inspiegabile, ma la triste vicenda dimostra come l’antisemitismo rappresenti tuttora un pericolo. La lezione di Anna Frank.

È al centro delle polemiche il caso degli ultrà laziali che hanno incollato allo Stadio Olimpico di Roma adesivi offensivi della memoria di Anna Frank, bambina ebrea deportata e uccisa all'età di 16 anni nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Diversi rappresentati politici e il presidente della Lazio hanno reagito mostrando solidarietà alla comunità ebraica per la grave vicenda. Nel frattempo il questore di Roma ha firmato i primi provvedimenti di Daspo.

Il vero problema però va oltre la solidarietà e le sceneggiate simboliche, non è questione di scuse ufficiali, è necessario evidentemente affrontare in modo globale e approfondito la questione dell'antisemitismo, un male purtroppo non ancora debellato. Anna Frank e il suo diario sono un simbolo della Shoah che è bene ricordare sempre, non soltanto nel giorno della memoria.

I fiori e i tweet dei politici lasciano il tempo che trovano, la memoria dovrebbe essere un esercizio costante e collettivo. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista sulla triste vicenda Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica.

— Presidente Dureghello, qual è la sua posizione sulla vicenda della foto di Anna Frank utilizzata da alcuni tifosi della Lazio?

— La mia posizione personale è di forte preoccupazione, non tanto per il fatto in sé, che chiaramente offende le coscienze di tutti, non soltanto il mondo ebraico ne è rimasto inorridito. La preoccupazione più chiara è che stanno riaffacciandosi purtroppo in maniera inquietante sentimenti di discriminazione, di odio e di antisemitismo nelle maniere più bieche.

— Che cosa ne pensa delle reazioni in merito alla vicenda da parte delle istituzioni?

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— Dal presidente Mattarella e da diversi ministri e rappresentanti della società civile italiana lo sdegno è arrivato, ma anche da altri Paesi in Europa e nel mondo. Questa vicenda ha toccato la coscienza di tanti. Questo ci conforta e ci fa ben sperare che si possa arginare e contenere questo fenomeno. Le affermazioni di alcuni sono sembrate un po'strumentalizzanti e banalizzanti. C'è bisogno di un intervento istituzionale e di una presa di coscienza forti a livello nazionale, ma anche europeo. In questo senso non posso non citare il ruolo importante dei Paesi come la Russia che in questo momento stanno segnando le decisioni del mondo intero.

— La comunità ebraica si aspetta quindi una reazione internazionale a vicende simili?

— Se abbiamo maturato una coscienza dopo il secondo conflitto mondiale, dopo il dramma della Shoah questa è una coscienza collettiva. In base ai principi che ci siamo dati insieme, tutti devono fare la loro parte.

— Al di là di questo determinato caso, che è orrendo, secondo lei in Italia il problema dell'antisemitismo è preoccupante? Per esempio per rapporto all'esistenza di movimenti politici simpatizzanti il fascismo.

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— È innegabile che tutto ciò ci preoccupi, lo stiamo denunciando da tempo. È molto preoccupante, perché di fatto abbatte le barriere che ci siamo dati 70 anni fa. Diventa lecito rievocare simboli del passato, diventa lecito addirittura reclutare giovani in questi movimenti e riproporre schemi che pensavamo veramente di aver debellato dal Pianeta. Se guardiamo a quello che sta avvenendo anche in Europa, per esempio in Ungheria, in Austria, in Germania, c'è una preoccupazione seria.

— Come si debellano oggi i fenomeni di antisemitismo e di neofascismo? Quali strumenti andrebbero utilizzati?

— "Debellare" è una parola importante, questo sarebbe l'obiettivo. Mi preme usare il condizionale perché chiaramente è quello a cui dovremmo arrivare. Dal mio punto di vista è una battaglia culturale, vanno implementati o forse cambiati i modelli con i quali si è posto il sistema educativo. Va posto il focus e l'attenzione su quali potrebbero essere le conseguenze del fenomeno.

— La memoria andrebbe esercitata più spesso, non solamente durante gli anniversari, dovrebbe essere un esercizio costante?

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— La memoria non può essere retorica, la memoria deve essere un fatto identitario, un patrimonio personale. Proprio sulla banalizzazione della memoria si insinuano poi queste manifestazioni preoccupanti. Su questo devo dire arrivano messaggi assolutamente importanti a livello di Unione Europea e di organizzazioni mondiali che si battono per lottare contro le discriminazioni e il razzismo. Questa battaglia dovrebbe essere a mio avviso un oggetto di maggiore attenzione però, perché riguarda non solo gli ebrei, ma anche i disabili, gli omosessuali e i diversi in generale, che sono ricchezza della società.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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